Milano ha reso omaggio l’11 marzo a cinque nuove figure entrate nel novero dei Giusti, durante una cerimonia intensa e partecipata al Giardino dei Giusti di tutto il mondo, nel Parco del Monte Stella. L’iniziativa, collegata alla Giornata dei Giusti del 6 marzo, ha messo al centro il tema “I Giusti per la democrazia. Dialogo e non violenza per costruire la pace”, un richiamo urgente in un’epoca segnata da conflitti e tensioni globali.
Gabriele Nissim, presidente della Fondazione Gariwo, ha ricordato l’origine del concetto di Giusto, radicato nel Talmud e sintetizzato nel principio «chi salva una vita salva il mondo intero». Nato per onorare allo Yad Vashem di Gerusalemme coloro che salvarono ebrei durante la Shoah, questo riconoscimento è stato ampliato da Gariwo a chiunque, in ogni luogo e tempo, abbia scelto di opporsi a dittature, genocidi e crimini contro l’umanità. Nissim ha insistito sulla natura quotidiana e accessibile di questa scelta: non eroi irraggiungibili, ma persone comuni che decidono di assumersi responsabilità, anche piccole, capaci però di incidere sul destino collettivo.
La Fondazione Gariwo, attiva da 25 anni, ha promosso la creazione di oltre 300 giardini dei Giusti nel mondo, luoghi di memoria e dialogo dove gli alberi dedicati a queste figure diventano simboli di resistenza morale. È grazie al suo impegno che la Giornata dei Giusti è stata istituita sia dal Parlamento europeo sia da quello italiano.
I cinque Giusti onorati quest’anno rappresentano un ponte tra epoche e contesti diversi, uniti dall’impegno per la democrazia e la non violenza. Pietro Calamandrei, giurista e padre costituente, è stato ricordato come una voce ancora attuale. Francesca Cenni, direttrice della Biblioteca Calamandrei di Montepulciano, ha sottolineato come il suo pensiero avesse anticipato molte criticità contemporanee, a partire dal rischio dell’indifferenza verso la democrazia, che Calamandrei considerava il suo nemico più insidioso. Forte era in lui la fiducia nei giovani, terreno fertile per far germogliare i valori democratici.
Martin Luther King è stato celebrato non solo come icona della lotta per i diritti civili, ma come pensatore radicale della nonviolenza. Gianluca Briguglia, docente di Storia del pensiero politico, ha ricordato come la sua nonviolenza non fosse un gesto di debolezza, bensì una forza capace di smascherare l’ingiustizia e sbilanciare la violenza dei razzisti, rendendola visibile a un’America spesso indifferente.
La cerimonia ha ricordato anche Vivian Silver, attivista israeliana uccisa il 7 ottobre da Hamas, che aveva dedicato la vita al dialogo con i palestinesi e all’assistenza dei più vulnerabili attraverso l’organizzazione Road to Recovery. In una lettera commovente, il figlio Yonatan Zeichen ha descritto la madre come una donna guidata da una determinazione incrollabile e da due domande fondamentali: «A quale scopo? Qual è la cosa giusta da fare?».
Accanto a lei, è stata onorata Reem Al-Hajajreh, attivista palestinese cresciuta nel campo profughi di Betlemme e fondatrice dell’associazione Women of the Sun, che riunisce donne impegnate a costruire percorsi di pace. Ha ricordato come il desiderio di ogni madre sia garantire un futuro di pace ai propri figli e come solo il dialogo possa riportare le parti al tavolo delle trattative. Di recente ha partecipato a Roma alla Beer Food Walk, la marcia a piedi nudi che unisce madri israeliane e palestinesi nella richiesta di porre fine alla violenza.
Infine, è stata ricordata Aleksandra Skochilenko, artista e dissidente russa condannata a sette anni di carcere per aver sostituito le etichette dei prezzi in un supermercato con bigliettini che denunciavano i crimini commessi in Ucraina. Ha raccontato di aver agito per coscienza, rifiutando di restare in silenzio, e ha invitato i cittadini russi a informarsi, leggere e partecipare alla vita civile. Ha confessato la sua incredulità nel vedere il proprio nome accanto a quello di Martin Luther King.





