Un occhio svizzero nello spazio

Il telescopio della missione Cheops che sarà lanciata dall'ESA nel 2019 ha brillantemente superato i test

L’occhio del telescopio svizzero Cheops è il cuore della prossima missione dell’Agenzia spaziale europea (ESA) che all’inizio del 2019 lancerà il suo nuovo satellite di osservazione del firmamento. La tecnologia di punta, sviluppata in buona parte all’Università di Berna che gestisce la missione alla quale partecipano altri 10 istituti di ricerca, è pronta per intraprendere il suo lungo viaggio al di fuori dell'atmosfera terrestre per studiare i pianeti di altre stelle. In queste settimane si stanno facendo gli ultimi test per verificare la strumentazione e la stabilità del satellite durante il lancio a bordo di un razzo Soyuz dalla base di Kourou, nella Guyana francese.

Fra i protagonisti dell’avventura di Cheops (CHaracterising ExOPlanets Satellite) che lunedì ha fatto tappa alla Ruag Space c'è lo scienziato Willy Benz che non nasconde il suo entusiasmo a pochi mesi dalla partenza della missione che si propone di determinare la struttura interna dei pianeti di piccola massa. "Siamo estremamente soddisfatti: da un canto abbiamo finito di costruire il satellite, ma quello che conta è che i risultati dei test sono migliori rispetto al previsto. La stabilità, la qualità delle misurazioni e tutti i test di comportamento sono stati eccezionali”, spiega il professore di astrofisica. “L'obiettivo principale di Cheops – chiarisce - non è scoprire nuovi pianeti. Si tratta piuttosto di capire di cosa sono fatti, quanto sono grandi e di cosa sono composti. Per questo Cheops misura la luminosità di una stella. Quando un pianeta le transita davanti, la luminosità diminuisce. È la variazione della luce a fornire i dati sulle dimensioni del pianeta e sulle eventuali somiglianze con la Terra”.

La scienza oltre le credenze

L’obiettivo finale del progetto è molto ambizioso. "Vorremmo superare l’opinione individuale, il credere o non credere che la vita esiste anche altrove. Vogliamo finalmente dimostrarlo scientificamente. Questa ricerca serve a misurarlo, non è quindi più della filosofia, della finzione, ma la scienza”. 

La Svizzera ha investito nella missione oltre 20 milioni di franchi. Soldi ben spesi, afferma il consigliere federale Johann Schneider-Ammann. "Qui si impiegano tecnologie di punta, si testano materiali in condizioni estreme come quelle dello spazio – sottolinea il capo del Dipartimento dell’economia, della formazione e della ricerca -. Questi progetti permettono di imparare molte cose che poi si possono applicare ad altri prodotti. Sono soldi ben spesi, perché l'industria svizzera ne può approfittare direttamente".

Con il satellite partiranno anche due targhe speciali: due lastre di titanio decorate con la miniaturizzazione di 2'700 disegni realizzati da altrettanti bambini di tutta Europa che hanno partecipato al concorso lanciato per l’occasione dall’ESA. 

Diem/TG
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