Esplorazioni

Viaggi oltre il sé: l’eredità di Robert Monroe

Un’indagine tra neuroscienze, stati alterati di coscienza e il contributo controverso del Monroe Institute

  • Un'ora fa
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Di: Guido Ferrari, giornalista, regista, autore per anni alla RSI

Le esperienze fuori dal corpo (OBE, Out of Body Experiences) sono un tema che continua a suscitare interesse e si colloca in un’area di confine tra psicologia, neuroscienze, spiritualità e fenomenologia soggettiva. La ricerca scientifica le studia da tempo, interpretandole soprattutto come fenomeni neuropsicologici complessi legati a paralisi del sonno, dissociazione, stati alterati di coscienza o specifiche attivazioni cerebrali. Non esistono prove che indichino un reale distacco della coscienza dal corpo.

In questo contesto si inserisce la figura di Robert Monroe, professionista della radiofonia statunitense che negli anni ’50 e ’60 iniziò a sperimentare tecniche sonore per favorire il rilassamento e modificare lo stato di coscienza. Durante queste pratiche riferì di aver vissuto esperienze che interpretò come extracorporee. La prima consisteva nella percezione di sé stesso dall’alto, come se osservasse il proprio corpo addormentato. Negli anni successivi Monroe riportò numerosi episodi simili, che interpretò come spostamenti della coscienza in luoghi distanti o in dimensioni non fisiche. Raccontò di aver percepito ambienti reali, di aver incontrato persone defunte e di aver ricevuto informazioni che considerava verificabili. Queste affermazioni, tuttavia, non sono state confermate da studi indipendenti o da protocolli sperimentali controllati.

Dalle sue ricerche nacque il sistema Hemi‑Sync, una tecnologia sonora basata su differenze di frequenza tra i due canali audio, con l’obiettivo di favorire stati di rilassamento profondo e coerenza tra gli emisferi cerebrali. Tecniche simili, note come binaural beats, sono oggetto di studi scientifici con risultati non univoci: alcuni lavori suggeriscono effetti sul rilassamento e sulla concentrazione, altri non rilevano cambiamenti significativi rispetto a semplici tecniche di meditazione guidata. Monroe aggiunse alla sincronizzazione degli emisferi frequenze corrispondenti a diversi stati di coscienza che, grazie alla legge della risonanza, ne faciliterebbero la sperimentazione. Organizzò inoltre le sue esperienze in una serie di “Focus”, livelli che descrivono stati di coscienza progressivamente più distaccati dalla percezione ordinaria. Questa classificazione è un modello interno al Monroe Institute e non ha un riconoscimento scientifico formale.

Negli anni ’70 e ’80, in piena Guerra Fredda, l’intelligence statunitense esplorò varie forme di percezione extrasensoriale, tra cui il Remote Viewing, cioè la visione a distanza. Il Monroe Institute fu coinvolto in alcune fasi formative del progetto Stargate, un programma reale ma oggi ampiamente documentato come meramente sperimentale. Sebbene alcuni partecipanti abbiano riportato successi aneddotici, le valutazioni ufficiali del governo statunitense conclusero che i risultati non erano sufficientemente affidabili o riproducibili per un uso operativo, e il programma fu chiuso negli anni ’90. Oggi il Remote Viewing è svolto da istituti privati e trova applicazione anche in indagini di polizia, ricerche di persone scomparse, esplorazioni archeologiche, studi energetici e geologici.

Le esperienze riportate da Monroe continuano a essere oggetto di interesse in ambito psicologico, antropologico e spirituale. Molti elementi delle sue descrizioni trovano paralleli in tradizioni meditative, pratiche sciamaniche e stati di coscienza indotti da tecniche contemplative. Dal punto di vista scientifico, le OBE vengono studiate come fenomeni interni alla mente, non come eventi che implicano un reale spostamento nello spazio. Le neuroscienze hanno identificato aree cerebrali - in particolare la giunzione temporo‑parietale - la cui stimolazione può indurre sensazioni simili.

Nel complesso, il percorso di Monroe rappresenta un tentativo originale di esplorare gli stati non ordinari della coscienza attraverso un approccio personale e sperimentale, che ha influenzato sia la cultura popolare sia alcune correnti della psicologia transpersonale. Le sue testimonianze rimangono significative come descrizioni soggettive di esperienze interiori, ma non costituiscono una prova dell’esistenza di realtà esterne o di capacità percettive straordinarie. La ricerca contemporanea continua a indagare i meccanismi cerebrali alla base di queste sensazioni, suggerendo che fenomeni così intensi e convincenti possano emergere da dinamiche neurofisiologiche complesse. Forse risposte nuove verranno trovate nella ricerca sulla coscienza quantistica, un paradigma che potrebbe gettare nuova luce su queste straordinarie capacità umane. In questo senso, il contributo di Monroe può essere visto come una tappa nella lunga storia dell’esplorazione della coscienza umana, più vicina alla fenomenologia e alla spiritualità che alla verifica scientifica, ma comunque utile per comprendere quanto ricca e articolata possa essere l’esperienza soggettiva.

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Nel buio del coma, un diario per te

Laser 14.01.2026, 09:00

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  • Barbara Camplani

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