Dalle 7 di domenica mattina sono aperti i seggi in Slovenia, Paese che vota per rinnovare il Parlamento, in una corsa che gli ultimi sondaggi danno per serrata, fra il premier liberal-democratico uscente Robert Golob e l’ex premier ultaconservatore Janez Jansa, già tre volte capo del Governo in passato. Al termine di una campagna ampiamente influenzata dal contesto internazionale, i cittadini chiamati alle urne sono poco meno di 1,7 milioni, e devono scegliere 90 deputati fra le centinaia candidati nei 15 partiti ammessi. Per accedere al Legislativo, le formazioni in lizza devono superare la soglia di sbarramento del 4%.
Golob, 57 anni, ha recuperato il ritardo iniziale grazie a misure popolari, tra cui l’aumento delle pensioni di vecchiaia, ma anche a causa del contesto globale, afferma il responsabile del supplemento domenicale del giornale “Delo”, Ali Zerdin. La guerra in Iran ha offerto “un ampio spazio di critica” ai partiti di sinistra, mentre la vicinanza di Jansa al presidente americano Donald Trump lo ha costretto a rimanere in disparte.
Gli ultimi giorni della campagna sono stati inoltre segnati dal caso Black Cube, dal nome di una società di intelligence israeliana sospettata di essere dietro la pubblicazione online di video girati con telecamere nascoste che suggeriscono fatti di corruzione all’interno del Governo.
Sotto il mandato di Golob, la Slovenia è diventata uno dei pochi Paesi dell’Unione Europea a qualificare la guerra di Israele a Gaza come “genocidio”. E secondo il giornalista di “Delo” Uros Esih, Israele ha tutto l’interesse che “la politica estera della Slovenia faccia una svolta di 180 gradi”. Jansa ha riconosciuto di aver incontrato uno dei responsabili di Black Cube ma ha negato qualsiasi coinvolgimento nella pubblicazione dei video.
“Il cittadino sloveno deve essere in primo piano, non la Palestina, non i migranti illegali”, ha dichiarato durante un dibattito televisivo con Golob venerdì sera. Se Jansa, 67 anni, vincerà, gli analisti prevedono una svolta illiberale per il Paese dell’ex Iugoslavia, membro dell’Unione Europea dal 2004, in un contesto di ascesa dei nazionalismi in Europa.
Questo stretto alleato del Primo Ministro ungherese Viktor Orban ha condotto una campagna incentrata sul ritorno ai “valori sloveni”, tra cui quelli della “famiglia tradizionale”, e ha promesso di “chiudere i rubinetti” del denaro pubblico a certe ONG. Durante il suo terzo mandato dal 2020 al 2022, aveva moltiplicato gli scontri con l’UE e tentato di imbavagliare i media critici. La sua gestione della pandemia di Covid-19, giudicata autoritaria, aveva fatto scendere decine di migliaia di persone nelle strade, e portato alla successiva vittoria schiacciante di Golob, allora novizio in politica.
A capo di una coalizione di centro-sinistra, quest’ultimo ha condotto un programma incentrato sull’inclusione sociale e ha legalizzato il matrimonio e l’adozione per le coppie dello stesso sesso. Sul piano internazionale, ha fermamente criticato la guerra condotta dalla Russia contro l’Ucraina - uno dei suoi pochi punti in comune con Jansa - e le ambizioni americane sulla Groenlandia.
I seggi chiudono alle 19, i primi numeri sono attesi subito dopo.







