Cinema

A Cannes arriva il fandom (e i cine-snob gli fanno spazio)

Da Peter Jackson a Fast & Furious, il festival francese nell’edizione 2026 riconosce il valore culturale del cinema che crea comunità e legami emotivi di massa

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Vin Diesel a Cannes 2026

Vin Diesel a Cannes 2026

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Di: Chiara Fanetti 

Il cinema commerciale non è certo estraneo al festival di Cannes, intendiamoci: E.T. L’extraterrestre chiuse l’edizione 1982, Star Wars: Episodio II - L’attacco dei cloni fu mostrato fuori concorso nel 2002 e negli ultimi anni la tendenza è diventata tradizione, con saghe approdate sulla Croisette per rilanciarsi (Top Gun: Maverick) o chiudersi (Indiana Jones). L’assenza quest’anno di titoli simili ha sollevato gli amanti del cinema d’autore, da sempre diffidenti verso queste operazioni. Ma poi, come avranno reagito all’annuncio della Palma d’Onore a Peter Jackson, un neozelandese partito da commedie splatter a zero budget e diventato il re delle trilogie con Il Signore degli Anelli e Lo Hobbit?

Il rapporto tra il regista e Cannes riassume un cambiamento che riguarda non solo il festival, ma l’evoluzione culturale degli ultimi anni. Lo ha raccontato lo stesso Jackson durante l’incontro pubblico riservato ai premiati d’onore, ricordando il 1988, anno in cui era sbarcato al Marché du Film per vendere il suo esordio Bad Taste - Fuori di testa:

Sono andato al Palais des Festivals per recuperare il mio accredito, era come se avessi ricevuto il biglietto d’oro di Willie Wonka per accedere a qualsiasi proiezione. Quando sono andato verso il bancone però un agente di sicurezza mi ha buttato fuori perché indossavo dei pantaloni corti. Ero tentato di metterli con lo smoking, l’altra sera alla premiazione, ma non sono così coraggioso.
Peter Jackson con la palma d'oro d'onore a Cannes 2026

Peter Jackson con la palma d'oro d'onore a Cannes 2026

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Shorts o meno, il premio a Peter Jackson rappresenta una rivalsa per un tipo di cinema e un tipo di autore diverso da quello incarnato dai grandi nomi della Nuova Hollywood, cresciuti a pane, Nouvelle Vague e Roger Corman. Gli inizi nell’horror a basso budget — figlio di registi come George Romero e Sam Raimi — e poi la guida del gigantesco progetto tolkieniano lo hanno reso una figura familiare al pubblico, ma in modo diverso rispetto a Spielberg o Lucas. Jackson è, per il pubblico, un pari che ce l’ha fatta: un fanboy diventato autore di un colossal fantasy da 17 Oscar. La sua Terra di Mezzo è un luogo sicuro in cui tornare: personaggi e sequenze sono parte di un archivio condiviso da un audience che spazia dall’appassionato del genere allo spettatore occasionale, di un cinema popolare che non fa sentire il pubblico al cospetto del film, ma dentro.

Per motivi diversi, questo accade anche con una saga ipercommerciale come Fast & Furious, celebrata a Cannes con tappeto rosso e proiezione al Grand Théâtre Lumière per i 25 anni del primo capitolo. Anche qui, per molti giornalisti è stata un’eresia trattare un film di muscoli e auto truccate come un classico del cinema. Eppure la proiezione di mezzanotte è stata un successo, tra standing ovation, grande commozione e fan in attesa.
Insomma, il cinema che crea legami emotivi di massa merita, secondo il più importante festival europeo, dignità storica quanto quello d’autore, e anche i nerd e i Vin Diesel a Cannes sono i benvenuti.

Vin Diesel e Meadow Walker, figlia di Paul

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Questo riconoscimento del fandom, dell’intrattenimento, dell’eccesso e dello spettacolo risuona, con traiettorie differenti, anche nella Palma d’Onore improvvisata a John Travolta. Un attore che ha costruito la propria carriera attraverso il legame con il pubblico della sua generazione, diventando corpo del cinema pop: disco, musical, action movie, televisione popolare. A ben guardare, anche l’altra premiata Barbra Streisand ha trasformato una forte identità personale — inizialmente considerata “non standard” da Hollywood — in un marchio enorme e riconoscibile, attraverso il melodramma, lo spettacolo mainstream emotivo e l’affetto della comunità queer.

La stessa accelerazione (d’ispirazione locarnese?) nell’attribuzione dei premi d’onore - dal 2021 assegnati ogni anno, spesso a più persone per edizione - sembra una strizzata d’occhio al pubblico, una forma di legittimazione del suo ruolo.

Peter Jackson ha detto durante l’incontro al festival: «È incredibile aver ottenuto una Palma d’Oro senza aver dovuto nemmeno fare un vero film da Palma d’Oro». Forse stiamo assistendo all’ennesimo cambio di passo delle grandi istituzioni del cinema, non privo di furbizia ma comunque benvenuto, verso il ritorno al cinema come arte nata per la gente prima che per le élite culturali.

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L'esordio da regista di John Travolta a Cannes

Telegiornale 16.05.2026, 20:00

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