Arte e Spettacoli

Metafisica, suggestione inestinguibile

L’avanguardia pittorica che ha segnato il Novecento italiano è una continua fonte di ispirazione. A Milano, una mostra composita e diffusa ne ripercorre genesi, sviluppi e ripercussioni

  • Oggi, 17:00
Giorgio de Chirico, Le salut de l’ami lointain (Il saluto dell’amico lontano), 1916. Palazzo Maffei Fondazione Carlon, Verona (dettaglio)

Giorgio de Chirico, Le salut de l’ami lointain (Il saluto dell’amico lontano), 1916. Palazzo Maffei Fondazione Carlon, Verona (dettaglio)

  • Studio Vandrasch, Milano © Giorgio de Chirico, by SIAE 2026
Di: Francesca Cogoni 

«Sembra che la scena sia uscita da un sortilegio, che tutto viva in un piano più alto del nostro, che tutto sia sospeso e quasi trattenga il respiro nell’attesa di qualcosa che non si sa: clima estatico, nello stesso tempo enigmatico e inquietante». Così Dino Buzzati descriveva la pittura di Giorgio de Chirico in un elzeviro apparso nel 1968 sul Corriere della Sera.

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L'impossibile conversazione del Signor de Chirico

RSI Archivi 17.06.1970, 16:28

E ancora: «[La] “pittura metafisica” o, con maggiore precisione, “realismo magico” [...] ha avuto in de Chirico non solo il pioniere ma il maggiore esponente e, nelle espressioni più felici, io penso abbia toccato uno dei livelli più alti dell’arte di tutti i tempi». E di echi metafisici è densa la produzione di Buzzati, tanto quella letteraria (pensiamo solo al Deserto dei tartari), quanto quella visiva. Il poliedrico autore è solo una delle tante anime che compongono quell’“arcipelago” metafisico emerso tra la seconda metà del Novecento e i primi decenni del nuovo millennio.

Sì, perché il Pictor Optimus de Chirico non è stato solo il padre di una delle avventure artistiche più affascinanti ed emblematiche della modernità, ma anche il capostipite di un modo di pensare, di sentire e di esprimersi che ha saputo attraversare il tempo e lo spazio, impregnando ambiti ed esperienze diversissimi con i suoi misteri e silenzi. Non a caso Alberto Arbasino affermava che: «Metafisica è una delle pochissime conquiste intellettuali e dimensioni dello spirito promulgate negli ultimi due o tre secoli nel Bel Paese, e malgrado il Bel Paese offerte al patrimonio di tutti». 

Carlo Carrà, Madre e figlio (Natura morta con manichini), 1917. Grande Brera – Palazzo Citterio, Milano

Carlo Carrà, Madre e figlio (Natura morta con manichini), 1917. Grande Brera – Palazzo Citterio, Milano

  • Pinacoteca di Brera, Milano – MiC © Carlo Carrà, by SIAE 2026

Mostrare la suggestione inestinguibile, le tante sfaccettature e inattese risonanze di questa corrente pittorica d’avanguardia sviluppatasi formalmente a Ferrara nel 1917 è appunto il proposito del grande progetto espositivo Metafisica/Metafisiche, dove la declinazione al plurale rende appieno l’idea di una molteplicità di voci, pratiche e linguaggi accomunati dallo stesso interesse per l’enigmaticità del reale. Proteiforme e diffusa, l’esposizione ha la sua prima tappa a Palazzo Reale, dove fino al 21 giugno sono allestite circa 400 opere che pongono in dialogo i protagonisti del gruppo storico con artisti, italiani e internazionali, che hanno attinto in vari modi dall’estetica e dalla poetica metafisiche. 

Alberto Savinio, Nascita di Venere, 1950

Alberto Savinio, Nascita di Venere, 1950

  • Collezione privata. Courtesy Tornabuoni Arte

Così, accanto agli splendidi lavori – non solo pittorici – degli iniziatori Giorgio de Chirico, Carlo Carrà, Alberto Savinio, Filippo de Pisis e di Giorgio Morandi, che aderì alla corrente poco tempo dopo, troviamo anche opere di artisti come Felice Casorati e Mario Sironi, e di surrealisti e dadaisti, tra cui Max Ernst, René Magritte e Salvador Dalì, che in de Chirico vedevano un venerabile Maestro. E poi ci sono gli omaggi, le citazioni e le reinterpretazioni di artisti come Mario Schifano, Andy Warhol, Enzo Cucchi, Luigi Ontani, Pino Pascali e Giulio Paolini, solo per dirne alcuni… Curiose e sorprendenti sono inoltre le sezioni dedicate ai diversi ambiti della cultura e della creatività dove lo sguardo metafisico si è “infiltrato”, dando vita a esiti interessanti. 

Come spiega Vincenzo Trione, curatore della mostra: «Piazze e statue, archi e portici, torri e ombre, nature morte e manichini sono transitati attraverso significativi passaggi dell’arte, dell’architettura, della fotografia, del design, della moda, del cinema, del teatro, del graphic novel, della musica, della letteratura. In maniera più o meno fedele, quelle tracce sono state reinventate da “artefici” inclini a richiamarsi a una maniera di vedere inconfondibile, fondata su melanconie, su atmosfere sospese, su sofisticati giochi percettivi, su ombre senza origine. È un alfabeto oramai entrato a far parte del nostro lessico familiare». Basti pensare alla filmografia di Michelangelo Antonioni, alle architetture poetiche di Aldo Rossi o agli scatti di fotografi come Gabriele Basilico e Mimmo Jodice. 

Filippo de Pisis, Natura morta occidentale, 1919. Collezione della Fondazione Cariverona

Filippo de Pisis, Natura morta occidentale, 1919. Collezione della Fondazione Cariverona

  • Fondazione Cariverona, archivio fotografico © Filippo De Pisis, by SIAE 2026

E la forza generativa della Metafisica, il suo essere linfa pervasiva e ammaliante, è testimoniato anche dalle altre tre tappe espositive: al Museo del Novecento, fino al 21 giugno, la mostra Milano Metafisica porta l’attenzione sul legame tra alcuni rappresentanti di questa corrente e il capoluogo lombardo; le Gallerie d’Italia, fino al 6 aprile, ospitano le mirabili fotografie di Gianni Berengo Gardin realizzate nello studio di Giorgio Morandi; infine, Palazzo Citterio accoglie fino al 5 aprile due lavori di William Kentridge: l’installazione video More Sweetly Play the Dance e il progetto inedito Remembering Morandi, ancora un omaggio al grande pittore bolognese.

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Dentro le mura

Voci dipinte 08.02.2026, 10:35

  • iStock
  • Monica Bonetti

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