Cinema

It Ends With Us 

L’amore tossico che non va più di moda

  • 30 September 2023, 06:15
  • CULTURA
Colleen Hoover, Siamo noi a dire basta

Colleen Hoover, Siamo noi a dire basta, Sperling & Kupfer

Di:Valentina Mira

Uscirà il 9 febbraio 2024 la trasposizione cinematografica di “It Ends With Us”, almeno negli Stati Uniti. Confermata la partecipazione di Blake Lively, attrice-feticcio generazionale dopo “Gossip Girl”,  ma anche dopo “Quattro amiche e un paio di jeans“. Lei lo aveva già fatto intendere all’inizio di quest’anno con una storia non eccessivamente criptica su Instagram: capelli rossi, stavolta, e una canzone in sottofondo, “Lily (My One and Only)” degli Smashing Pumpkin’s. Lily, come la protagonista di “It Ends With Us”, appunto.

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A febbraio il film con Blake Lively e Justin Baldoni dal bestseller del NY Times

La notizia dell’uscita del film ci interessa perché il libro in questione è un po’ il simbolo di un filone particolare, che va attenzionato. Questi decenni ci avevano abituati a un netto distacco tra il teen drama più classico, quello che qualcuno con snobismo intellettuale definisce “romanzetto rosa”, e gli argomenti veramente importanti. Ed era meglio che le due cose non s’incrociassero mai, se non si volevano sentire discorsi sociali di cruciale importanza annacquati e travisati. Solo pochi mesi fa un’autrice di bestseller ‘rosa’, invitata in televisione per la prima volta, rispondeva alla domanda su come mai i suoi protagonisti avessero delle storie difficili e svariati traumi, e lo faceva con disarmante inconsapevolezza: «Perché sono lontani da me». Ammettere in televisione di avere avuto una storia facile e che ti piace raccontare i traumi altrui senza averne conoscenza probabilmente neanche di seconda mano: questi i rischi del genere. Che tuttavia vende tantissimo. Perché continua a fare il suo, distrarre.
“It Ends With Us” è di un’altra pasta. Non si tratta di grande letteratura, né vuole esserlo. Ma fa una cosa interessante, che in un certo senso fa scuola; utilizza la forma e il linguaggio del romanzo rosa tradizionale per provare a introdurre argomenti complessi come la violenza di genere. Sarà l’ispirazione autobiografica, dichiarata solo in sede di ringraziamenti dall’autrice, sarà che i tempi sono maturi per non romanticizzare più gli uomini violenti. In ogni caso, “It Ends With Us” mantiene quello che promette nel titolo: spezza un ciclo. O almeno ci prova. 

Il libro esce nel 2016 ed è ispirato alla relazione tra i genitori dell’autrice, Coleen Hoover, classe 1979. Hoover l’ha definito “il libro più difficile che abbia mai scritto”. Nel 2019 aveva già venduto 1 milione di copie ed è stato tradotto in 20 lingue. Ma è stato nel 2021 che ha raggiunto il suo picco di fama; quando, precisamente, ha guadagnato l’attenzione del #BookTok, che l’ha portato a gennaio 2022 al primo posto nella best seller list del New York Times, lista nella quale è rimasto per 90 settimane.
Il punto di forza è lo stesso che ha posizionato la serie tv “Maid” su Netflix nelle classifiche delle più viste per molto, molto tempo: raccontare la violenza di genere senza la consueta malagrazia mistificante della realtà, quando non rivittimizzante. Mantenendo un linguaggio assolutamente mainstream, e pure qualche stereotipo del genere (young adult), ma non di genere.

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Blake Lively e Justin Baldoni durante le riprese a maggio 2023

È una delle cose migliori che ha fatto il #MeToo: un po’ d’aria fresca anche nell’immaginario dei generi più stantii. Se proprio non possiamo fare a meno del “romance”, che almeno non sia scemo.
Meglio ancora, che sia consapevole.
“It Ends With Us” ha qualche freccia al suo arco, per esempio una descrizione onesta di cosa vuol dire una famiglia disfunzionale: l’enorme diffusione del libro ci fa solo capire l’insufficienza della definizione stessa di famiglia disfunzionale; sono tante, troppe, sono le nostre, la normalità è fatta anche e soprattutto di dinamiche (anche, non solo ma anche) violente. Non ci resta che “spezzare il cerchio”. Che è esattamente quello che prova a fare Hoover con il suo libro, un “romance” che osa immaginarsi - e che probabilmente per la vicenda personale dell’autrice è riuscito a essere - trasformativo.

Ultimamente è molto di moda fare le pulci a prodotti di intrattenimento che nascono e crescono e si diffondono nel mainstream, che però quantomeno tentano di evitare di fare i danni che generano prodotti analoghi. Ma il termine di paragone di un libro come “It Ends With Us” non è ”Il secondo sesso”, come il competitor di “Barbie” non era “Quarto potere”. Nel caso in questione ci muoviamo nell’area di “Twilight”, e delle orrorifiche sfumature di svariati colori tra cui, forse, il grigio. Solo che stavolta, anziché farti venire voglia di metterti con un vampiro (vampiro energetico, magari, visto che quelli veri ce li siamo risparmiati, non esistono), oppure di firmare un contratto con un milionario per cedergli la tua verginità (parlano di questo, le “Sfumature”?), ti suggerisce che spezzare un ciclo di violenza, familiare e non, è possibile.
Lo fa la protagonista del libro, lo fa l’autrice dello stesso. Questo è difficilmente non apprezzabile, e se a piccoli passi qualche generazione si salva dagli “young adult” più tossici - sicuramente corresponsabili di un immaginario romantico pericoloso e talvolta mortifero - abbiamo un buon motivo per guardare con attenzione e senza snobismo al film che sarà tratto da “It Ends With Us”. Tutto quello che riguarda le masse deve interessare chi fa lavoro intellettuale.
E poi ci interessa chi Serena van der Woodsen (“Gossip Girl”) ha deciso di diventare da grande.

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