Il protagonista di "A hidden life" August Diehl con Bruno Ganz (Iris Productions)

Chi vincerà la Palma d'oro?

Marco Zucchi dà i voti ai film in concorso al Festival di Cannes, tra conferme, sorprese e delusioni

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Niente film svizzeri quest'anno in concorso a Cannes. Qualcosa è presente nelle altre sezioni: Les hirondelles de Kaboul nel Certain Regard e Les particules nella Quinzaine des réalisateurs.

Nel giorno conclusivo del festival però tutta l'attenzione si concentra sull'assegnazione della Palma d'oro e degli altri premi. Cerchiamo allora di tracciare un bilancio del tutto discrezionale su conferme, sorprese e delusioni.

I voti vanno da 1 (pessimo) a 5 (da Palma d'oro)

2 - The dead don't die di Jim Jarmusch: gli zombie umoristici del maestro americano sono fiacchi

3 - Les misérables di Ladj Ly: c'è chi gli pronostica la palma, ma le banlieue violente francesi e la guerriglia tra polizia e ragazzini suonano un po' già viste; bravi gli attori

4 - Bacurau di Kleber Mendonça Filho e Juliano Dornelles: la delirante parabola post-apocalittica brasiliana è una delle belle sorprese

3 - Atlantique di Mati Diop: i migranti morti in mare tornano a chiedere giustizia ai colpevoli, in un film molto al femminile e narrativamente originale

4 - Sorry we missed you di Ken Loach: il regista inglese non si smentisce e produce l'ennesimo piccolo grande film sugli umili, dimostrando come una famiglia può restare meravigliosa anche di fronte alle avversità

Cannes, il nuovo film di Ken Loach

Cannes, il nuovo film di Ken Loach

TG 20 di domenica 19.05.2019

3 - Little Joe di Jessica Hausner: l'abbiamo definita fantascienza botanica austriaca, è sempre ad un passo dal diventare una "boiata" e invece regge benissimo... cult!

4 - Dolor y Gloria di Pedro Almodóvar: ok, è il favorito e magari vincerà; ottimo film consuntivo di una carriera e di una vita, con la bella interpretazione di Antonio Banderas, ma siamo lontani dal capolavoro

Almodovar al Festival di Cannes

Almodovar al Festival di Cannes

TG 20 di venerdì 17.05.2019

4 - Nan fang che zan de ju hui di Diao Yinan: il regista cinese, già vincitore in passato di un Orso d'oro, continua nel suo vezzo di giocare con il noir e le atmosfere cupe, con i dissapori tra le gang dei motorini che degenerano in una sanguinaria faida; regia straordinaria, per intenditori del genere

1 - La gomera di Corneliu Porumboiu: rarissimo caso di film rumeno brutto; sorta di parodia (involontaria?) di James Bond, con una combriccola di criminali da operetta

3 - Portrait de la jeune fille en fleur di Céline Sciamma: la regista francese ha il vento in poppa di una critica che immancabilmente la innalza; l'amore saffico tra la ritrattista e la sua modella prende qui una piega narrativa davvero intrigante, ma paga lo scotto di una freddezza espositiva che mette distanza

5 - A Hidden Life di Terrence Malick (la mia Palma d'oro del cuore): a sorpresa il maestro americano, apparso imbolsito e trombone nelle ultime uscite precedenti, ritrova il passo verso il capolavoro e offre un affresco straordinario basato sull'elogio dell'eroismo silenzioso e della resistenza al male che restano spesso nell'ombra; un pochino di Svizzera tra l'altro qui c'è, con la presenza nel ruolo del giudice nazista del compianto Bruno Ganz

2 - Le jeune Ahmed dei fratelli Dardenne: i due registi belgi sono tra le migliori espressioni della settima arte degli ultimi venti trent'anni, ma alle prese con il tema urticante della radicalizzazione di un ragazzino non trovano la via, offrendo grigiore inutile e un finale un po' stupido

1 - Frankie di Ira Sachs: vanaglorioso e noiosissimo il ritratto d'ambiente e di famiglia che ruota intorno a un'insopportabile Isabelle Huppert, diva che interpreta una diva

3 - Once upon a time in... Hollywood di Quentin Tarantino: ne meriterebbe 4 perché la ricchezza dell'immaginario tarantiniano è lampante anche qui, ma la sensazione è che dovesse venire a Cannes a miracolo mostrare, e che nonostante un cast pazzesco il buon Quentin non ci sia riuscito

Cannes, il film di Tarantino

Cannes, il film di Tarantino

TG 20 di mercoledì 22.05.2019

4 1/2 - Gisaengchung - Parasite di Bong Joon Ho: la prima ora e mezza è da Palma d'oro automatica, con l'esilarante storia di una famiglia povera e sfigata che prende possesso, con l'inganno, degli spazi vitali di una famiglia felice e ricca; il finale vira invece nella solita escalation di genere che gli fa perdere mezzo punto

3 - Matthias et Maxime di Xavier Dolan: storia di amicizia tra ragazzi in cui aleggia il fantasma represso dell'omosessualità, tema ricorrente del regista canadese, qui con Dolan anche come attore protagonista; ben fatto, ma scontato

1 - Roubaix, une lumière di Arnauld Desplechin: il concorso conta sei titoli francesi e un totale di otto film in lingua francese, questo comporta la necessità di inserire anche cose come il poliziesco "alla Simenon" (l'hanno scritto davvero) di Desplechin, che figurerebbe a fatica anche al fianco di uno sceneggiato televisivo

4 - Il traditore di Marco Bellocchio: quando meno te l'aspetti Bellocchio torna in scena con una ricostruzione straordinaria e avvincente; è cinema formalmente molto tradizionale, ma la figura del pentito dei pentiti Tommaso Buscetta e l'interpretazione che ne dà Pierfrancesco Favino sono notevolissime

4 - Mektoub, my love: intermezzo di Abdellatif Kechiche: tre ore e mezza di cui un quarto d'ora di sesso orale esplicito di lui a lei, mezz'ora di ragazze filmate in spiaggia da molto vicino e circa tre ore di sederi femminili che ballano in discoteca ripresi con voluttà alquanto eccessiva; da tutto ciò Kechiche riesce a produrre qualcosa di ipnotico e sensoriale, di disturbante e tangibile. C'è chi si è scandalizzato, ma ormai l'indignazione è il perdibile mood della nostra epoca

2 - It must be heaven di Elia Suleiman: toni grotteschi e divertiti in una commedia surreale e quasi muta che racconta la natura sradicata dell'animo palestinese; Suleiman, protagonista sullo schermo, è stato paragonato a Buster Keaton, ma somiglia molto di più a Peter Sellers. Fa ridere (poche volte) e prova a far ridere (tante volte)

1 - Sibyl di Justine Triet: storia perdibile di una psicanalista che vuole scrivere un romanzo e usa le confidenze di una giovane paziente per riuscirci; metterlo come ultimo film del concorso è stato un atto di perfidia da parte degli organizzatori

MZ
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