Franco Lardelli (©Ti-Press/Benedetto Galli)

Tutoria, urge riorganizzare

Intervista al presidente della Camera di protezione Franco Lardelli che sollecita il potenziamento delle autorità regionali nate nel 2013

Riorganizzare e potenziare le autorità regionali di protezione è urgente. Lo dice il giudice Franco Lardelli, presidente della Camera di protezione del Tribunale d'appello che vigila sul settore. Intervistato dalla RSI afferma: "i politici dovrebbero fare lo sforzo di investire in questo campo".

Il funzionamento delle comunemente dette ARP, nate cinque anni fa nell’ambito della riforma che ha portato all’abolizione delle Commissioni tutorie, solleva da tempo interrogativi. In Ticino lo scorso febbraio è nata anche un'associazione "per dire basta" a quelli che considera "soprusi di Stato". Poi c’è stato il caso di Pregassona dove una famiglia con tre adolescenti nota ai servizi viveva in un appartamento sommerso dai rifiuti. E le critiche si sono moltiplicate.

"Il sistema va migliorato, non distrutto"

"C’è probabilmente una mancanza di fiducia nelle istituzioni. Però bisogna stare attenti perché noi possiamo magari fare degli errori, ma è importante che non ci sia una contrapposizione. Se il sistema non funziona, va migliorato. Quindi dobbiamo unire le forze per migliorarlo, non per distruggerlo ed eliminarlo", sottolinea Franco Lardelli, invitando al dialogo tutte le parti in causa per non rischiare di vanificare quanto fatto in questi anni da parte di chi è attivo nel delicato settore della giustizia, chiamato, tra le altre cose, da un lato, a decidere tutele, curatele, inabilitazioni, privazioni della libertà e, dall’altro, designare tutori, curatori e assistenti.

Complessità sempre maggiore

La riforma delle tutorie introdotta il 1. gennaio 2013 mirava, anche tramite la professionalizzazione della figura del presidente, ad aumentare le competenze delle autorità chiamate a tutelare i minori e gli adulti, a garantire un approccio pluridisciplinare e a assicurare la coordinazione con la rete dei servizi specializzati. Parallelamente era stato commissionato uno studio per una riorganizzazione più ampia del settore che però non è mai stata conclusa. E il malcontento cresce sia tra chi si ritiene vittima delle decisioni delle ARP sia tra chi vorrebbe migliorare il funzionamento del settore, ma deve far fronte ad una carenza di risorse di fronte a casi sempre più numerosi e di sempre maggiore complessità con, sovente, implicazioni anche internazionali. Tutti risvolti che, difficilmente, possono essere affrontati da autorità amministrative su base comunale.

Il nodo dei costi

"Se si vuole far funzionare queste autorità le si deve ristrutturare, ma anche potenziare a livello di risorse umane. Da una autorità all’altra ci sono delle differenze enormi", sottolinea il presidente della Camera di protezione con parole che chiamano in causa sia il cantone sia i comuni che assicurano il finanziamento delle 18 ARP esistenti in Ticino. "Se si vogliono migliorare ci sono dei costi. Chi se li assume? Lì sta il problema".

"Qui c’è urgenza"

Il messaggio sulla riorganizzazione del settore della protezione del minore e dell'adulto con la cantonalizzazione delle ARP è fermo in Governo. Nei prossimi giorni la sottocommissione tutele e curatele incontrerà la divisione della giustizia e gli addetti ai lavori sperano che la svolta sia vicina. Una svolta attesa da anni ma che continua a farsi attendere. "Un po’ stanco di aspettare lo sono, però ci rendiamo anche conto che non è facile trovare le risorse perché se si prendono per questo settore, bisogna toglierle da un altro. Qui però c’è un’urgenza".

Diem/CSI
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