Attraverso una selezione di oltre cinquanta dipinti che abbracciano i quattro decenni fondamentali della carriera di Richard Paul Lohse (Zurigo, 1902 - 1988), dagli anni ‘40 fino alla sua scomparsa, il MASI di Lugano offre un’ampia retrospettiva sull’opera dell’artista svizzero.
A cura di Tobia Bezzola e Taisse Grandi Venturi, la mostra rimane aperta fino all’11 gennaio 2026.
Anche se ammettiamo che vi siano casi individuali in cui la libertà di scelta esiste in una certa misura ed è possibile dare un contributo creativo, dobbiamo riconoscere che il design industriale deve necessariamente conformarsi alle condizioni che lo hanno generato e assumere una forma diversa da quella che le arti grafiche avevano assunto nel periodo in cui il lavoro individuale era svolto a mano, quando non esistevano proporzioni standard e lo spirito dell’epoca era adeguatamente espresso da disegni tipografici simmetrici e incisioni su rame di idilli pastorali.
Richard Paul Lohse: On the Sociological Position of the Graphic Designer. In «Neue Grafik », October 1959, p. 59
Tratte da un testo teorico dedicato al progetto grafico, le parole appena citate descrivono la visione che Richard Paul Lohse aveva anche dell’arte e della pittura: le condizioni sociali determinano il modo di agire nell’arte, nella grafica, nella pubblicità. La società moderna genera funzionalità, ripetizione, estensione alle masse dei beni anche nel settore culturale e artistico. È una società razionale e noi possiamo sfruttare le risorse della razionalità che possono essere messe a beneficio di tutti. La modernità è dunque, in questa visione, la realtà storica in grado di promuovere l’uguaglianza e il benessere.
Nato nel 1902 a Zurigo, Lohse è stato un esponente autorevole del razionalismo nell’arte e nell’industria della comunicazione. Il suo percorso è forgiato dalla convinzione che, nella società moderna, la relazione tra arte e progetto moderno siano strettamente connesse.
La macchina e l’espressione sono sviluppate allo stesso tempo, il metodo rappresenta se stesso, è il quadro.
Richard Paul Lohse: Modulare und Serielle Ordnungen. Waser Verlag, Zürich, 1984
A fianco a tale consapevolezza vi è la profonda fiducia, la fede possiamo dire, nella virtuosità di tale relazione. Il risultato artistico, come quello grafico e comunicativo, sono felici se il procedimento relativo è di qualità, che è frutto di un progetto ben disegnato. Spesso i quadri di Lohse hanno una doppia datazione perché la parte fondante è il disegno e il progetto di cui abbiamo testimonianza sui fogli di carta, mentre la realizzazione del quadro è successiva di anni.

Richard Paul Lohse, Acht Farbgruppen mit hellem Zentrum
Vediamo tutto ciò già nei titoli delle opere, per esempio Gruppi complementari attraverso sei serie orizzontali di colori uguali, un disegno a matita di 21 x 29,5 cm del 1950 che poi verrà trasformato in dipinto anni dopo, così come succede con 8 Gruppen mit aufgehellten Farben, concepito nel 1954 e trasformato in quadro nel 1961-1962, oppure con Vier und fünf, Farbgruppen mit hellem Zentrum, concepito nel 1952 e trasformato in quadro nel 1964 o ancora in Gruppe von 8 Quadraten mit vier Rechtecken, concepito nel 1952 e trasformato in quadro nel 1974. Nei disegni esposti all’interno della mostra dedicata a Lohse dal Museo della Svizzera Italiana di Lugano, accanto alla composizione a colori alcuni appunti definiscono misure, relazioni, abbinamenti cromatici. È una parziale finestra sul suo metodo, attraverso la quale vediamo una parte delle considerazioni progettuali dell’artista. La struttura del quadro è in questi casi costruita selezionando un certo numero di colori (per esempio 6 o 8) che vengono disposti secondo la disposizione in una matrice dentro la quale vengono applicate alcune regole di ripetizione e di unicità.
Ciò non vuole dire che tutto il lavoro di Richard Paul Lohse si limiti a questi aspetti ed è interessante studiare il suo sviluppo, dalle fasi durante le quali egli era interessato a sviluppare esperienze storiche concretiste, a quelle in cui i moduli quadrati si articolano nel campo visivo producendo risultati magici, alla crescente standardizzazione, cioè al crescente equilibrio compositivo, cromatico e grafico delle sue opere fino a quelle degli anni ’80 del secolo scorso. È altresì interessante ricostruire come, nelle sue diverse aree di azione (industria della comunicazione e della produzione culturale, arte pittorica) egli abbia articolato modalità sempre riconducibili a un impianto ideologico fortemente strutturato.

Veduta dell'allestimento "Richard Paul Lohse", MASI Lugano
Il ruolo di Lohse nella geografia dell’espressione artistica moderna è dunque importante. Egli ha rappresentato la Svizzera e la cultura razionalista svizzera in sedi espositive istituzionali e commerciali; ha fondato e diretto movimenti di opinione artistica e riviste. Attivo nella qualità di pittore, di grafico, di progettista della comunicazione, di editore e di teorico, vive il razionalismo in chiave modernista, cioè come una forma espressiva coerente con il funzionalismo della società moderna e con la sua concreta realtà. La fiducia nel progresso è anche una fiducia progressista ed egli è stato un militante politico oltre a essere impegnato a coinvolgere il più largo pubblico in una esperienza di bellezza e di equità condivisa. Le opere d’arte vogliono essere riflesso e modello della società egualitaria, una realtà che si propone come tale per la propria qualità: «non vi è definizione dell’estetica senza la definizione delle sue basi sociali».
Tale qualità ha il compito, e la responsabilità, di generare una collettiva armonia che si appoggia sul contributo di ciascuna cellula. La differenza cromatica tra ogni componente (un quadrato, un rettangolo) viene studiata e al contempo valorizzata per la propria capacità di contribuire all’equilibrio d’insieme. L’equilibrio è anche eminentemente grafico e progettuale e qui abbiamo uno degli aspetti più delicati, ambigui e potenzialmente contraddittori del lavoro. Poiché della pittura viene proposta la potenza comunicativa, attraverso il colore di tasselli semplici e conformi, la componente grafica e progettuale («il metodo rappresenta se stesso, è il quadro»: «il campo pittorico è un campo strutturale») domina su quella alchemica e lirica ed è successo che il risultato venga interpretato come qualcosa di decorativo o una ginnastica intellettuale, fino ad arrivare all’opinione sprezzante espressa da Gillo Dorfles nel 1957:
La Svizzera s’è accontentata decorare una parete con la frigida composizione rettangolistica di Lohse, questo modesto e ormai desueto concretista
Gillo Dorfles, Domus, 1957
Significativamente l’ambiguità viene espressa negli stessi termini delle definizioni perché la parola “concreto”, che nella lingua comune verrebbe da affiancare a modalità di rappresentazione agli antipodi di quelle di cui stiamo parlando, qui si affianca alla parola “astrazione” allorquando, nel linguaggio esterno al mondo di cui stiamo parlando, un pensiero o una espressione poco concreta sono, appunto, definiti astratti.

Serielles Reihenthema in achtzehn Farben, Variation A, 1981/82
Concretamente (giochiamo anche noi con le ambiguità semantiche e concettuali), nella realtà della pittura, se componiamo alcuni quadrati di colori diversi, l’effetto percettivo è più forte, la sensibilità di noi osservatori viene colpita in modo maggiore rispetto a ciò che succede al di fuori dalla composizione, cioè del progetto. Il compito dell’artista è quindi di trattare forme astratte come dei soggetti che agiscono in modo responsabile, perché progettato con cura. La cura produce qualità e incontra la metafora dell’egualitarismo democratico. La realtà prodotta ci sollecita in virtù della pastosità della relazione tra forme, colori, dimensioni, modalità di azione e percezione.
L’astrattismo democratico di Richard Paul Lohse
Alphaville 08.09.2025, 11:05
Contenuto audio
Richard Paul Lohse agisce, all’interno di questo vasto spettro, con un impegno di sperimentazione importante. Nel 1988 Donald Judd, in presentazione di una mostra a lui dedicata, scrive:
Gli atteggiamenti impliciti nell’opera di Lohse, comprese le idee forti e ancora radicali sulla società, sono molto interessanti, sia per quanto riguarda gli aspetti più antichi che quelli più recenti. I quadrati e i rettangoli compongono schemi che si ripetono o variano con colori che si ripetono o variano di conseguenza. Questo modo di lavorare, che ora è comune a molti di noi, non esisteva prima […]. Nell’opera di Lohse c’è la fine della tradizione compositiva europea, una fine positiva, e c’è anche l’inizio di molto di ciò che sta ancora cominciando a svilupparsi.
Richard Paul Lohse, in Donald Judd Writings, 1988, pp. 514-516
Richard Paul Lohse al MASI di Lugano
RSI Cultura 06.09.2025, 19:00

