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USA-Cina: Trump apre a Xi, “Taiwan non dichiari l’indipendenza”

Il presidente statunitense: “Non cerchiamo guerre e, se la situazione rimanesse così com’è, credo che alla Cina andrebbe bene. Non voglio che qualcuno dichiari l’indipendenza e che gli USA debbano percorrere 15’000 chilometri per andare in guerra”

  • Ieri, 23:06
Donald Trump parla ai reporter sull'Air Force One, 15 maggio 2026

Donald Trump parla ai reporter sull'Air Force One, 15 maggio 2026

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Di: AFP/ATS/M. Ang. 

Taiwan non deve cercare l’indipendenza. Lo ha scandito il presidente USA Donald Trump dall’Air Force One, che lo riporta negli Stati Uniti all’indomani delle parole del leader cinese Xi Jinping, che aveva legato il futuro dei rapporti USA-Cina al destino dell’isola.

“Non cerchiamo guerre e, se la situazione rimanesse così com’è, credo che alla Cina andrebbe bene. Non voglio che qualcuno dichiari l’indipendenza e che gli USA debbano percorrere 15’000 chilometri per andare in guerra”, ha affermato Trump nell’intervista a Fox News, mentre era ancora in volo.  Non dando peraltro ulteriori dettagli sulle sue intenzioni riguardo al pacchetto da 14 miliardi di armi per Taipei già approvato da Capitol Hill, e innescando timori bipartisan sul destino della commessa. “Voglio che si calmino. Voglio che la Cina si calmi”, ha spiegato The Donald, senza fornire ulteriori chiarimenti e limitandosi a dire: “Non vogliamo che qualcuno dica ‘diventiamo indipendenti perché gli Stati Uniti ci appoggiano’”.

Parole arrivate mentre Pechino annunciava che Xi ha accettato l’invito di Trump a Washington il prossimo 24 settembre. Al Congresso USA da giorni è cresciuta l’attenzione sulle mosse del presidente. Il timore, non solo tra i democratici, è che la Casa Bianca voglia imprimere un brusco cambio strategico alle politiche statunitensi su un delicato capitolo dopo decenni di continuità a difesa dell’isola democratica, allentando i legami con Taiwan.

Trump ha raccontato che la preoccupazione più grande di Xi durante tutta la visita è sempre rimasta Taipei. Al punto che al momento dei saluti il leader cinese gli avrebbe chiesto: “Se scoppiasse un conflitto nello Stretto di Taiwan, gli Stati Uniti invierebbero truppe a difesa dell’isola?”. “Non voglio dirlo. Non lo dirò. Solo una persona conosce la risposta. Sai chi è? Sono io. Solo io lo so”, sarebbe stata la risposta del presidente secondo la sua stessa ricostruzione.

La conversazione con Xi riferita da Trump racchiude, in realtà, una quantità enorme di informazioni. In primo luogo, dimostra che ciò che sta più a cuore al leader cinese è la linea rossa sulla questione di Taiwan e la sua riunificazione. E che per Pechino, ciò che determina il rischio nella situazione dello Stretto di Taiwan non è solo Taipei e la sua leadership indipendentista del presidente William Lai, ma la possibilità che gli USA intervengano militarmente.

Trump, per altro verso, ha proseguito con ‘l’ambiguità strategica’, ma corretta. In passato, quando i governi statunitensi ne parlavano, lo facevano per mantenere un equilibrio di deterrenza: senza impegnarsi a inviare truppe né dichiarare che non lo avrebbero fatto, mantenendo a freno sia Pechino sia Taipei.

L’ambiguità di Trump possiede adesso un tratto personalizzato: la risposta risiede “solo nelle sue mani” e impedisce deliberatamente a chiunque di scoprirla, trasformando semplicemente la risposta in “imprevedibilità”. Da qui il corteggiamento di Xi, che si avvia, secondo il South China Morning Post, a ricevere il 20 maggio il leader russo Vladimir Putin. Una missione che, se confermata, consolida Pechino al vertice del triangolo teorizzato dall’ex segretario di Stato Henry Kissinger, dove però è Xi ad ‘avere le carte’ nei rapporti con USA e Russia.

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Trump-Xi, un incontro in chiaroscuro

Telegiornale 15.05.2026, 20:00

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