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GUERRA IN MEDIO ORIENTE

Trump: prenderemo Hormuz e ci faremo pagare

La nuova idea del presidente USA: faremo “gli angeli custodi” dello Stretto e ci faremo pagare il 20% per la sicurezza - Iran: non ci servono lavoratori stranieri - Crolla il traffico - Si riaccende lo scontro nello Yemen

  • Ieri, 21:11
  • Un'ora fa
Hormuz
  • Reuters
Di: REUTERS/AP/AFP/ANSA/MgR 

L’idea, sulla carta, è molto semplice: bloccare i porti iraniani, prendere il controllo dello stretto di Hormuz, garantire la sicurezza delle navi in transito e, in cambio, farsi pagare un “dazio” corrispondente al 20% del valore della merce trasportata.

“Da questo momento in poi gli Stati Uniti saranno custodi dello stretto di Hormuz” ha scritto il presidente statunitense sul suo social network, Truth, affermando che il tratto di mare è aperto, anche se tutti i siti di tracciamento della navigazione - come MarineTraffic, per esempio - indicano il contrario: da domenica sera il movimento di navi si è praticamente azzerato. Il blocco dovrebbe entrare in vigore alle 21 svizzere di domani, 14 luglio.

Poche ore prima le forze statunitensi avevano annunciato di aver condotto ulteriori attacchi contro l’Iran, volti a ostacolarne la capacità di colpire navi commerciali ad Hormuz. Secondo quanto riferito dal Comando centrale della marina in questi raid sono stati usati per la prima volta droni marini. “Sono stati colpiti con successo una struttura iraniana per la manutenzione di sottomarini e navi. Tre droni ‘Corsair’ hanno colpito il porto della base navale di Bandar Abbas, segnando la prima volta in cui le forze americane hanno utilizzato droni marini in operazioni di combattimento”. Gli attacchi, ha aggiunto il Centcom, hanno ridotto la capacità dell’Iran di continuare a colpire il traffico commerciale.

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Usa Iran: le considerazioni da Washington

Telegiornale 13.07.2026, 20:10

Teheran sprezzante: non ci servono lavoratori stranieri

La risposta del portavoce della Commissione politica estera e sicurezza nazionale del Parlamento iraniano è all’altezza del disprezzo che il presidente USA mostra sovente per gli iraniani (oggi ha parlato di “comandarli a bacchetta”). “Non ci servono lavoratori stranieri per proteggere lo stretto. Se proprio vuole un lavoro da guardia, vada a fare il guardiano della tomba di Graham”.

Il riferimento è al 71enne senatore repubblicano della Carolina del Sud Lindsey Graham, morto l’altro ieri, grande amico di Trump e sostenitore della sua guerra contro l’Iran come parte di un ruolo più muscolare che gli Stati Uniti dovrebbero assumere nel mondo (Graham era anche un sostenitore dell’Ucraina contro la Russia di Putin).

Il ministro degli esteri Abbas Araghchi ha invece scelto la strada dell’ironia, scrivendo su X che Trump ha ragione, chi assicura il passaggio deve essere remunerato, un riferimento all’intenzione iraniana di imporre pedaggi nello stretto. “Ma il 20% è troppo, noi saremo più giusti”.

Gli Houthi colpiscono l’Arabia Saudita

In un quadro di tensione crescente, oggi è tornato ad infiammarsi anche il fronte yemenita, con i ribelli Houthi (alleati dell’Iran) che hanno lanciato dei razzi in direzione dell’Arabia Saudita dopo averla accusata di avere attaccato l’aeroporto di Sanaa, la capitale del paese, controllata dai ribelli.

Il governo yemenita, che è sostenuto da Riad, si era attribuito la paternità degli attacchi - l’episodio più grave di violazione di una tregua negoziata nel 2022 - affermando di aver voluto impedire l’atterraggio di un aereo iraniano con una una delegazione di houthi che si era recata a Teheran per presenziare alle esequie dell’ex guida suprema iraniana, l’ayatollah Ali Khamenei.

Finalmente, l’aereo è atterrato all’aeroporto di Hodeida, un altra città sotto controllo dei ribelli. Teheran ha denunciato l’azione come una violazione della sovranità yemenita.

Anche esperti militari indipendenti pensano che l’attacco sia opera dei sauditi, perchè l’aeronautica governativa yemenita dispone di aerei militari degli anni 80, in cattivo stato e probabilmente non in grado di compiere un bombardamento come quello avvenuto.

Trump ha comunicato al Congresso la ripresa della guerra

Donald Trump ha formalmente comunicato al Congresso che gli Stati Uniti sono di nuovo in guerra con l’Iran. In una lettera datata 10 luglio, di cui Politico ha preso visione, Trump ha affermato che gli attacchi iniziati il 7 luglio rappresentano “un’azione militare coerente con la mia responsabilità di proteggere gli americani e gli interessi degli Stati Uniti, sia in patria che all’estero”.

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Hormuz: gli effetti sui mercati

Telegiornale 13.07.2026, 20:10

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