Berlinale 2026

“Tristan Forever” e l’isola che c’è

Presentato al Festival internazionale del cinema di Berlino il film, ibrido tra documentario e fiction, del regista zurighese Tobias Nölle. Racconta dell’isola abitata più isolata al mondo: Tristan da Cunha, nel centro dell’Oceano Atlantico

  • Oggi, 17:00
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Di: Alessandro Bertoglio 

Non c’è molto cinema svizzero in questa 76ma edizione della Berlinale. Ma quello che c’è è importante. In particolare il corto d’animazione Bats & Bugs di Lena von Döhren e la docufiction Tristan Forever di Tobias Nölle e Loran Bonnardot, entrambi coprodotti dalla SRF/SSR.

Ed è proprio quest’ultimo quello che ha colpito molti spettatori a Berlino: la storia di un uomo, il medico parigino Loran Bonnardot (anche coautore e coregista) che dopo esservi andato più volte, decide di trasferirsi definitivamente a Tristan da Cunha, un arcipelago nel centro dell’Oceano Atlantico, nel quale una sola isola, quella che dà il nome all’intero arcipelago, è abitata. Anzi: è l’isola abitata più lontana al mondo, distante oltre 2’000 km dai continenti più vicini, senza alcun porto o aeroporti (è raggiungibile solo dopo alcuni giorni di navigazione da Città del Capo).

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Gli abitanti dell’isola sono poco meno di 250: nel 1961 dopo l’eruzione del vulcano dell’isola, sono stati tutti sfollati in Inghilterra, ma hanno deciso all’unanimità di ritornare sulla loro isola, nonostante per due anni abbiano vissuto nelle comodità per loro inimmaginabili (lavatrici, televisione...).

Qui Loran Bonnardot decide di voler vivere: non ha più voglia di fare il medico (specie in una situazione in cui conosce ed è amico di tutti gli altri abitanti) ma per poter chiedere il permesso di residenza definitivo, deve trovarsi un lavoro ed essere accettato dalla comunità.

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Berlinale e Vad Vuc

Passaggi 17.02.2026, 15:05

  • © Carla Clavuot
  • Elisa Manca

Il film di Nölle è pieno di immagini spettacolari, di protagonisti inconsapevoli (pinguini e altri animali che danno la loro interpretazione perfetta nei momenti chiave del film) e segue il percorso del medico nella comunità: da quando riassetta una casa, che poi prenderà fuoco per una sua sbadataggine, ai numerosi pellegrinaggi per l’isola, nei quali si perderà dovendo chiedere aiuto. Passando anche per una piccola e non conclusa storia d’amore. Un documentario ma non solo: c’è anche un po’ di scrittura nel lavoro su Tristan Forever, come ci ha detto Tobias Nölle: “è un mix completo di documentario e finzione; quando ho girato il film, non ci ho pensato molto. Io sono un regista di fiction e ho trovato molto interessante mescolare il documentario e la finzione anche per creare quella sensazione che si prova quando si guarda il film, quella incredulità che ti fa chiedere se quest’isola esiste davvero o è frutto dell’immaginazione di Loran. E poi, quando partecipi ai festival, devi decidere in quale categoria presentarlo... Ibrido non esiste, quindi è docufiction”.

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