Una vicenda che non ha ancora dei colpevoli
Una vicenda che non ha ancora dei colpevoli (CER/Ti-Press/Carlo Reguzz)

Brusio, il poschiavino fa scena muta

Gli inquirenti di Coira interrogano in rogatoria due uomini nell'ambito del processo per il delitto di Brusio. Uno di loro è indagato e decide di non rispondere

  • Stampa
  • Condividi
  • a A

Udienza straordinaria venerdì mattina in Casa Torre. Nell’edificio che in passato ospitò i processi alle streghe, si sono presentati i due poschiavini citati dal Tribunale di Sondrio nell’ambito del processo per il duplice omicidio di Zalende. Entrambi – anche se per motivi diversi – si erano rifiutati di varcare il confine per essere ascoltati dalla Corte di Assise e così ieri sono stati convocati a Poschiavo.

A condurre gli interrogatori il procuratore pubblico di Coira Franco Passini. In aula, a porte chiuse, anche il sergente capo che coordinò le indagini sull’efferato delitto, gli avvocati dei due imputati – il valtellinese Ezio Gatti e il moldavo Ruslan Cojocaru, entrambi detenuti in carcere –, quello degli eredi delle vittime Gabriella Plozza e Gianpiero Ferrari e il sostituto procuratore di Sondrio.

Il primo ad essere interrogato è stato il teste che all’epoca delle indagini dichiarò agli inquirenti elvetici di aver visto Gianpiero Ferrari ancora in vita alle 14 di quella domenica 21 novembre del 2010, mentre per l’accusa l’omicidio fu commesso in mattinata. Una testimonianza che avrebbe potrebbe cambiare l’impianto accusatorio.
L’uomo ha però dichiarato di ricordare perfettamente quanto detto a suo tempo, ma di non essere sicuro riguardo all’orario inizialmente riferito.

Alle 10 e 30 ha invece fatto il suo ingresso l’ex autotrasportatore poschiavino che nell’ambito di questa inchiesta fu arrestato e poi rilasciato dalle autorità elvetiche e che ora risulta indagato sia in Svizzera che in Italia per l’omicidio dei Ferrari e per reati fiscali.

Per bocca del suo legale l’uomo - che ai Ferrari aveva ceduto dei semirimorchi per i quali non intascò nemmeno un centesimo - ha dichiarato di non avere intenzione di rispondere ad alcuna domanda se in aula fosse stato presente il figlio delle vittime che - a suo dire - lo avrebbe minacciato più volte. Quest’ultimo non solo ha ribadito di voler presenziare (è un suo diritto) ma ha preannunciato denuncia per calunnia nei confronti del teste-coindagato. Le difese dei due imputati hanno però ottenuto dall’ex autotrasportatore di avere risposte per iscritto ad alcune loro domande. Che peso e validità giuridica queste dichiarazioni potranno avere dovrà stabilirlo il Tribunale di Sondrio che tornerà a riunirsi il prossimo 14 maggio.

Antonia Marsetti


Condividi