C’è un momento, davanti ai quadri di Segantini, in cui la luce smette di essere un fenomeno e diventa un comportamento. Non illumina: insiste. Non descrive: pretende. È una luce che non si accontenta di stare sulla superficie delle cose, ma le trafigge, le mette alla prova, le costringe a dire chi sono davvero. La mostra di Bassano del Grappa parte da qui, da questa ostinazione luminosa che ha guidato Segantini per tutta la vita, e la dispiega in un percorso che non celebra un maestro, ma un modo radicale di guardare il mondo.
Segantini ritrovato
Alphaville 12.01.2026, 11:05
Contenuto audio
Segantini non dipingeva la montagna: la interrogava. La trattava come un organismo morale, un luogo dove la vita si misura con la sua stessa fragilità. Le donne che filano, i pastori, gli animali, i pendii innevati: tutto è attraversato da una tensione che non è narrativa, ma etica. La natura non è sfondo, è interlocutore. E la luce è il linguaggio di questo confronto.
Giovanni Segantini: "Ritorno dal bosco"
La retrospettiva di Bassano ricostruisce questo viaggio con rigore e ampiezza, seguendo l’artista dai primi anni milanesi fino all’approdo alpino, dove il Divisionismo diventa non una tecnica, ma una necessità. La scomposizione del colore non è un esercizio formale: è un modo per restituire al mondo la sua complessità, per far emergere ciò che non si vede ma insiste. Ogni tratto è un tentativo di raggiungere una verità che non si lascia afferrare, ma che si intuisce nella vibrazione della luce.
Il dialogo con i grandi europei del tempo – Millet, Van Gogh, i simbolisti – non serve a costruire genealogie, ma a mostrare come Segantini fosse parte di una ricerca più ampia: quella di un’arte che non mira a rappresentare ma a rivelare.
Giovanni Segantini: "Le due madri"
E poi ci sono le grandi tele alpine, quelle in cui la luce diventa struttura, architettura, destino. Qui Segantini raggiunge la sua voce più alta: quella di un artista che ha trovato nella montagna il luogo in cui la sua pittura poteva finalmente diventare ciò che doveva essere.
Uscendo dalla mostra, resta una sensazione precisa: Segantini non cercava la bellezza, cercava un equilibrio. Un modo per tenere insieme la vita e la sua ombra, la natura e la sua durezza, la luce e ciò che la luce non riesce a spiegare. È questo che ancora oggi colpisce: la sua pittura non consola, non addolcisce. Chiede. E continua a farlo.

Segantini tra arte e scienza
Prima Ora 13.01.2026, 18:00
