Roberto Burioni (ansa)

No vax "nascosti" su Facebook

Rispondere alle bugie sui vaccini, con un linguaggio convincente: per il noto virologo Roberto Burioni, la persuasione è meglio della censura

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Giro di vite di Facebook (altri social network potrebbero presto accodarsi) sui gruppi no vax, a cui si cerca ora di dare meno visibilità. Una misura che la società statunitense ha intenzione di attuare per frenare il dilagare della disinformazione su temi molto delicati, che viene diffusa e utilizzata da un pubblico tanto ampio quanto inesperto, quello delle vaccinazioni. Anche se non saranno bloccati del tutto gli utenti contrari ai vaccini, avranno comunque meno risalto, i loro commenti con informazioni errate appariranno in modo marginale, mentre i gruppi no vax non saranno nella lista di quelli raccomandati da Facebook. La circolazione di notizie fuorvianti e ingannevoli ha da tempo messo sotto pressione il popolare social network, a livello globale.

Un’iniziativa accolta favorevolmente anche dalla comunità scientifica. Paola Nurnberg ne ha parlato col professor Roberto Burioni, virologo dell’Università San Raffaele di Milano. 

In generale sono contro la censura per cui, come ideologia mia personale, non vedo in maniera positiva una limitazione della libertà di espressione - anche se poi la gente è libera anche di dire delle sciocchezze. Tuttavia libertà di espressione non vuol dire gridare al fuoco in un teatro affollato, perché si mettono in pericolo altre persone. Facebook è molto severa con contenuti che incitano all’odio verso una razza e quindi li cancella prontamente. Sono bugie pericolose un po' come quelle che riguardano i vaccini. Chi dice che i vaccini causano l’autismo dici una bugia che può essere causa di comportamenti che mettono in pericolo un po’ tutti: perché se i genitori non vaccinano i figli, circolano i virus che possono colpire tutti quanti.  Quindi nell’ottica di rendere Facebook un luogo in cui le bugie pericolose non hanno diritto di residenza, io la ritengo una decisione coerente. È molto facile spaventare e poi è molto difficile tranquillizzare!

La cosiddetta comunità no vax è molto ampia e si fa anche molto sentire ma secondo lei che fa parte della comunità scientifica, qual è il messaggio che non passa sull’importanza dei vaccini?

Secondo me, la comunità no vax non è molto ampia: studi recenti la quantificano in Italia in una percentuale che è meno dell’1% della popolazione. Il fatto è che sono molto rumorosi e purtroppo lo fanno con efficacia perché nelle zone dove sono particolarmente attivi, le coperture vaccinali sono basse. Purtroppo la comunità scientifica paga gli errori degli anni precedenti: il fatto di non essere stata sui social media, di non essere stata su internet. E le poche volte in cui su internet c’è, il linguaggio non è adatto a un social media: è quello che usiamo in un convegno. E io ritengo che la comunità medica, la comunità scientifica debba fare un mea culpa perché non è stata particolarmente efficace nel comunicare ai genitori e in generale alla popolazione l’importanza e l’efficacia dei vaccini.

Ma dubitare è lecito?

Dubitare è sempre lecito però poi nel campo scientifico il dubbio deve lasciare spazio alla certezza. Noi possiamo dubitare che 2 + 2 fa quattro, ma se andiamo a comperare due pere che costano due franchi, 2 + 2 fa quattro e lo accettiamo e diamo al fruttivendolo la giusta cifra. Per cui è legittimo dubitare e soprattutto è legittimo avere paura. È nostro dovere -intendo di noi medici e della comunità scientifica -  rispondere in maniera non solo corretta ma anche convincente a queste paure. Non dobbiamo solo dire cose giuste, dobbiamo anche dirle in maniera che sia evidente che siano giuste e convincenti. Il mondo sta diventando più complesso rispetto a quello di una volta: il medico parlava, il paziente ascoltava e lì finiva. Ora non è più così e dobbiamo adattarci.

Intervista di Paola Nurnberg
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