Ecumenismo

Leone incontra Mullally, perché una collaborazione oltre differenze e critiche

Roma e Canterbury rilanciano un cammino comune: non uniformità, ma unità operativa davanti alle sfide globali

  • Un'ora fa
L'arcivescova di Canterbury Sarah Mullally (seconda da destra) guida la processione mentre i membri del clero della Cattedrale di Canterbury trasportano la croce verso il Giardino Pasquale della Cattedrale di Canterbury, nell'ambito della liturgia della funzione del Venerdì Santo a Canterbury, in Gran Bretagna, il 3 aprile 2026

L'arcivescova di Canterbury Sarah Mullally (seconda da destra) guida la processione mentre i membri del clero della Cattedrale di Canterbury trasportano la croce verso il Giardino Pasquale della Cattedrale di Canterbury, nell'ambito della liturgia della funzione del Venerdì Santo a Canterbury, in Gran Bretagna, il 3 aprile 2026

  • Keystone
Di: Rod 

Lunedì 27 aprile 2026 il Vaticano diviene il palcoscenico di un incontro di grande rilievo ecumenico: Leone XIV accogliere l’arcivescova di Canterbury, Sarah Mullally, primate della Comunione Anglicana. Una visita che va ben oltre il protocollo. È la prima volta che la Mullally si reca a Roma dal suo insediamento e il suo arrivo, previsto in Italia per oggi, sabato, conferma la direzione impressa dal pontificato di Prevost, e cioè un ecumenismo concreto, operativo, in continuità con la visione di Francesco.

Il tono del rapporto è stato chiaro fin dal primo messaggio del Papa, che ha salutato la nuova arcivescova come «cara sorella». Un linguaggio che indica un approccio fraterno e diretto, fondato sull’idea di un’unità non come fusione dottrinale, ma come forza comune al servizio del bene. Leone ha ripreso le parole pronunciate da Francesco ai primati anglicani nel 2024: «Sarebbe uno scandalo se, a causa delle nostre divisioni, non adempissimo alla nostra comune vocazione di far conoscere Cristo». Si tratta di un monito che non cancella le differenze, ma invita a non trasformarle in ostacoli insormontabili.

Il Papa insiste sulla «via della carità» e sulla «via della verità», intesa non solo come verità teologica, ma anche come quella che nasce dall’esperienza condivisa e dall’impegno sul campo. Mentre continuano guerre, disuguaglianze, crisi ambientali e migrazioni, Leone e Mullally si trovano a fronteggiare sfide comuni. Ed è proprio su questi terreni che l’unità dei cristiani diventa un’urgenza pastorale, non un ideale astratto.

La presenza della Mullally, prima donna a guidare la Chiesa d’Inghilterra, aggiunge un elemento simbolico di grande peso. L’ordinazione femminile resta una delle questioni più delicate nel dialogo tra cattolici e anglicani, ma Leone, come Francesco, ha scelto di non lasciare che le divergenze paralizzino il cammino. L’accoglienza calorosa riservata all’arcivescova, pur suscitando qualche perplessità nei settori più conservatori, indica una direzione precisa: l’ecumenismo non può restare prigioniero di contrapposizioni ideologiche mentre il mondo chiede risposte immediate.

Mullally, dal canto suo, ha ribadito di sentirsi chiamata a essere «strumento di comunione» e a lavorare per una «piena e visibile unità». Un’unità che, come ricordava spesso Francesco, non coincide con l’uniformità, ma con l’armonia delle differenze: un “poliedro” in cui ogni volto conserva la propria identità contribuendo alla bellezza dell’insieme.

L’incontro del 27 aprile si conclude con un momento di preghiera nella Cappella Urbano VIII, gesto che sintetizza l’ecumenismo promosso da Leone, un ecumenismo, appunto, del fare, del pregare insieme, del testimoniare. Non si tratta di cancellare le distanze, ma di impedire che diventino un alibi per l’inazione. Il tutto mentre le religioni sono chiamate a offrire credibilità e risposte concrete. Per questo la fraternità tra le Chiese diventa essa stessa un annuncio evangelico.

Sono trascorsi sessant’anni dal primo storico abbraccio tra Roma e Canterbury. E l’incontro di lunedì rilancia l’idea che l’unità dei cristiani non sia un traguardo remoto, ma una responsabilità attuale. Mettendo al centro ciò che unisce (la fede in Cristo e l’impegno per un mondo più giusto e pacifico) le Chiese possono offrire una voce profetica e un’azione incisiva di fronte alle sfide globali. Lunedì mattina, in Vaticano, questa speranza torna a prendere forma attraverso la forza della carità e della collaborazione.

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Telegiornale 23.04.2026, 20:00

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