Una boomer, una nepo baby. Chissà come potrebbe definire Liza Minnelli un sedicenne di oggi. Sarebbero, quelle definizioni, una forma di decodifica aberrante, ma non del tutto sbagliate: Liza Minnelli è tecnicamente una boomer, e senza dubbio alcuno il più fulgido esempio di nepo baby che abbia mai frequentato gli studi di Hollywood.
In quanto boomer, fa parte della prima generazione che è stata effettivamente considerata una generazione, grazie alla fantasia dei media e alla necessità dei pubblicitari di segmentare il pubblico. Anni fa l’Atlantic scriveva che prima della metà del ventesimo secolo c’erano invece le epoche – magari era l’Illuminismo, magari la Gilded Age, ma insomma: si viveva in un determinato periodo, e indipendentemente dall’età, quello si condivideva. La generazione è invece un concetto più definito (dall’anno di nascita), e in più, a partire proprio da quella dei boomer, le esperienze generazionali dei giovani hanno cominciato a essere diverse da quelle degli anziani, che pure condividevano la stessa epoca.

Liza Minnelli sul set con Mel Brooks, 1976
Liza è arrivata sulla scena in quel fondamentale momento di cambiamento, nello spartiacque degli anni Cinquanta. Figlia di un regista premio Oscar, Vincente, e di una delle più grandi star della storia del cinema americano, Judy Garland. Nepo baby, certo.
Però figlia di Judy, una dotata di fama tanto ineguagliabile che non c’era neppure da provarci, a stare al suo livello: era stata così grande, Judy, da essere il simbolo stesso dello star system hollywoodiano. Era della stessa materia di cui erano fatti i sogni popolari degli anni Cinquanta, la stessa che prima era stata usata per Katharine Hepburn, e poi avrebbe plasmato Marilyn Monroe. Ed è curioso pensare che Liza probabilmente sapeva di non poter essere famosa come Judy, mentre una qualsiasi giovane attrice di oggi sa che non potrà mai raggiungere le vette di fama che può aver sperimentato una Liza Minnelli, che è stata famosa prima dell’epoca (again) odierna della frammentazione, in cui non esiste più il famoso universale, ma tante nicchie che si sfiorano senza incontrarsi. Comunque.

New York, New York, 1977
Liza, in effetti, non è stata Judy. Ma il pubblico ha continuato a vedere vite parallele tra lei e la madre, che le aveva lasciato in dote un finale già scritto: successo enorme nello show business, fallimento assoluto nella vita personale. Da una parte Emmy, Grammy, Oscar e Tony (Liza Minnelli è una delle 28 persone ad aver completato il Grande Slam dei premi più importanti dello spettacolo americano), dall’altra la depressione (stessa condizione che aveva, se non direttamente causato, almeno accelerato la fine di Judy Garland a soli 50 anni), l’alcolismo, le droghe. Eppure, gli stessi 80 anni di Liza ci dicono che anche i predestinati possono sfuggire alla sorte: non solo si è disintossicata, ma è sfuggita a una malattia devastante come l’encefalite, che l’aveva lasciata quasi incapace di parlare e camminare. Resilienza, per continuare a usare (spero che mi perdonerete) un lessico contemporaneo.

The Muppet Show, 1979
Quante altre parole servirebbero, per raccontare la vita di una ottantenne che può dire di aver iniziato la sua carriera sul palcoscenico a due anni (quando è apparsa in braccio a sua madre, nel finale di I fidanzati sconosciuti)? Troppe. Inutile ricordare che ha sbancato Broadway ancora prima di poter ordinare (legalmente) un drink al bar del Plaza; che nel cinema ha lavorato con i più grandi, da Otto Preminger a Scorsese – per tacer di Bob Fosse, naturalmente. Inutile sottolineare che, se a Hollywood esistesse un patriziato, lei sarebbe la presidente del consiglio direttivo.
Forse, come ha giustamente sottolineato il New York Times, si può invece dire che Liza è una delle pochissime il cui volto è più famoso delle pellicole che ha interpretato. Il caschetto, il mascara esagerato intorno agli occhi: chiedete a un qualsiasi disegnatore di dare forma a un suo ritratto, gli basteranno pochi tratti.
Icona: ecco un’altra parola abusata, nel 2026. E perfetta.
SRF, “Gesichter & Geschichten”, 07.08.2024





