Arte

La casa nell’arte, fra sacro e interiorità

Dalle Annunciazioni alle luci “ospedaliere” di Hopper, un viaggio nella casa come luogo di luce, inquietudine ma anche immaginazione

  • Oggi, 08:00
Cape Cod Morning - Edward Hopper

Cape Cod Morning - Edward Hopper

  • laciviltacattolica.it
Di: Voci dipinte/gapo 

Una stanza dipinta è spesso il luogo privilegiato per tentare di capire l’animo di un artista. Attraverso i secoli, queste stanze cambiano come cambiamo noi: da spazi sacri e simbolici a luoghi domestici illuminati da una finestra, fino alle camere inquietanti e solitarie della modernità. Ogni epoca trova nella casa il modo più naturale per raccontare ciò che le abita dentro: la quiete, la paura, il sogno. Così la rappresentazione dell’abitare diventa un viaggio nell’interiorità umana, nel suo continuo oscillare tra rifugio e smarrimento, tra intimità e bisogno di un altrove.

Ed è proprio da questo viaggio che si può tornare all’origine, a quando la stanza non era ancora un luogo vissuto, ma un simbolo. Nel Medioevo e nel primo Rinascimento le stanze delle Annunciazioni non erano ambienti reali, ma scenografie simboliche: luoghi puri, astratti, pensati per sacralizzare l’evento e, in un certo senso, la stessa idea dell’abitare. È qui che - come ricorda la scrittrice e poetessa Maria Rosaria Valentini, ospite a Voci Dipinte - si inserisce una delle prime e più sorprendenti rotture: l’Annunciazione di Lorenzo Lotto. «Abbiamo un gatto che incurva la schiena, simbolo del male», osserva, un dettaglio che introduce un elemento domestico, quotidiano. L’ambiente, molto casalingo, avvicina così la sfera sacra a quella familiare, portando l’evento divino dentro la realtà di tutti i giorni.

Annunciazione di Recanati - Lorenzo Lotto

Annunciazione di Recanati - Lorenzo Lotto

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Il rapporto fra interno ed esterno diventa poi un nodo fondamentale nella pittura del Seicento, e nessuno lo ha raccontato meglio di Vermeer. Le sue figure femminili, spesso colte accanto a una finestra, abitano stanze inondate di una luce che non è solo naturale: è psicologica. È la luce a descrivere l’intimità, la quiete, la tensione interiore di chi vive quegli spazi. In La lattaia, ad esempio, il chiarore che entra dall’esterno «bacia il latte che viene versato», dice Valentini, si cristallizza sulle mani della donna, ma anche sulle briciole a terra, sulla crosta del pane… «La luce diventa quasi una sorta di benedizione».

Con l’Ottocento lo sguardo cambia radicalmente: la stanza non è più un teatro ordinato della quotidianità, ma uno specchio della mente moderna. Emblematica, in questo senso, è la stanza di Arles di Van Gogh. La prospettiva instabile, i colori vibranti, la materia emotiva stessa del quadro trasformano lo spazio in una proiezione psicologica. Eppure - sottolinea Valentini - in quella stanza non ci sono solo ombre o dolori cupi: «La finestrella ci permette di riconoscere una via che porta altrove, che porta fuori». Anche nel tumulto della mente, resta un’apertura, un respiro.

La lattaia - Jan Vermeer

La lattaia - Jan Vermeer

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E poi c’è il Novecento, quando con Edward Hopper il rapporto tra abitare e interiorità si fa ancora più complesso. Le sue stanze d’albergo, le case viste dall’esterno, le figure isolate nella luce artificiale raccontano un’alienazione urbana sospesa, quasi clinica. Qui la visione sembra ribaltata, osserva Valentini: è l’esterno che guarda dentro e racconta solitudini metropolitane, con luci quasi ospedaliere. Luci che paiono dire il gelo delle persone, il silenzio, l’impossibilità di comunicare.

Non c’è, dunque, un solo modo di vivere o rappresentare la casa. La casa può essere molte cose, ricorda ancora la scrittrice. Un rifugio, certo, ma anche una prigione, un luogo di grandi sofferenze. Il rapporto con ciò che abitiamo non è mai semplice. E quando viene chiesto a Valentini quale casa sceglierebbe per insegnare a qualcuno a sognare, Valentini indica le dimore immaginate dall’illustratore Alberto Casiraghi: piccole abitazioni “volanti”, sospese tra prati e fiori, appoggiate sul cielo, o immerse nella neve. Case leggere, mobili, poetiche. Case che permettono di sognare e, ogni tanto, di sradicarsi.

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Dentro le mura

Voci dipinte 08.02.2026, 10:35

  • iStock
  • Monica Bonetti
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