L'ex velocista Michael Johnson, detentore del record sui 200 e 400 metri, in una foto del 1996 (keystone)

Michael Johnson dopo l’ictus

“Ero il più veloce di sempre sui 200 metri… e ci ho messo 15 minuti per coprire la stessa distanza in ospedale”

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Un ictus, lo sappiamo, può colpire chiunque. Forse proprio per questo sta suscitando molto interesse un'intervista della BBC all'ex velocista statunitense Michael Johnson, ex campione olimpico e detentore del record sui 200 e 400 metri, che ha raccontato il suo calvario alla tv pubblica del Regno Unito.

Johnson, che oggi ha 51 anni, racconta di non essersi accorto subito dell'ictus ma di essersene reso conto solo dopo due/tre ore perché non riusciva più a camminare, a stare in piedi. La parte sinistra del suo corpo era semiparalizzata.

"All'inizio, ovviamente, ho avuto paura e mi sono chiesto: cosa sarà della mia vita da questo momento in poi? Che tipo di mobilità potrò avere? La mia famiglia dovrà occuparsi di me? Riuscirò a vestirmi da solo? Ti viene in mente di tutto. Fa veramente paura", ha raccontato Johnson.

Domande che si fanno ogni anno centinaia di migliaia di persone ma che raccontate da chi è stato il più veloce al mondo sui 200 metri impressionano. Johnson spiega che i dottori gli hanno subito spiegato che la migliore cosa per riprendersi era iniziare immediatamente una fisioterapia. Ironicamente il primo esercizio per lui fu di camminare 200 metri e ci mise 15 minuti. "Credo - dice Johnson - che chiunque sarebbe stato deluso, ma non io, perché ad ogni passo sentivo minuscoli miglioramenti e come atleta, come sprinter, negli allenamenti quotidiani sono sempre stato abituato a dare la giusta importanza ai piccoli miglioramenti, perché si tratta di centesimi di secondo. Quindi me ne sono reso conto subito. Sono tornato nella mia stanza e ho detto a mia moglie: ora so che mi riprenderò completamente".

RG/G. Ceschina/M. Ang

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