L’intelligenza artificiale (IA) sta rapidamente trasformando ogni aspetto della nostra vita, dalle interazioni quotidiane agli equilibri geopolitici. Questa rivoluzione tecnologica promette efficienza e innovazione, ma solleva anche interrogativi profondi sulla nostra autonomia, sulla percezione della realtà e sulla stessa libertà individuale. Come osserva Bruno Giussani, giornalista e podcaster, nel suo libro La mente sotto assedio, oggi «siamo circondati da sistemi digitali, da macchine fondamentalmente, che mirano a in qualche modo ad influenzare la nostra mente».
La pervasività dell’IA si manifesta attraverso tecnologie algoritmiche che raccolgono e analizzano, spesso in modo invisibile, una quantità impressionante di dati personali. Giussani ricorda che «ci sono veramente migliaia di informazioni personali che sono raccolte su ciascuno di noi ogni giorno per difetto». Questi dati alimentano algoritmi che «codificano all’interno del software le visioni del mondo… e i loro interessi», influenzando ciò che vediamo e le decisioni che prendiamo. Il risultato è una forma di «guerra cognitiva», in cui la realtà può essere «falsificata producendo testi, suoni, immagini ingannevoli», rendendo sempre più difficile distinguere il vero dal falso.
Bruno Giussani
Gli Incontri di Rete Uno 21.02.2026, 09:05
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Un nodo cruciale riguarda il ruolo delle grandi aziende tecnologiche, spesso intrecciate con poteri politici, come nel caso delle Big Tech statunitensi. Giussani le definisce «uno strumento di proiezione del potere americano, simbolico e reale nel mondo», ponendo una domanda essenziale: «fino a che punto possiamo continuare a… confidare i nostri dati, a confidare le nostre informazioni… su un’infrastruttura controllata da aziende tecnologiche americane?».
Il futuro prossimo introduce l’IA agentica, sistemi dotati di crescente autonomia, capaci di agire per nostro conto. Se da un lato promettono comodità, dall’altro comportano il rischio di «affidare la completezza delle nostre informazioni a qualcun altro che poi opererà e gestirà senza un criterio peraltro controllabile». Le neurotecnologie, ancora agli inizi, aprono scenari ancora più delicati, con la possibilità di «impiantare delle esperienze nel cervello che noi non abbiamo mai avuto», mettendo in discussione la natura stessa della memoria e dell’identità.
Di fronte a queste sfide, Giussani propone una forma di «resistenza tecnologica». Non significa rifiutare il progresso, ma affrontarlo con «vigilanza costante», sempre sapendo che la tecnologia non è un’entità naturale… «ma qualcosa che qualcuno ha creato e quindi quel qualcuno ha intriso del suo modo di vedere il mondo e la utilizza per beneficiare i suoi interessi prima dei nostri».

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SEIDISERA 23.02.2026, 18:00
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