Cinema

Folle, matto, svitato cinema: 130 anni di pazzia su schermo

Un po’ di follia, per fare film, ci vuole: ecco qualche pellicola che l’ha portata anche davanti agli occhi degli spettatori, con personaggi e situazioni fuori di testa. Dai Monty Python a Ace Ventura. E David Lynch?

  • Un'ora fa
Ace Ventura - L'acchiappanimali, 1994

Ace Ventura - L'acchiappanimali, 1994

  • IMAGO / Bestimage
Di: Alessandro De Bon 

Cinema e follia coincidono dal primo istante. Cosa potevi pensare d’altronde nel 1895 di due fratelli che ti invitavano a vedere la realtà muoversi su un muro, se non che fossero completamente pazzi? Grazie al loro catafalco però, che le immagini in movimento le proiettava davvero, ai Lumiere andò meglio di Galileo, Giovanna d’Arco e Giordano Bruno e la follia, consumato lo stupore, dal proiettore passò allo schermo.

Se la pazzia è stravaganza e personaggio l’elenco si fa presto infinito. È letteralmente (scienziato) pazzo Christopher Lloyd in Ritorno al futuro (Robert Zemeckis, 1985), è fuori di testa Zach Galifianakis in Parto col folle (Todd Phillips, 2010) ed è un monumento alla follia l’intera filmografia di Jim Carrey. E proprio lui, lo scemo più scemo, il Grinch, The Mask, nei panni dell’accalappiacani meno probabile della storia (Ace Ventura di Tom Shadyac, 1994) ci permette di passare a una follia che non fa per niente ridere, anzi. Perché sempre nei panni di un accalappiacani è protagonista di un viaggio nei meandri spigolosi e sfocati della psiche umana in cui la follia è ossessione e paranoia (Number 23 di Joel Schumacher, 2007).

Un giorno di ordinaria follia, 1993

Un giorno di ordinaria follia, 1993

  • IMAGO / Allstar

Se poi per folle intendiamo qualcosa o qualcuno che esce dagli schemi per volontà o sfinimento, per fuga o burnout, stuzzicato e sfinito da una società che sapendosi folle addita di schizofrenia chi la sgama, allora benvenuti in Un giorno di ordinaria di follia di Michael Douglas (ancora Joel Schumacher, 1993), nel taxi di Robert De Niro (Taxi Driver di Martin Scorsese, 1976), ne La pazza gioia di Valeria Bruni Tedeschi e Micaela Ramazzotti (Paolo Virzì, 2016) o nell’assolo distopico di Joaquin Phoenix (Joker di Todd Phillips, 2019).

Splendidamente altro, imprevedibile e inclassificabile - quindi folle - è tutto quello che hanno pensato, scritto e girato nel corso della loro esistenza i Monty Python; non potendone però scrivere l’agiografia e volendo concederci la follia di sceglierne uno su sei, allora largo a Terry Gilliam, capace di dipingere la pazzia con ogni sua tinta: quella politica (L’esercito delle 12 scimmie, 1995), quella allucinogena (Brazil, 1985), quella sociale (La leggenda del re Pescatore, 1991), quella poetica (Tideland - Il mondo capovolto, 2005), quella biografica (Paura e delirio a Las Vegas, 1998), quella letteraria (Le avventure del Barone di Munchausen, 1988) e quella produttiva (il progetto de L’uomo che uccise Don Chisciotte, 2018, in parte raccontato in Lost in la Mancha, 2002).

Qualcuno volò sul nodo del cuculo, 1975

Qualcuno volò sul nodo del cuculo, 1975

  • IMAGO / Allstar

A proposito di lettura politica della pazzia, difficile non fermarsi di fronte a Qualcuno volò sul nido del cuculo, il Franco Basaglia in 16:9. Sì ok, ce ne sono e saranno stati molti altri (vedi Shutter Island di Martin Scorsese, 2010), ma nel film di Miloš Forman del 1975 tutto è da primato della follia: la sua regia, Jack Nicholson — esempio perfetto di quanto la follia sia una direttrice di casting infallibile — la sceneggiatura (quindi il romanzo di Ken Kesey) e uno dei cast più allucinanti, potenti e commoventi di sempre: Louise Fletcher, Danny De Vito, Will Sampson, Sydney Lassick e di nuovo Christopher Lloyd.

Poi c’è l’horror, di cui la pazzia è la chiave ideale, il passe-partout con cui spalancare le porte del terrore e dell’angoscia. E quindi Shining di Stanley Kubrick, in cui la follia è armata d’accetta e macchina da scrivere, Misery non deve morire di Rob Reiner, in cui è “donna e martello”, e il più (sangue) fresco La casa di Jack di Lars Von Trier, in cui è cric e freezer. Se poi sostituite l’accetta, il martello e il cric con un pianoforte, ecco che la follia diventa genio et voilà Sua Maestà Mozart (Amadeus di Miloš Forman, 1984), la pazzia a coda di David Helfgott (Shine di Scott Hicks, 1996) e il talento da panico di Brian Wilson e dei Beach Boys (Love & Mercy di Bill Pohlad, 2014).

Finito? No. Perché evitando di inciampare di nuovo nell’arroganza di definire folle l’intera filmografia di David Lynch, semplicemente perché non ci è chiara o conforme, possiamo invece definire, timbrare e certificare una cinematografica follia Fitzcarraldo di Werner Herzog. Folle la storia di issare una nave in cima a una montagna, folle la produzione bersagliata di incidenti disgrazie e sciagure, e folle Klaus Kinski, una delle pazzie più illuminate, ingestibili e espressive della storia del grande schermo.

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53:06

Follia

Cliché 27.03.2026, 21:55

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