Gli agenti dell’Immigration and Customs Enforcement (ICE) cominceranno a comparire nelle prossime ore negli aeroporti statunitensi. Lo ha deciso il presidente Donald Trump, che ne aveva già dispiegati migliaia in diverse città degli Stati Uniti per mostrare il suo pugno duro contro i migranti.
Stretto tra una guerra all’Iran (che non sta andando come Trump vorrebbe) e i malumori della sua base elettorale dell’America First (l’America prima di tutto), il presidente ha dunque deciso di spostare di nuovo l’attenzione su un terreno caro alla sua base - quello della sicurezza e dell’immigrazione - spedendo gli agenti dell’ICE al fianco degli impiegati della Transportation Security Administration (Tsa) - la sicurezza aeroportuale - per alleggerirne il carico e ridurre il caos negli scali. Un compito per il quale, però, gli uomini dell’immigrazione non sono stati addestrati.
L’annuncio di Trump
“Da domani l’ICE si recherà negli aeroporti per assistere i nostri straordinari agenti della sicurezza, rimasti al proprio posto nonostante il fatto che i Democratici della sinistra radicale, concentrati esclusivamente sulla protezione di criminali incalliti entrati illegalmente nel nostro Paese, stiano mettendo in pericolo gli USA bloccando i fondi che erano stati concordati da tempo, con tanto di contratti firmati e sigillati”, ha annunciato il presidente in un post sul suo social network. Il riferimento è allo shutdown del dipartimento per la sicurezza interna che si protrae ormai da oltre un mese e ha lasciato senza stipendio gli impiegati della Tsa.
Lo stallo politico
Repubblicani e Democratici scaricano gli uni sugli altri la responsabilità della paralisi dei finanziamenti e, in effetti, il blocco è dovuto ad un’impasse politica. L’opposizione si rifiuta di votare la legge fino a quando non saranno inseriti degli emendamenti che prevedano la responsabilità degli agenti dell’immigrazione e dei confini. Il Grand old party non vuole cedere di un millimetro e così in mancanza di un compromesso agenzie come la Tsa, la Federal Emergency Management Agency (Fema) (la protezione civile USA) e la Guardia Costiera non possono pagare gli stipendi ai loro dipendenti.
La missione di Tom Homan, lo “zar dei confini”
A guidare la nuova missione sarà lo “zar dei confini” di Trump, Tom Homan, che il presidente USA aveva inviato a Minneapolis per calmare le acque dopo l’uccisione di Renee Good e Alex Pretti. Quello che succederà con gli agenti dell’ICE negli aeroporti non è chiaro. In un post, Trump ha menzionato che si dedicheranno ad arresti di immigrati illegali, ma questo non avrebbe nulla a che fare con l’aiutare gli addetti alla sicurezza o smaltire le file dei controlli.
Le critiche del sindacato
Peraltro, come ha fatto notare il sindacato che rappresenta i dipendenti della Tsa, “sostituire quelli non retribuiti con agenti dell’ICE non è una soluzione, bensì una pericolosa escalation”. “Non sono formati né certificati in sicurezza aeroportuale”, ha affermato il leader del sindacato Everett Kelley, sottolineando che gli agenti della Tsa trascorrono mesi a sviluppare competenze altamente specialistiche per individuare esplosivi, armi e minacce sofisticate progettate per eludere i controlli. “Non ci si può improvvisare in questo”. Quindi il rischio è che più che colmare una lacuna se ne crei un’altra, ancora più pericolosa, nella sicurezza.
L’attacco di Trump ai Democratici
Sta di fatto che Trump ha preso la sua decisione. Determinata, in parte, anche dal bisogno di distogliere l’attenzione dalla guerra contro l’Iran che si sta protraendo più del previsto e sta facendo aumentare il malcontento nella base MAGA (Make America Great Again). Al post in cui annunciava il dispiegamento dell’ICE ne è seguito un altro nel quale il presidente individua un nuovo nemico da battere, questa volta interno: i Democratici. “Con la morte dell’Iran, il più grande nemico dell’America è il partito Democratico, radicale di sinistra e altamente incompetente! “.

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