Mostre

Lo sguardo di Felice Varini

La monografica al Museo d’arte di Mendrisio trasforma l’architettura in un’esperienza percettiva tra geometria, luce e movimento

  • Un'ora fa
Felice Varini durante l’allestimento della mostra al Museo d’arte Mendrisio.jpg
  • mendrisio.ch
Di: Voci dipinte/gapo 

Al Museo d’Arte di Mendrisio, la prima grande monografica svizzera dedicata a Felice Varini trasforma l’intero edificio in un campo di esperienza visiva in continua mutazione. La direttrice e curatrice Barbara Paltenghi Malacrida, insieme a Francesca Bernasconi, ha costruito un progetto atteso da anni: nonostante oltre mezzo secolo di carriera internazionale, infatti, l’artista ticinese non aveva ancora avuto in Svizzera una retrospettiva di questa portata.

La mostra nasce da un dialogo serrato tra pittura e architettura. La direttrice del museo sottolinea a Voci dipinte, come il complesso di San Giovanni, con la sua stratificazione storica e i suoi spazi articolati, non sia stato pensato come semplice contenitore ma come interlocutore attivo. Corridoi, chiostro, scalinate e aperture diventano parte integrante delle opere, che si distendono su superfici che superano complessivamente i mille metri quadrati, tra pittura e interventi adesivi.

Il percorso espositivo alterna un’opera inedita a una serie di “attualizzazioni” di lavori storici, concetto centrale nella pratica di Varini: opere concepite come partiture, capaci di essere reinterpretate in spazi diversi. Tra queste, anche un intervento proveniente dalle collezioni del Centre Pompidou, riallestito appositamente per il chiostro del museo sotto la supervisione diretta dell’artista.

Spirale gialla, Mendrisio, 2026

Spirale gialla, Mendrisio, 2026

  • Mattia Mognetti

Il risultato è un attraversamento che coinvolge il visitatore fin dall’ingresso. Le forme geometriche – cerchi, ellissi, linee e rettangoli – si ricompongono in immagini perfette solo da un punto di vista preciso, per poi dissolversi in frammenti quando ci si muove nello spazio. Paltenghi Malacrida insiste su questo aspetto: lo spettatore non può restare passivo, ma diventa parte dell’opera attraverso il proprio movimento, sperimentando una percezione dinamica e instabile.

Varini stesso, spiega come il punto di vista sia uno strumento di costruzione più che un traguardo. La sua pittura si attiva nel rapporto tra spazio, luce e tempo, e si trasforma continuamente a seconda delle condizioni. Fuori dal punto privilegiato, ciò che resta sono frammenti che vivono autonomamente nello spazio, in una tensione costante tra controllo e imprevedibilità.

Dischi volanti, Mendrisio, 2026

Dischi volanti, Mendrisio, 2026

  • Mattia Mognetti

Questo dialogo tra precisione geometrica e instabilità percettiva è amplificato dall’uso della luce naturale, scelta fortemente voluta dall’artista. Le opere cambiano nel corso della giornata, modificando colori e intensità e rendendo ogni visita diversa. In questo senso, come evidenzia anche il contributo critico di Paolo Bolpagni, la pittura di Varini introduce una dimensione temporale che la avvicina alla musica, facendo dell’esperienza un processo che si costruisce nel tempo.

Il percorso culmina con l’opera inedita Dischi volanti, che mette ulteriormente in crisi l’idea di un unico punto di vista, moltiplicando le prospettive possibili e accentuando la sensazione di instabilità. È una sintesi efficace della ricerca di Varini: una pittura che non rappresenta lo spazio ma lo rivela e lo trasforma, costringendo a rinegoziare continuamente il modo di guardare.

La mostra, aperta fino all’11 ottobre 2026, si configura allora come un’esperienza immersiva che ridefinisce il rapporto tra opera, architettura e pubblico, restituendo la complessità di uno degli artisti svizzeri più influenti della scena contemporanea.

55:56
Nero giallo blu e rosso per l’ellisse e il cerchio, Mendrisio, 2026 
Pittura acrilica e pellicola vinilica

Pittore nello spazio

Voci dipinte 17.05.2026, 10:35

  • © Mattia Mognetti
  • Cristiana Coletti

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