La mostra di Simonetta Martini alla Salita dei Frati introduce alla calma.
Le opere esposte in Propizio è attraversare la grande acqua non chiedono interpretazioni immediate. Si offrono con discrezione.
Dai primi anni Ottanta Martini ha lavorato con continuità, costruendo una figurazione visionaria e allegorica nutrita di memorie antiche, di colori che si muovono tra contrasti accesi e armonie più trattenute. È un lavoro che non ha mai ceduto alla fretta.
Poi, dal 2018, qualcosa cambia. La grande opera per i Trasparenti di Mendrisio e i disegni dell’album Primavera, realizzati nel bosco di Curio, segnano un passaggio netto. Martini lo racconta con semplicità: l’acqua, che era base dei suoi colori, è diventata forma. «Le ho lentamente ceduto il controllo». È una frase che dice molto: l’artista che si affida all’elemento più mutevole, lasciando che sia lui a guidare il gesto. L’acqua cancella, specchia, erode, trasforma. E in questa trasformazione rivela mondi.
Simonetta Martini in mostra alla Salita dei frati
RSI Cultura 10.03.2026, 11:28
La mostra raccoglie le opere nate da questo affidamento. Mari, fiumi, paludi: non come paesaggi, ma come luoghi interiori. L’acqua come nascita e come fine, come luce e come oscurità. Nel margine che ancora le appartiene, Martini riconduce l’elemento alle sue forme note — vortici, cascate, correnti — ma senza forzarlo. È un equilibrio che ricorda certe parole di Marguerite Yourcenar: «L’acqua è la più paziente delle forze; scava le montagne e riempie gli abissi». Qui la pazienza non è un tema, è un metodo.
Opere Simonetta Martini alla Salita dei Frati
Un riferimento utile, per comprendere questo nuovo rapporto con il liquido, è Helen Frankenthaler. Non tanto per una vicinanza stilistica, ma per il modo in cui la pittrice americana aveva trasformato il colore diluito in un alleato del processo creativo. Frankenthaler lasciava che la pittura, assorbita dalla tela, trovasse da sé il proprio percorso: un gesto di fiducia nella materia più che un atto di controllo. In Martini si ritrova qualcosa di simile. L’acqua non è più un semplice mezzo, ma una guida. La forma nasce dal suo movimento, non da un disegno imposto. Nemmeno peregrino è il parallelismo con William Turner. Non per la somiglianza delle immagini, ma per l’idea che l’acqua non sia un soggetto, bensì un principio. Turner lasciava che la luce e il vapore dissolvessero le forme; Martini lascia che l’acqua le generi. In entrambi i casi, la realtà non è mai definitiva. È un movimento.
Il destino nel nome: Simonetta Martini pittrice di Curio
Laser 23.07.2012, 02:00
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Il titolo, tratto dal Libro dei Mutamenti (I Ching), non è un ornamento. È una chiave. Attraversare la grande acqua richiede coraggio, perché i pericoli non mancano. Ma il tempo è propizio. È una frase che potrebbe valere per l’arte come per la vita. E forse è questo il punto: Martini non cerca di stupire, non cerca di imporre un messaggio. Lavora per sottrazione, per chiarificazione. Le sue opere non chiedono interpretazioni, chiedono attenzione.
Nello spazio dei Frati, con la sua architettura severa e la sua luce misurata, questo lavoro trova una risonanza naturale. Non c’è nulla di spettacolare, nulla di gridato. C’è un ritmo lento, una continuità che non si impone ma si lascia seguire. E mentre tutto — perfino la grande balena evocata in una delle sue immagini — «pulsa di canto», la mostra ricorda che l’arte non è un gesto di conquista. È un attraversamento. Propizio, appunto.
Abitare il museo
Voci dipinte 15.03.2026, 10:35
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