Cinema

Cinema e politica: la pace è lontana, alla Berlinale

Le parole di Wim Wenders sui film che dovrebbero stare “fuori dalla politica”, la lettera aperta di attori e registi, le risposte della direttrice Tricia Tuttle

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Wim Wenders, 2026

Wim Wenders, 2026

  • IMAGO / Future Image
Di: Alessandro Bertoglio 

Non c’è pace. Nemmeno con le parole e le prese di posizione. Nemmeno alla Berlinale. In una situazione in cui i film faticano a lasciare tracce profonde in pubblico e critica, soprattutto quelli del concorso; con un viavai di attori sul tappeto rosso che è decisamente in tono minore rispetto al passato, sono le parole a tenere banco sulle pagine di giornali e siti. In una sempre crescente atmosfera di tensione latente, che certo non fa bene al cinema e al festival.

Aveva cominciato Wim Wenders, presidente di Giuria, che nella conferenza stampa d’apertura della 78a edizione ha dichiarato che gli artisti dovrebbero «stare fuori dalla politica, perché se realizziamo film che sono espressamente politici, entriamo in quel campo. Noi registi siamo il contrappeso della politica, siamo l’opposto della politica. Dobbiamo fare il lavoro delle persone, non quello dei politici». E inoltre «i film possono cambiare il mondo, ma non in senso politico. Nessun film ha davvero cambiato le idee di un politico, ma possiamo cambiare l’idea che le persone hanno di come dovrebbero vivere». Parole che da un regista tedesco, il giorno dell’inaugurazione di quello che da sempre è considerato un festival profondamente politico, non passano inosservate.

La giuria della Berlinale 2026

La giuria della Berlinale 2026

  • KEYSTONE/DPA/Sebastian Gollnow

Così non poteva non rispondere a stretto giro di posta la direttrice, Tricia Tuttle. E lo ha fatto con una nota ufficiale: «La libertà di parola è una realtà alla Berlinale. Sempre più spesso ci si aspetta che i registi rispondano a qualsiasi domanda venga loro posta; vengono criticati se non rispondono, o criticati se rispondono e non ci piace quello che dicono. E vengono criticati se non riescono a condensare pensieri complessi in un breve frammento sonoro quando un microfono viene piazzato davanti a loro, mentre pensavano di parlare di qualcos’altro».

Incidente chiuso? Può darsi, ma ecco arrivare la seconda ondata di polemiche, con una lettera aperta sottoscritta da decine di attori, registi e altri artisti, tra i quali figurano tra gli altri Javier Bardem, Tilda Swinton, Peter Mullan, Tobias Menzies e i registi Mike Leigh, Lukas Dhont, Nan Goldin, Miguel Gomes, Adam McKay e Avi Mograbi. Una presa di posizione per denunciare il silenzio su Gaza, tornando ancora alla dichiarazione di Wenders, dichiarandosi in disaccordo con le parole del regista, dal momento che «non si può separare l’uno (il cinema) dall’altra (la politica)» sottolineando anche il rifiuto di oltre 5’000 lavoratori del cinema, tra cui diversi grandi nomi di Hollywood, di lavorare con «aziende e istituzioni cinematografiche israeliane ritenute “complici”». Ricordando quanto invece fatto, prendendo posizione con chiare dichiarazioni sulle atrocità commesse contro le popolazioni di Iran e Ucraina.

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Intervista alla direttrice della Berlinale

Telegiornale 12.02.2026, 20:00

Ancora una volta a rispondere è Tricia Tuttle, che a Screen Daily (portale di informazione cinematografica che ai grandi festival pubblica una sorta di quotidiano con recensioni e interviste) ha rilasciato alcune dichiarazioni in merito. «Il Festival - dice la direttrice - riconosce la profondità della rabbia e della frustrazione per la sofferenza della popolazione di Gaza e l’urgenza che le persone sentono di parlare e far sentire la propria voce». Aggiungendo «Siamo fortemente in disaccordo con la disinformazione; affermazioni inaccurate sulla Berlinale, affermazioni anonime di cui non conosciamo gli autori, e che respingiamo. Pensiamo sia giusto dissentire, ma diffondere disinformazione è pericoloso. Danneggia il festival e danneggia molte persone che lavorano duramente per garantire la creazione di una piattaforma per i film che sia sicura, equa e in grado di riflettere diverse prospettive sul mondo».

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