Musica italiana

Ecco che Sanremo aspettarci (dopo i preascolti)

Festival retrò con molti tributi. Fra le canzoni in gara, attenzione ad Ayane e Levante

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Nicola Savino e Carlo Conti (al centro) durante i preascolti del Festival

Nicola Savino e Carlo Conti (al centro) durante i preascolti del Festival

  • Herbert Cioffi
Di: Herbert Cioffi 

Sarà un Festival di Sanremo retrò. Ci sarà un ampio riferimento baudiano, addirittura musicale. Non si esclude che Conti possa utilizzare in alcuni momenti il famoso parappappappaparà che aveva scritto e costruito Baudo. Lui stesso ha detto che «Baudo ci ha insegnato come fare il Festival di Sanremo».

Per quanto riguarda il retrò, parliamo della struttura delle 30 canzoni. Non abbiamo più il rap, c’è un passo assolutamente indietro. Abbiamo un susseguirsi di ballad entro il minutaggio prestabilito. Ricordiamo che Conti, un po’ per soddisfare le esigenze delle nuove generazioni, un po’ perché è uno rapido che non vuole dilungarsi troppo, ha inserito la regola che la canzone non deve superare i 3 minuti e mezzo, quindi ampi ritornelli con colpi di scena.

I colpi di scena sono che se ti aspettavi da Fedez solo ed esclusivamente un rap, non è così. Parte con un rap e poi diventa melodico. Da Mara Sattei mi aspettavo una canzone con tanto di autotune o comunque qualcosa di estremamente moderno. E invece no, è un pezzo supermelodico. Malika Ayane me l’aspettavo con una canzone alla Gino Pacifico, visto che per anni le ha scritto le canzoni. Arriva con un pezzo con un arrangiamento molto molto affascinante e con un tiro anche particolare. L’unico brano rap è un pezzettino fatto da Fabri Fibra. Nemmeno J-Ax si prodiga nel rap, tanto che canta una canzone country con un bel senso.

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Nicola Savino e Carlo Conti (al centro) durante i preascolti del Festival

Preascolti Sanremo 2026 (Il club dei Cialtroni, Rete Tre)

RSI Cultura 26.01.2026, 18:15

  • Herbert Cioffi
  • Il Griso, Marco DiGioia, Herbert Cioffi

Si parla di un Festival dove ci sono state poche candidature eccellenti, che si regge su delle canzoni, motivo per cui già in tempi insospettabili ho più volte detto: ha senso continuare a chiamare questa categoria Big? Perché poi ci si fa la domanda se al di là di Raf, Patty Pravo, Malika Ayane e pochi altri, sia giusto nominarli come Big, quando in realtà probabilmente questa accezione non ha più senso, perché la fruizione diventa talmente diversa che dire big a uno che magari ha grande seguito in rete e piace ai giovani, ha senso. Secondo me bisognerebbe dire: canzoni che partecipano al Festival di Sanremo. Tutte le polemiche si spegnerebbero.

Tra poco verranno svelati anche i duetti, che fra l’altro è una serata molto impegnativa per i cantanti. Ricordiamo che è un cruccio per l’artista perché è una serata importante perché rispetto alla canzone inedita che canti, che interpreti a modo tuo, lì serve sviluppare qualcosa che magari esce dal tuo seminato, in cui devi andare molto bene.

Ecco le canzoni da tenere d’occhio fra quelle in gara:

Malika Ayane, Animali notturni: raffinata, con arrangiamenti curati e uno stile Dirotta su Cuba.

Mara Sattei, Le cose che non sai di me: soprendente, pezzo classico, proposta un po’ alla Syria per un Festival molto ’80-‘90.

Tredici Pietro, Uomo che cade: il figlio di Gianni Morandi inizia con un rap per poi aprirsi a una melodia, affrontando la paura della fallibilità. Sarà una rivelazione.

Dargen D’Amico, AI AI: bella denuncia sull’intelligenza artificiale con uno splendido arrangiamento, profonda e ben fatta.

Fulminacci, Stupida fortuna: bella, semplice, ricorda i Ricchi e Poveri. Canzoni “da rifare il letto”, ma in senso positivo.

Chiello, Ti penso sempre: la sorpresa del Festival, ricorda Lucio Battisti.

Maria Antonietta e Colombre, La felicità e basta: splendida, fresca e fruibile.

Fedez e Masini, Cicatrici, tatuaggi: perfetta, ben fatta, con un ritornello efficace, accontenta sia i follower di Fedez che gli amanti di Masini.

J-Ax, Italia Starter Pack: un country fantastico e molto simpatico, quale lui è sempre.

Ditonellapiaga, Che fastidio!: originale, cassa in quattro, spacca il ritmo delle ballad.

Naturalmente il primo ascolto è sempre distorto rispetto all’esecuzione dal vivo per due fattori: gusto personale (la musica è un prodotto da banco, ognuno sceglie quello che gli piace di più) e la messa in scena, che potrebbe farsi molto suggestiva.

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