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Bruxelles, 10 anni dagli attentati del 2016

Il Belgio commemora le vittime: 32 persone uccise dai terroristi, altre 4 decedute dopo gli attacchi, traumatizzate dagli eventi. Più di 300 feriti - L’intervista RSI ad Annalisa Gadaleta, ex assessora di Molenbeek

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Un momento della cerimonia commemorativa per il decimo anniversario degli attentati di Bruxelles
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SEIDISERA del 22.03.2026 Bruxelles, 10 anni dagli attentati del 2016

RSI Info 22.03.2026, 17:09

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Di: SEIDISERA - Nicola Lüönd / AFP / M. Ang. 

Il 22 marzo 2016 - esattamente 10 anni fa - tre ordigni esplosivi, due piazzati all’aeroporto di Bruxelles e un altro alla fermata della metropolitana di Maelbeek - due luoghi molto affollati - causarono una carneficina: furono uccise 32 persone (tre attentatori si suicidarono) e i feriti furono più di 300. Gli attentati furono rivendicati dall’organizzazione Stato Islamico (IS). La stessa cellula jihadista, sotto l’autorità di dirigenti dell’IS, aveva già attaccato Parigi e la sua periferia pochi mesi prima, il 13 novembre 2015 (130 morti).

“Il nostro Paese non dimenticherà mai”

Il Belgio ha commemorato domenica i dieci anni dagli attentati di Bruxelles, un trauma ancora palpabile nel Paese, le cui autorità assicurano di averne tratto insegnamento rafforzando i servizi segreti e la lotta antiterrorismo. “Il nostro Paese non dimenticherà mai”, ha dichiarato re Filippo davanti a centinaia di persone riunite attorno al monumento dedicato alle vittime, nel quartiere europeo della capitale belga. L’omaggio nazionale è iniziato già al mattino, con testimonianze toccanti all’aeroporto di Bruxelles-Zaventem, poi nella stazione della metropolitana di Maelbeek, i due obiettivi di questi attentati suicidi. “Ogni giorno mi sveglio con i ricordi di questo orrore. Guardo il mio corpo. Il mio corpo che è stato bruciato, ferito e lacerato”, ha raccontato Béatrice de Lavalette, che ha perso le gambe all’aeroporto. Ma “ho scelto di vivere, di lottare”, ha aggiunto colei che è diventata atleta paralimpica di equitazione.

Domenica mattina le commemorazioni sono iniziate nelle ore in cui i tre assalitori avevano fatto esplodere i loro ordigni. “Di fronte al terrore” di questi attentati - i più sanguinosi della storia del Paese - “non abbiamo ceduto alla paura. Non abbiamo ceduto alla divisione”, ha sottolineato il re dei belgi.

“Sentimento di fallimento”

Le commemorazioni si sono tenute sullo sfondo della guerra in Medio Oriente, un contesto che fa temere alle autorità belghe nuovi attacchi. Un’esplosione ha danneggiato il 9 marzo la sinagoga di Liegi (est), senza causare feriti, prima di due fatti simili nei Paesi Bassi il 13 e 14 marzo, che hanno preso di mira la comunità ebraica. In Belgio la minaccia terroristica è mantenuta al livello 3 su 4, giudicata “grave”, da un attentato perpetrato nell’ottobre 2023 a Bruxelles. Un tunisino radicalizzato aveva allora ucciso due tifosi di calcio svedesi, prima di essere abbattuto il giorno dopo dalla polizia. Gert Vercauteren, il direttore dell’OCAM, l’organismo incaricato di analizzare questa minaccia, ricorda ancora le falle nella sicurezza rimproverate al Belgio dopo l’ondata di attentati del 2015-2016. “È un sentimento di fallimento che ci ha colpiti tutti ovviamente”, ammette in un’intervista con l’AFP.

Il caso El Bakraoui

All’indomani degli attacchi del 2016, il governo belga vacilla: due ministri propongono le dimissioni quando la Turchia accusa un poliziotto belga in servizio a Istanbul di aver trascurato un’informazione essenziale in suo possesso.

Un certo Ibrahim El Bakraoui, un abitante di Bruxelles all’epoca già condannato in Belgio, era stato arrestato nell’estate 2015 a Gaziantep, al confine siriano. L’informazione non era arrivata in tempo a Bruxelles, ed El Bakraoui non era stato intercettato alla sua discesa dall’aereo dopo la sua espulsione da Ankara. Il 22 marzo 2016 fu uno dei due assalitori dell’aeroporto.

“Trarre insegnamenti”

Commossa fino alle lacrime, Larissa Scelfo, che ha perso il marito nell’attentato della metropolitana di Maelbeek, ha rimproverato allo Stato belga di non “aver messo i mezzi” per “proteggere” le vittime. “I responsabili della nostra sicurezza hanno il dovere di trarre insegnamenti dal passato. Prendo questa responsabilità molto sul serio”, ha affermato il primo ministro Bart De Wever sui social network, prima di prendere parte alle cerimonie.

Oggi giustizia, polizia e servizi segreti assicurano di aver nettamente migliorato la condivisione di informazioni. Gli effettivi della Sûreté de l’État (servizi segreti civili) sono passati in dieci anni da 600 a 950 agenti. Gert Vercauteren sottolinea la creazione di una banca dati sui profili estremisti, che tutti i servizi di sicurezza, comprese le polizie municipali in collegamento con gli educatori sul campo, possono consultare e alimentare. In totale, 555 estremisti “seguiti prioritariamente” vi figuravano l’anno scorso, di cui l’86% per “estremismo islamista”, secondo l’OCAM.

Alcune vittime: “Non ancora riconosciute le conseguenze, fisiche o psichiche”

Altro tema sensibile: dieci anni dopo gli attentati, alcune vittime si lamentano di non aver ancora potuto far riconoscere le loro conseguenze, fisiche o psichiche, il che limita di fatto il loro diritto a indennizzi.

Oltre ai 32 morti diretti, altre quattro persone sono decedute dopo gli attacchi, traumatizzate dagli eventi. Katarina Viktorsson, la cui madre era stata uccisa all’aeroporto, si è suicidata qualche settimana fa ed è stata riconosciuta domenica come 36esima vittima di questi attentati del 2016.

Molenbeek: tra degrado e solidarietà

I 10 anni trascorsi non hanno cancellato la memoria e le ferite degli attentati di Bruxelles. In prima pagina finì soprattutto il Comune di Molenbeek, un quartiere a ovest del centro della capitale belga, un mosaico urbano di realtà migratorie molto variegato, dove risulta che si siano nascosti, in più occasioni e per periodi prolungati, estremisti islamici, fra cui alcuni attentatori attivi a Parigi e a Bruxelles. All’epoca dei fatti Annalisa Gadaleta era assessora del Comune. Oggi è direttrice di una grande associazione che si occupa di problemi sociali nella capitale. Il programma radiofonico SEIDISERA della RSI l’ha intervistata per capire anche come ha vissuto Bruxelles questa giornata.

“Un trauma che non si rielabora”

“C’è un aspetto ufficiale della commemorazione oggi, all’aeroporto e alla stazione della metropolitana di Maelbeek, e ci sono altre iniziative, come quella organizzata ieri sempre alla fermata della metropolitana, dove è stata fatta una catena umana per ricordare quanto avvenuto - dice Annalisa Gadaleta -. E poi il ricordo vive nelle memorie collettive di chi era a Bruxelles quel giorno, dieci anni fa”, dice Gadaleta. “Io mi domando se sia possibile rielaborare traumi di questo tipo... Il legame con gli attentati si è stabilito dopo. Per esempio una giovane donna ha chiesto l’eutanasia perché il trauma che aveva vissuto rispetto agli attentati non le permetteva di avere più una qualità della vita. Quindi è una ferita che è difficile che si rimargini. E forse è anche meglio così, perché ti permette di chiederti certe cose. Allo stesso tempo ti permette di vedere anche quella che è stata a Bruxelles la reazione di solidarietà, positiva, di trovarsi gli uni con gli altri. Quindi dopo dieci anni secondo me un trauma così non si rielabora. E forse è anche giusto che sia così, anche per rispetto alle vittime. In questi dieci anni ci sono stati i processi. Si è parlato molto di chi ha commesso i fatti e purtroppo si è parlato molto meno di chi è rimasto ferito, di chi ha perso qualcuno, di chi è rimasto traumatizzato per il resto della vita”.

Il degrado sociale

“Quello che vedo, soprattutto oggi, nella situazione sociale qui a Bruxelles, è un grande degrado. Sono meno confrontata con fenomeni che all’epoca hanno portato agli attentati, rispetto a quello che era lo Stato islamico in Siria, ai fenomeni di estremismo identitario religioso, eccetera. Questi fenomeni li vediamo di meno ma non penso che siano del tutto spariti qui in Belgio, come non sono spariti in Europa. Quello che io vedo e che trovo sia la grande sofferenza di questa città, è il degrado sociale. Per esempio a Bruxelles il numero di persone senza domicilio fisso, che vivono per strada o altro, negli ultimi dieci anni è aumentato del 350%”, sottolinea Annalisa Gadaleta.

Molenbeek oggi

Dieci anni fa in prima pagina finì soprattutto un nome, un quartiere: Molenbeek, dove lei era all’epoca assessora. Da Molenbeek arrivavano anche gli attentatori di Parigi. Pochi giorni prima c’era stato l’arresto di Salah Abdeslam, una delle menti degli attentati di Parigi. A quell’epoca Molenbeek fu dipinto come una sorta di fucina del terrorismo islamista. Giusto o sbagliato che fosse, oggi a che punto siamo, con un discorso di integrazione?

“Molenbeek rimane un Comune dove si accumulano problemi di disagio sociale di tutti i tipi - dice Annalisa Gadaleta -. In dieci anni la situazione, come nel resto di Bruxelles, non è che sia migliorata sotto questo punto di vista. Poi i fenomeni identitari ci saranno sicuramente, come ci sono dappertutto. Quello che penso sia importante, è che la gente capisca di Molenbeek (che si è creato quest’immagine così negativa), che è un Comune dove ci sono invece molte forze presenti anche nella comunità musulmana, persone generose, solidali, associazioni che si impegnano moltissimo per gli altri, che si impegnano anche moltissimo per il dialogo”.

“Io non so leggere il futuro con tutto quello che succede, la guerra in Iran, la Palestina... Penso che non ci si dovrà meravigliare se certi riflussi identitari poi riemergono, anche se poi non portano (e speriamo che non portino) a fenomeni di violenza. Però è chiaro che finché questa doppia morale europea continuerà, fino a quando l’Europa non risolve questo tipo di doppio discorso rispetto alle popolazioni, rispetto alle comunità, finirà sempre per incoraggiare persone (in situazione di fragilità o no) verso certi tipi di ritorni identitari”.

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Attentati di Bruxelles, al via il processo

Telegiornale 05.12.2022, 13:30

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