Storie

Quel “no” che salvò il Vangelo

La scelta coraggiosa del reverendo Selah nel cuore del Mississippi segregazionista

  • Un'ora fa
Nell’agosto 1944 i contestatori marciarono per esprimere supporto alla decisione della Philadelphia Transit Company di consentire ai neri di guidare i tram a seguito di uno sciopero dei lavoratori bianchi. Molti sostenitori citavano le esperienze degli afroamericani nella seconda guerra mondiale: "Guidiamo i carri armati, perché non possiamo guidare i tram?".
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Il “no” che fece la storia

Kappa in libertà 22.01.2026, 17:50

  • FOTOGRAFIA DI Courtesy the John W. Mosley Photograph Collection, Temple University Libraries
  • Sergio De Laurentiis
Di: Sergio De Laurentiis 

A volte certi “no” non finiscono nei libri di storia, eppure contribuiscono a farla. È il caso del “no” pronunciato dal Reverendo Dottor William Bryan Selah, pastore della Chiesa Metodista Galloway, nello stato del Mississippi.

Selah guidò quella comunità dal 1945, subito dopo la fine della guerra, fino al 1963: quasi diciotto anni. Le cronache raccontano che fosse molto amato e rispettato, non solo dai suoi fedeli. Era un predicatore straordinario, così popolare che sotto la sua guida le adesioni alla chiesa raggiunsero il livello più alto di sempre.

Nei suoi sermoni ricorreva spesso il tema della fratellanza. E verrebbe da dire: ci mancherebbe. Al centro della Parola di Dio c’è l’amore, quel “ama il tuo prossimo come te stesso” che non ha bisogno di grandi spiegazioni. Un principio limpido, condivisibile anche da chi non si riconosce in una religione.

Eppure, nel Sud degli Stati Uniti dei primi anni ’60, le cose non erano così semplici. Gli afroamericani stavano ancora lottando per ottenere il pieno riconoscimento dei loro diritti, e la Chiesa Metodista Galloway divenne uno dei luoghi scelti per le loro azioni. Azioni di una semplicità disarmante: presentarsi alla funzione e pregare insieme agli altri fedeli. Nessun gesto eclatante, nessuna protesta rumorosa.

Ma la loro sola presenza bastava a mandare in agitazione molti fedeli bianchi che, di fratellanza, evidentemente avevano un’idea piuttosto selettiva. Chiesero così al consiglio della chiesa di impedire l’accesso agli attivisti neri. Ed è qui che entra in scena il Reverendo Selah, bianco anche lui.

Una mattina, durante una funzione, Selah nota del trambusto all’ingresso: cinque studenti afroamericani stanno cercando di entrare, ma gli uscieri li respingono. A quel punto interrompe il sermone e pronuncia parole simili a queste: «Nonostante il mio amore per tutti voi, non posso continuare a servire una congregazione che rifiuta le persone a causa del colore della loro pelle. O nego il Vangelo che sono stato chiamato a predicare, oppure offro le mie dimissioni».

Non rinnegò il Vangelo. Si dimise, quella stessa mattina. E con quel singolo “no” sacrificò tutto: carriera, posizione, sicurezza.

Nei libri di storia, quando si parla della lotta per i diritti civili negli Stati Uniti, troviamo giustamente i nomi di Rosa Parks e Martin Luther King. Ma anche il gesto di coraggio e coerenza di un anziano reverendo come William Bryan Selah meriterebbe almeno una menzione.

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