Cinema

Humor nero, neve bianca, rosso sangue

Compie 30 anni un film fondamentale del cinema americano dei Novanta: Fargo, di Joel e Ethan Coen, è una storia di ordinaria follia ambientata nel gelido Midwest, e un viaggio nella commedia umana fatto di violenza e ironia

  • Ieri, 15:00
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  • IMAGO / Everett Collection
Di: Nicola Lucchi 

Se dopo aver realizzato quattro film molto apprezzati dal circuito indipendente vi ritrovate di fronte a un flop commerciale, le strade da percorrere per il vostro sesto progetto dovrebbero tutte avere a che fare con la parola “prudenza”. Semplice buonsenso, verrebbe da dire. Se non fosse che a firmare il disastro economico di Mister Hula Hoop (1994) furono due fratelli che avevano cancellato quel termine dal proprio vocabolario. Ne sa qualcosa il loro collaboratore William Preston Robertson, che una volta letta la sceneggiatura di Fargo (1996) si limitò a commentare che era «La cosa più strana, più bizzarra, più inaccessibile tra tutte quelle che avete scritto». È però proprio grazie a questa bizzarria che Joel ed Ethan Coen avrebbero raggiunto il punto di svolta delle loro carriere, aprendo le porte del mainstream hollywoodiano e ponendosi tra i più capaci rappresentanti del cinema postmoderno.

Fargo non fa che rovesciare i generi, manipolarli, trasformare il crimine in commedia, il bianco della neve in una tinta cangiante tra il rosso e il nero. È un viaggio in un’America poco battuta dal cinema, ma soprattutto nella mente umana, illuminata nei suoi angoli più oscuri e nelle sue idiosincrasie. Un carattere rivoluzionario che emerge fin dalla prima sequenza, quando l’auto che avanza lenta nel candore accecante è anticipata dal cartello che presenta il film come tratto da eventi realmente accaduti nel 1987. Un’informazione falsa, che apre a un intreccio apparentemente semplice, nel quale un rapimento affidato a dei criminali sbagliati dà seguito a una successione di eventi imprevedibili. Ad indagare, una poliziotta incinta il cui temperamento calmo e razionale si contrappone alla spirale di brutalità generata dai protagonisti maschili. È forse proprio in questo aspetto che risiede il cuore della pellicola: un universo “gentile” e ordinario fatto di gesti quotidiani destinato a confrontarsi con l’irruzione improvvisa della violenza.

La scelta del cast mise in mostra attori in interpretazioni decisive per la carriera, dallo straordinario Steve Buscemi alla magnifica Frances McDormand, che proprio grazie al ruolo della poliziotta Marge Gunderson portò a casa una delle sette statuette a cui il film era stato nominato. La risposta del pubblico e della critica fu quasi unanime e l’influenza del film, considerata opera da preservare dal National Film Registry già nel 2006, è testimoniata dalla serie televisiva nonché dalle numerose citazioni dedicate. A decretarne il successo non fu solo l’aspetto neo-noir, ma l’impeccabile costruzione stilistica, nella quale spicca una fotografia capace di trasformare l’ambiente innevato in un elemento narrativo simbolo dell’isolamento interiore dei personaggi.

Joel e Ethan Coen sul set di Fargo, 1996

Joel e Ethan Coen sul set di Fargo, 1996

  • IMAGO / Capital Pictures

Il critico Roger Ebert ha scritto che Fargo «fa ruotare la sua storia tra satira, commedia, suspense e violenza, finché emerge come uno dei migliori film che abbia mai visto». È in questa capacità di fondere i generi che risiede la grandezza della pellicola, nonché nella sua abilità di sondare la miseria umana. Fargo è contemporaneamente un thriller, una commedia nera e una riflessione esistenziale sul caso e sull’assurdità della vita: una combinazione che ha contribuito a ridefinire il noir contemporaneo, spostandolo dai contesti urbani tradizionali verso ambientazioni periferiche apparentemente anonime. Un film che ha esercitato un’influenza significativa sul cinema successivo, contribuendo alla diffusione di narrazioni crime dai toni ambigui e di personaggi complessi, portando molti autori ad adattarsi al modello. Un film che, rivisto dopo trent’anni, sembra non essere invecchiato di un giorno.

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