L’esistenzialismo torna a parlarci con sorprendente attualità ogni volta che il mondo sembra attraversare una frattura profonda. Per il professor Massimo Marassi, questa corrente nasce come risposta alla crisi europea tra le due guerre, quando «l’ottimismo ottocentesco si frantuma e l’analisi dell’esistenza diventa lo strumento per comprendere l’uomo nel suo disorientamento».
Al centro c’è l’individuo concreto, immerso in un mondo che non offre certezze. È un approccio che unisce filosofia, letteratura e teatro, dalle intuizioni di Heidegger e Jaspers alle pagine di Kafka, Sartre, Camus e Dostoevskij. Non mancano aneddoti simbolici, come quello ricordato da Marassi sull’incontro tra Sartre, de Beauvoir e Raymond Aron davanti a un cocktail all’albicocca: «Puoi parlare di questo cocktail ed è filosofia». Una scena che racconta come la filosofia sappia germogliare anche dall’ordinario, quando tocca temi universali.
L’eredità esistenzialista attraversa anche i movimenti sociali del Novecento: il femminismo, per esempio, trova in Simone de Beauvoir una voce decisiva. Marassi ricorda il nucleo del suo pensiero: «La donna, pur essendo una libertà autonoma, si scopre in un mondo in cui gli uomini le impongono la parte dell’altro». Una denuncia che ancora oggi risuona nelle battaglie per la parità salariale, contro la violenza di genere e contro le discriminazioni strutturali.

L’essere e il nulla. Sartre e l’esistenzialismo
Alphaville 19.09.2023, 11:05
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Oggi, di fronte ai conflitti globali e a un panorama internazionale dominato da leader pronti a rivendicare guerre “difensive”, l’esistenzialismo offre uno sguardo lucido. «Le guerre vengono dichiarate come risposte a un’aggressione, ma spesso giustificano intenti totalitari, economici o antidemocratici» osserva Marassi. E aggiunge una nota critica anche sul ruolo della filosofia contemporanea, talvolta «vittima di un torpore culturale che consente il disimpegno».
Eppure, è proprio in questi tempi incerti che l’esistenzialismo mostra la sua forza. Come ricorda il professore, «mette al centro dell’attenzione l’individuo concreto, chiamato a una responsabilità attiva nel mondo». L’insegnamento è semplice e radicale: non cedere all’astrazione, non preferire “l’uomo ideale” all’uomo reale, non sostituire l’amore con il risentimento. Perché, conclude Marassi, «un mondo indifferente alla storia degli umiliati e ossessionato dal profitto non significa nient’altro che servitù senza limiti».
Il cocktail della filosofia dell’esistenza
Alphaville 03.03.2026, 11:05
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