Dialogo

Oltre il pregiudizio, quando Bibbia e Corano si incontrano

L’«ospitalità ermeneutica» di Nathalie Claessens: un nuovo modello di dialogo interreligioso per una società plurale

  • Un'ora fa
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Ospitalità ermeneutica

RSI Cultura 12.04.2026, 19:41

  • Chiese in diretta 12.04.2026 - Gaëlle Courtens
Di: Rod 

In un’epoca di crescente pluralismo religioso, la necessità di decostruire i pregiudizi e promuovere la conoscenza reciproca tra le diverse fedi diventa sempre più urgente. A Bruxelles, capitale europea dove quasi «una persona su quattro sarebbe di religione musulmana», la Facoltà universitaria di teologia protestante si sta facendo promotrice di un approccio innovativo: l’«ospitalità ermeneutica».

L’islamologa Nathalie Claessens, docente presso la Facoltà, è la figura chiave di questa iniziativa. Di famiglia cattolica, convertitasi all’Islam, Claessens è convinta che il dialogo parta proprio dalle Sacre Scritture. «È qualcosa di magnifico che cerchiamo di mettere in pratica in un percorso formativo che si chiama “Bibbia e Corano, letture incrociate”», afferma Claessens a Chiese in diretta, intervistata da Gaëlle Courtens.

Il corso di master in «Protestantesimo e Islam», introdotto da un paio d’anni, mira a preparare i futuri teologi e teologhe a confrontarsi con la realtà di una società multireligiosa. Cosa hanno in comune protestanti e musulmani? E perché dei pastori e delle pastore in erba dovrebbero cimentarsi con il Corano?

La risposta risiede proprio nell’ospitalità ermeneutica, un concetto che la professoressa Claessens spiega così: «L’ospitalità ermeneutica consiste nell’invitare qualcuno di un’altra religione a leggere i rispettivi testi. Si invita quindi un musulmano a leggere un testo biblico e un protestante a leggere un testo coranico». Questo approccio, lungi dall’essere un semplice confronto, permette di scoprire nuove prospettive. «Il fatto di invitare qualcuno con una prospettiva diversa dalla nostra, a leggere dei nostri testi che magari conosciamo a memoria, ci permette di scoprire aspetti a cui non avremmo mai pensato prima. E quindi non soltanto impariamo a conoscere meglio la religione dell’altro, ma impariamo di più anche sulla nostra. E questo è magnifico», aggiunge Claessens.

Le «letture incrociate» non mirano a trovare passaggi identici, ma piuttosto a individuare temi comuni. «Importante è il metodo. Quando pratichiamo l’ospitalità ermeneutica agli studenti spieghiamo che dapprima bisogna guardare al contesto del testo e poi analizzare il testo in sé solo dopo averne definito bene i contorni», spiega la docente. Tra i temi affrontati, oltre alla violenza, spicca quello delle donne, spesso oggetto di dibattito in relazione all’Islam. «Se estrapoliamo un solo versetto dal suo contesto possiamo trovare cose orribili o, al contrario, meravigliose», sottolinea Claessens, evidenziando l’importanza di un’analisi contestuale.

La scelta di focalizzarsi sul protestantesimo, piuttosto che sul cristianesimo in generale, è dettata da specificità metodologiche e contestuali. In Belgio, paese a maggioranza cattolica, esistono già molte iniziative interreligiose di qualità. L’approccio protestante, invece, si distingue per «la centralità della predicazione» e per l’assenza di «intermediari tra Dio e gli esseri umani», elementi condivisi anche con l’Islam. Inoltre, sia nel protestantesimo che nell’Islam, l’assenza di un’autorità centrale favorisce «uno spirito critico e per una riflessione autonoma».

L’impegno di Nathalie Claessens è anche un modo per contrastare l’islamofobia e i pregiudizi. «Purtroppo il problema attuale dell’Islam è che è influenzato dalle correnti salafite che vogliono una sola interpretazione del Corano, un solo Islam, un solo modo di pensare. Ed è per questo che insegno, per battermi contro questo», afferma. La diversità, infatti, è un valore intrinseco al Corano: «Il Corano contiene numerosi versetti che mostrano come la diversità sia voluta da Dio».

L’esperienza di Bruxelles dimostra come il dialogo interreligioso, basato sulla conoscenza reciproca e sull’apertura, possa essere un potente strumento per «contrastare le paure che nascono dall’ignoranza» e costruire ponti in una società sempre più complessa e multiculturale.

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