Nata nel 1944 a San Francisco, Meg Webster si definisce «una scultrice che realizza opere d’arte minimalista con materiali naturali». Le sue creazioni, da sempre mosse da un forte impulso ambientalista, invitano a un’esperienza sensoriale completa: alcune possono essere attraversate, toccate e abitate, altre crescono e si trasformano nel tempo.
La mostra di Meg Webster alla Bourse de Commerce di Parigi
Per oltre quattro decenni, Webster ha lavorato con sale, terra, sabbia, muschio, rami, cera d’api e molto altro, creando opere che esaltano la bellezza delle risorse naturali e celebrano l’ambiente. Una pratica che, solo negli ultimi anni, sta finalmente ricevendo il riconoscimento che merita.
Le sue installazioni vengono sempre ricostruite ex novo con materiali locali, trasformando ogni esposizione in un’esperienza unica e radicata nel contesto in cui si trova.
Land Art e Minimalismo
Le radici del suo lavoro affondano nell’incontro tra due diverse correnti artistiche che hanno formato la sua sensibilità e il suo modo di lavorare. Il rigore formale, l’attenzione ai materiali e alla geometria rimandano al Minimalismo di Donald Judd e Richard Serra, con cui ha studiato. Il rapporto con il paesaggio nasce invece dal confronto con la Land Art degli anni Settanta, maturato anche attraverso l’esperienza professionale accanto a Michael Heizer.
Meg Webster, Hot Cross, 1980
Pur partendo dagli stessi interessi, le opere immersive di Webster seguono però una strada molto diversa dai grandi interventi monumentali - e spesso ecologicamente discutibili - di artisti come Heizer.
Inoltre, con il tempo, l’artista ha progressivamente spostato il suo lavoro all’interno degli spazi espositivi, concentrandosi sulla realizzazione di sculture e installazioni che portano la natura dentro la galleria. Un ambiente che permette allo spettatore di interagire direttamente con i materiali e di percepirne meglio forme, texture e perfino odori.
Per Meg Webster, l’arte non è solo estetica, è un modo per mostrarci la vitalità del mondo naturale e ricordarci quanto spesso lo trascuriamo. Come ha affermato: «I want you to love more. I want you to care more. It’s about caring for the structure of nature».
Le sue sculture e installazioni vogliono farci capire, attraverso l’esperienza diretta, quanto sia importante rispettare, ascoltare e prenderci cura della natura, trasformando l’arte in un piccolo atto di attivismo e attenzione quotidiana.
Meg Webster, Moss Bed, Queen, 1986
Parlare di Meg Webster oggi è fondamentale perché la sua pratica contribuisce a scardinare una lettura della Land Art come linguaggio storicamente maschile e monumentale, restituendo visibilità al ruolo delle artiste donne, per troppo tempo marginalizzate dal racconto ufficiale. Ma il suo lavoro è importante anche per un altro motivo: propone un’alternativa radicale alla freddezza e alla violenza del mondo contemporaneo, un’arte che non domina la natura, ma l’accoglie, l’ascolta e ci invita a fare lo stesso.
Arte e natura
Voci dipinte 08.04.2018, 10:35
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