Intervista a Marco Bellocchio
Intervista a Marco Bellocchio (RSI)

Bellocchio piace

Buoni riscontri per Sangue del mio sangue

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Su diciannove titoli anche uno spicchietto di Svizzera In concorso alla 72esima Mostra di Venezia. Nel nuovo film del quasi settantaseienne Marco Bellocchio c'è la partecipazione produttiva della Amka Films di Savosa e della RSI. Ma soprattutto si assiste a un responso solido (seppur non unanime) e per certi versi persino sorprendente da parte di chi ha visto Sangue del mio sangue.

Le stelline di critica italiana e pubblico
Le stelline di critica italiana e pubblico (Ciak in Mostra)
Le stelline dei critici internazionali
Le stelline dei critici internazionali (VeneziaNews.it)

Le "Guerre stellari" diffuse quotidianamente da Ciak In Mostra vedono la critica italiana abbastanza entusiasta, con l'eccezione di Mariarosa Mancuso (stroncatura): media complessiva di 3,5 su 4. Un po' meno in visibilio i recensori scelti tra il pubblico (media 2,3). Critica internazionale divisa in "Stars&Stripes", con però buonissimi responsi dai francesi Positif e Le Monde, dal Daily Telegraph, dall'Huffington Post. Screen, Indiewire e i tedeschi Süddeutsche Zeitung e Franfurter Algemeine decisamente sul freddino (due stelline), mentre fa stato l'aneddoto del tutto non statistico dei due giornalisti messicani alla conferenza stampa che parlavano tra loro di "miglior film dell'anno".

Stefano Disegni su Bellocchio
Stefano Disegni su Bellocchio (Ciak in Mostra)

Accogliendo con un sorriso la vignetta di Disegni e l'esilarante paragone tra John Lennon e la più attempata delle due bigottone seicentesche del film (l'altra è Alba Rohrwacher), dobbiamo scrivere, senza timore che ci si accusi di conflitto d'interessi, che Sangue del mio sangue è davvero qualcosa di gustosamente imprevisto, nuovo nel percorso del regista e però anche capace di chiudere un cerchio lungo cinquant'anni.

Ci siamo azzardati a dire a Bellocchio che nella sua lunga e eterogenea filmografia ci sembra il più vicino a I pugni in tasca, non solo per la location bobbiese e alcuni luoghi che ritornano, ma per una rimasticazione profonda dei temi famigliari (qui Bellocchio si affida al figlio Pier Giorgio, doppio protagonista dei due episodi, ma include anche la figlia Elena e il fratello Alberto) e psicologici. Lui è sembrato annuire.

Sangue del mio sangue parte con un oscuro dramma di inquisizione seicentesca, una monaca appesa per i piedi, un'altra che viene affogata, ustionata e poi murata viva, un prete suicida e un armigero inquieto di vendetta. In generale toni molto teatrali e un'atmosfera da farsetta in costume involontaria. Involontaria ben presto si rivela non essere. Arriva la parte contemporanea con il "vampiro" sociale Herlitzka a fornire analogie grottesche tra la Bobbio di oggi e quella dei secoli oscuri, e si decolla: da possibile farsa involontaria a sicura satira volontarissima, intrisa di un umorismo autoironico che difficilmente s'era visto nel Bellocchio passato. L'overacting passa da fastidioso a gustoso, la musica onnipresente da ingombrante e pervasiva a complice. I nodi narrativo-simbolici non si sciolgono ("non è un film americano: non va spiegato tutto" è stato il disclaimer del regista) ma va bene così. Noi ci siamo divertiti e fa bene il buon Disegni (sul numero quodidiano della rivista Ciak in Mostra) a far notare la forza umoristica dell'operazione.

Marco Zucchi

Il film di Bellocchio a Venezia

Il film di Bellocchio a Venezia

TG 02:44 di mercoledì 09.09.2015

 
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