«Sembra che la scena sia uscita da un sortilegio, che tutto viva in un piano più alto del nostro, che tutto sia sospeso e quasi trattenga il respiro nell’attesa di qualcosa che non si sa: clima estatico, nello stesso tempo enigmatico e inquietante». Così Dino Buzzati descriveva la pittura di Giorgio de Chirico in un elzeviro apparso nel 1968 sul Corriere della Sera.

L'impossibile conversazione del Signor de Chirico
RSI Archivi 17.06.1970, 16:28
E ancora: «[La] “pittura metafisica” o, con maggiore precisione, “realismo magico” [...] ha avuto in de Chirico non solo il pioniere ma il maggiore esponente e, nelle espressioni più felici, io penso abbia toccato uno dei livelli più alti dell’arte di tutti i tempi». E di echi metafisici è densa la produzione di Buzzati, tanto quella letteraria (pensiamo solo al Deserto dei tartari), quanto quella visiva. Il poliedrico autore è solo una delle tante anime che compongono quell’“arcipelago” metafisico emerso tra la seconda metà del Novecento e i primi decenni del nuovo millennio.
Sì, perché il Pictor Optimus de Chirico non è stato solo il padre di una delle avventure artistiche più affascinanti ed emblematiche della modernità, ma anche il capostipite di un modo di pensare, di sentire e di esprimersi che ha saputo attraversare il tempo e lo spazio, impregnando ambiti ed esperienze diversissimi con i suoi misteri e silenzi. Non a caso Alberto Arbasino affermava che: «Metafisica è una delle pochissime conquiste intellettuali e dimensioni dello spirito promulgate negli ultimi due o tre secoli nel Bel Paese, e malgrado il Bel Paese offerte al patrimonio di tutti».

Carlo Carrà, Madre e figlio (Natura morta con manichini), 1917. Grande Brera – Palazzo Citterio, Milano
Mostrare la suggestione inestinguibile, le tante sfaccettature e inattese risonanze di questa corrente pittorica d’avanguardia sviluppatasi formalmente a Ferrara nel 1917 è appunto il proposito del grande progetto espositivo Metafisica/Metafisiche, dove la declinazione al plurale rende appieno l’idea di una molteplicità di voci, pratiche e linguaggi accomunati dallo stesso interesse per l’enigmaticità del reale. Proteiforme e diffusa, l’esposizione ha la sua prima tappa a Palazzo Reale, dove fino al 21 giugno sono allestite circa 400 opere che pongono in dialogo i protagonisti del gruppo storico con artisti, italiani e internazionali, che hanno attinto in vari modi dall’estetica e dalla poetica metafisiche.

Alberto Savinio, Nascita di Venere, 1950
Così, accanto agli splendidi lavori – non solo pittorici – degli iniziatori Giorgio de Chirico, Carlo Carrà, Alberto Savinio, Filippo de Pisis e di Giorgio Morandi, che aderì alla corrente poco tempo dopo, troviamo anche opere di artisti come Felice Casorati e Mario Sironi, e di surrealisti e dadaisti, tra cui Max Ernst, René Magritte e Salvador Dalì, che in de Chirico vedevano un venerabile Maestro. E poi ci sono gli omaggi, le citazioni e le reinterpretazioni di artisti come Mario Schifano, Andy Warhol, Enzo Cucchi, Luigi Ontani, Pino Pascali e Giulio Paolini, solo per dirne alcuni… Curiose e sorprendenti sono inoltre le sezioni dedicate ai diversi ambiti della cultura e della creatività dove lo sguardo metafisico si è “infiltrato”, dando vita a esiti interessanti.
Come spiega Vincenzo Trione, curatore della mostra: «Piazze e statue, archi e portici, torri e ombre, nature morte e manichini sono transitati attraverso significativi passaggi dell’arte, dell’architettura, della fotografia, del design, della moda, del cinema, del teatro, del graphic novel, della musica, della letteratura. In maniera più o meno fedele, quelle tracce sono state reinventate da “artefici” inclini a richiamarsi a una maniera di vedere inconfondibile, fondata su melanconie, su atmosfere sospese, su sofisticati giochi percettivi, su ombre senza origine. È un alfabeto oramai entrato a far parte del nostro lessico familiare». Basti pensare alla filmografia di Michelangelo Antonioni, alle architetture poetiche di Aldo Rossi o agli scatti di fotografi come Gabriele Basilico e Mimmo Jodice.

Filippo de Pisis, Natura morta occidentale, 1919. Collezione della Fondazione Cariverona
E la forza generativa della Metafisica, il suo essere linfa pervasiva e ammaliante, è testimoniato anche dalle altre tre tappe espositive: al Museo del Novecento, fino al 21 giugno, la mostra Milano Metafisica porta l’attenzione sul legame tra alcuni rappresentanti di questa corrente e il capoluogo lombardo; le Gallerie d’Italia, fino al 6 aprile, ospitano le mirabili fotografie di Gianni Berengo Gardin realizzate nello studio di Giorgio Morandi; infine, Palazzo Citterio accoglie fino al 5 aprile due lavori di William Kentridge: l’installazione video More Sweetly Play the Dance e il progetto inedito Remembering Morandi, ancora un omaggio al grande pittore bolognese.
Dentro le mura
Voci dipinte 08.02.2026, 10:35
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