Il sistema elettrico di Cuba è collassato per la seconda volta in una settimana: l’intera isola è stata colpita sabato da un blackout totale. Il Paese, già segnato dal blocco sulle forniture di carburante imposto dal presidente statunitense Donald Trump, sta attraversando la peggiore crisi energetica degli ultimi decenni.
La popolazione cubana è rimasta senza elettricità e cerca di adattarsi come può, affrontando il buio con la luce dei cellulari.
Il ministro dell’energia ha parlato di un’interruzione completa del sistema elettrico nazionale, causato probabilmente da un guasto. Ultimamente però, i blackout sono diventati sempre più frequenti, generando, a catena, una serie di problemi: l’acqua potabile non arriva perché le pompe sono elettriche, i rifiuti si accumulano nelle strade perché i camion dell’immondizia non hanno più carburante e gli alimenti marciscono in frigoriferi e congelatori spenti.
Dall’introduzione delle restrizioni sull’importazione di petrolio e derivati imposto da Trump, la crisi energetica peggiora ogni giorno, perché l’intero sistema energetico di Cuba dipende dal carburante. Per questo, l’Avana si è ora detta pronta a trattare con il Governo statunitense.
Rete parzialmente riattivata
Dopo il collasso di sabato, Cuba ha iniziato domenica a ripristinare il proprio sistema energetico. Le autorità hanno confermato una parziale riattivazione: decine di migliaia di utenze nella capitale e i principali ospedali sono di nuovo alimentati grazie alla creazione di microsistemi locali.









