Fra le ristampe teologiche più indovinate degli ultimi anni c’è senz’altro il breve saggio di Karl Rahner (1904-1984) Worte ins Schweigen che Queriniana ha ripubblicato con il titolo Tu sei il silenzio. È, a conti fatti, un breve colloquio attraverso il quale uno dei più eminenti teologi di lingua tedesca del Novecento si rivolge a Dio. Pubblicato per la prima volta nel 1938 - negli anni in cui Rahner elaborava la sua prospettiva filosofica - il testo, come ha scritto Karl Lehmann, permette di gettare uno sguardo «nella profondità delle tendenze motrici dello spirito rahneriano e nella vigorosa capacità d’azione del suo pensiero teologico».
Per il celebre teologo gesuita il silenzio non rappresenta un vuoto o una sterile assenza di comunicazione, quanto lo spazio metafisico d’elezione in cui l’uomo sperimenta il «Mistero Incomprensibile» di Dio. Quest’ultimo, in definitiva, rimane sempre inafferrabile, per quanto nello stesso tempo sia un «Tu» a cui rivolgersi.
Nelle sue intense meditazioni Rahner scardina l’idea di una fede puramente intellettuale o verbale, ricordando che il linguaggio umano, per quanto raffinato, si rivela strutturalmente insufficiente di fronte all’infinito e deve inevitabilmente sfociare nell’adorazione silenziosa.
Questo silenzio non è mutismo. È, come spiega bene in Tu sei il silenzio, una forma superiore di ascolto e di preghiera interiore, capace di accogliere l’eccedenza divina e di attraversare persino le drammatiche assenze della storia trasformando la vertigine dell’ignoto in un abisso di amore e di speranza.
È proprio da questa radicale esperienza che scaturisce la sua celebre profezia secondo cui il cristianesimo del futuro o sarà mistico, ossia un cristianesimo che sperimenta questo silenzio divino, o non sarà nulla, consegnando così alla modernità una via spirituale fondata sull’essenzialità dell’incontro interiore.
Come scrive padre Antonio Spadaro nella postfazione al volume edito da Queriniana, se per von Balthasar alla teologia moderna manca il saper stare in ginocchio, per Rahner manca una teologia «capace di fare poesia». Occorre, dunque, abbandonare, in qualche modo, la strada del «discorso su Dio», quindi della speculazione intorno al divino, per ritrovare la strada del «colloquio con Dio», che è in fondo la strada dell’arte, della poesia. Non a caso, «Con te voglio parlare» sono le prime parole di Tu sei il silenzio.
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Tempo dello spirito 12.07.2026, 08:00
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