Fotografia

Ferdinando Scianna

Maestro epigono

  • 27 November 2023, 07:48
  • 30 November 2023, 08:25
  • ARTE

Fernando Scianna

Copia e fotografia (Cliché, 18.10.2023)

Di: Anna Mezzasalma

Come con tutti i grandi, ispira un certo timore reverenziale avere a che fare con Ferdinando Scianna.

Ci riceve nel suo studio di Milano, in una elegante zona centrale proprio accanto alla China Town milanese. Il suo rifugio, il suo regno, il suo laboratorio è esattamente come lui, apparentemente discreto, ma con una forte identità, pieno di luce, storia e racconti di vita, e anche di piccole chicche accumulate negli anni. I grandi scaffali contengono a fatica un’enorme quantità di libri e oggetti, dai volumi di narrativa ai cataloghi di fotografia di colleghi, dai souvenir ai ricordi collezionati nei luoghi e tempi più diversi, e tra questi dei piccoli biglietti di ringraziamento per la sua recente festa di compleanno.

Maestro della fotografia, primo italiano ad arrivare alla storica agenzia Magnum, amico intimo di personaggi come Sciascia e Cartier Bresson, quando lo incontriamo Scianna ha infatti compiuto da poco 80 anni. Un traguardo importante, ma non per lui, pare, che ha festeggiato con gli amici ed è andato subito oltre, allo stesso modo in cui non si sofferma sui suoi successi, sulla mostra a lui dedicata al Castello Ursino di Catania in occasione del compleanno, sulle interviste che accetta di concedere un po’ incredulo che si voglia proprio da lui una qualche opinione.

Non lascia correre invece il termine “artista”, in cui non si riconosce: “Oggi tutti vogliono essere artisti, io sono fotografo. Ed è già abbastanza così”. Ma l’orgoglio con cui ci accoglie nel suo studio tradisce una certa consapevolezza di quanto le sue opere abbiano in realtà creato uno stile, segnato uno sguardo sulle cose e sull’arte della fotografia.

Scianna arriva alla fotografia giovanissimo, grazie al padre che gli regala la sua prima macchina fotografica. Il sedicenne Ferdinando sperimenta, si diletta tra scatti e camere oscure e ottiene anche un discreto successo. Nel 1963, al circolo culturale della sua città, Bagheria, inaugura la prima mostra fotografica. Il tema sono le feste popolari locali. Uno dei visitatori nota il suo talento e decide di appoggiarlo: è lo scrittore Leonardo Sciascia.

Di lui Sciascia scrisse: “È il suo fotografare, quasi una rapida, fulminea organizzazione della realtà, una catalizzazione della realtà oggettiva in realtà fotografica: quasi che tutto quello su cui il suo occhio si posa e il suo obiettivo si leva obbedisce proprio in quel momento, né prima né dopo, per istantaneo magnetismo, al suo sentimento, alla sua volontà e - in definitiva - al suo stile”.

Oggi Scianna liquida questa illustre celebrazione con un “sono cose da scrittori, magari fosse così davvero” ma al ricordo dell’“amico, padre, mentore” si riempie ancora di emozione. In fondo questo incontro è davvero quello che gli ha cambiato la vita, e non è un cliché.

Sono in qualche modo arrivati grazie allo scrittore sia la visibilità (e le premiazioni) dei suoi primi lavori sia la decisione di trasferirsi a Milano. Era il 1967.

La sua lunga carriera lo ha portato in tutto il mondo e impegnato nei più diversi campi, da quello del fotoreporter di guerra alle campagne dell’alta moda, ma lo studio milanese è rimasto nel tempo il suo quartier generale. Milano la sua città d’elezione, nonostante il cuore rimanga a casa, in Sicilia.

Ed è proprio quel forte senso di appartenenza alla sua terra la chiave per comprendere il suo stile.

“Io guardo in bianco e nero, penso in bianco e nero. Il sole mi interessa soltanto perché fa ombra” dichiara. Il sole, ci spiega, per un siciliano è una presenza forte, quasi ingombrante, letteralmente accecante. Dal sole bisogna guardarsi il più delle volte, ma è quella luce che disegna ombre e forme inconfondibili ed è quello il codice per leggere i suoi scatti.

E Milano? “Milano è la città che mi ha accolto, che mi ha dato la possibilità di lavorare a livelli per me impensabili, di conoscere personaggi di ogni caratura e ambiente. E infatti non riesco ad andarmene da qui: anche se ho viaggiato tanto, ho vissuto per anni a Parigi, poi sono tornato di nuovo qui”.

E dopo aver preparato caffè per tutti i membri della troupe, come si farebbe con vecchi amici in visita, si accomoda alla scrivania tra i suoi ricordi, libri e scatti che raccontano una vita intera, ed è curioso di sapere di noi, di  scoprire e di imparare qualcosa di nuovo.

“Nella vita, oltre che nel lavoro, mi sono sempre considerato un epigono” chiosa e noi rimaniamo ad ascoltare, proprio come accade quando si incontra un grande maestro.

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