Arte e Spettacoli

Frida, l’icona che continua a bruciare

Tra mito, politica e mercificazione, Frida Kahlo resta una figura magnetica: una donna che ha trasformato il dolore in arte, il corpo in manifesto e la propria storia in un simbolo universale di ribellione e identità

  • Oggi, 17:00
Frida Kahlo, Thinking about death, 1943

Frida Kahlo, Thinking about death, 1943

  • Imago
Di: Alphaville/Mat 

Frida Kahlo continua a esercitare un fascino che attraversa generazioni, culture e linguaggi. La sua figura, enigmatica e potente, resta al centro di un dibattito che intreccia eredità artistica, identità politica e mercificazione contemporanea. Nata nel 1907, amava però dichiarare di essere venuta al mondo nel 1910, l’anno d’inizio della rivoluzione messicana, perché – come ricorda la storica dell’arte Hayden Herrera – «aveva deciso che lei, il Messico moderno, erano nati insieme». Una scelta simbolica che rivela la sua profonda identificazione con i valori di ribellione e trasformazione che segnarono la sua epoca.

Il Messico degli anni Venti e Trenta era un laboratorio culturale in ebollizione. Lo scrittore Pino Cacucci (al microfono di Francesca Rodesino e Cristina Artoni in Alphaville) lo definisce un periodo di «straordinaria creatività», attraversato da «grandi cambiamenti, grandi speranze, lotte esasperate». In questo clima, le donne furono protagoniste di una rivoluzione silenziosa ma radicale nei costumi e nelle relazioni sociali. Frida Kahlo emerse come la «stella più luminosa» di una generazione che anticipò di decenni i movimenti femministi occidentali, incarnando una libertà personale e artistica che sfidava ogni convenzione.

25:28
immagine

Frida a tutto tondo

Alphaville 11.03.2026, 12:05

  • Imago Images
  • Francesca Rodesino

La sua arte nacque da un corpo ferito e da una volontà incrollabile. Dopo il grave incidente che la costrinse a letto, Frida iniziò a dipingere se stessa osservandosi in uno specchio. Mentre Diego Rivera e gli altri muralisti celebravano la rivoluzione sui muri delle istituzioni, lei scelse la tela, l’intimità, l’autoritratto. Una scelta che Cacucci definisce «una sorta di ribellione anche alla rivoluzione». Rivera, colpito dalla sua forza espressiva, scrisse che i suoi dipinti «comunicavano una vita, una vitale sensualità, a cui si aggiungeva uno spirito d’osservazione spietato ma sensibile». Era chiaro, per lui, che quella giovane artista possedeva una voce unica.

Negli anni Sessanta e Settanta, Frida divenne un punto di riferimento per le prime storiche dell’arte femministe. Federica Martini, docente all’Università di Ginevra, sottolinea come il suo lavoro rivendicasse «il personale come politico», offrendo un modello di identificazione che superava i confini dell’arte per entrare nel terreno dell’attivismo. La sua opera, infatti, non separa mai biografia e storia, dolore e militanza, corpo e simbolo: un intreccio che ancora oggi la rende attuale e necessaria.

Eppure, la Frida del XXI secolo è anche un’icona pop onnipresente: magliette, tazze, cover del telefono, orecchini, bambole. Una «mercificazione spudorata», come l’ha definita la pronipote Cristina Kahlo, spesso senza licenza e fuori controllo. Il paradosso è evidente: una donna che ha incarnato l’anticonformismo trasformata in un marchio globale. Come reagirebbe Frida? Martini ritiene che «sarebbe stata felice di avere un pubblico ampio», perché cercava un linguaggio capace di parlare a molti. Ma distingue chiaramente tra accessibilità e sfruttamento commerciale.

Cacucci, con ironia, immagina che Frida, con le sue «risate esplosive a piena voce», forse «ci riderebbe anche su», soprattutto se la sua immagine servisse a «sfamare i figli» di donne indigene che la riproducono per vivere. Ma riconosce che oggi si è raggiunto un «livello osceno di mercificazione».

immagine
05:01

Frida Kahlo

Altri Programmi 31.10.2025, 13:55

Alphaville

Accedi a tutti i contenuti di Alphaville

Ti potrebbe interessare