Franca Valeri

Una vita all'insegna dell'eleganza e dell'ironia

Signorina snob o Sora Cecioni. Attrice comica, autrice di commedie e libri, perfino regista di opere liriche.  In teatro, alla televisione, alla radio e nel cinema italiano ha portato la sua intelligenza e la sua causticità, il suo stile e la sua raffinatezza. Franca Valeri, nata il 31 luglio del 1920, è morta all'indomani del suo centenario. Cento anni vissuti in gran parte sulle scene, immortalando i mutamenti della società e aprendo la strada a molte future protagoniste della risata.

Milano è la sua città, anche se dal dopoguerra vive a Roma. La sua vita così lunga, riporta una recente intervista di Aldo Cazzullo sul Corriere della Sera, lei l'ha considerata una sorta di risarcimento per quello che ha sofferto da ragazza. Di padre ebreo, dopo la proclamazione delle leggi razziali, è rimasta a vivere in Italia insieme alla madre di religione cattolica. L’ha protetta una carta di identità falsa. Col padre e col fratello, rifugiati in Svizzera, si è ricongiunta solo dopo la fine del conflitto. “Per me la giovinezza incominciò il 25 aprile, una giovinezza tardiva. Ma è stata bella. In quell’Italia tutto pareva possibile”, ha raccontato. Del contesto sociale di quell’Italia, che si apprestava a tornare alla vita dopo le ferite della guerra, Franca Valeri è stata una testimone, capace di tradurre in vere e proprie maschere comiche sia il mondo borghese da cui proviene, sia quello popolare. “È stata proprio lei ad aver letteralmente rivoluzionato la comicità e l’immagine femminile attraverso personaggi simbolo come la Signorina snob, la Sora Cecioni o Cesira la manicure”, ha scritto Piera De Tassis, presidente e direttrice artistica dell’Accademia del cinema italiano, in occasione dello speciale David di Donatello attribuito a Franca Valeri nel maggio 2020. Tutto vero. Ma il contributo di questa signora dello spettacolo, che ha vissuto una popolarità sotto i riflettori e una vita privata all’insegna della riservatezza, non si esaurisce in questo.

È per il padre, che non gradisce vedere il proprio cognome sulle locandine, che la giovane Franca Maria Norsa, innamorata del teatro e della lirica fin da ragazzina, cambia il suo nome in Franca Valeri ispirandosi al poeta francese Paul Valéry. All’inizio non va tutto liscio. Non viene ammessa all’Accademia di arte drammatica. Ma ha un indiscutibile talento comico che comincia a renderla conosciuta grazie a programmi radiofonici come Rosso e nero.  “Vivendo a Milano, conoscendo un sacco di donne snob, i miei testi erano un’esasperazione della verità”, dirà: ecco che nasce uno dei suoi personaggi più celebri ed amati, quello della celeberrima Signorina snob. C’è in Franca Valeri una gran facilità nel cogliere l’ambiente che la circonda, restituendolo attraverso il filtro di una tagliente ironia. È un ambiente in fermento quello del boom economico, un mondo di cui l’attrice intercetta personaggi, aspirazioni e riti sociali portandoli in scena in fortunati sketch. La fine degli anni Quaranta e l’inizio degli effervescenti Cinquanta è un periodo intenso per lei. Entra a far parte del Teatro dei Gobbi insieme a Vittorio Caprioli (che sposa nel 1960) e Alberto Bonucci. A Parigi la compagnia riscuote un grande successo con Carnet de notes n.1 e n.2.. Inizia anche la sua carriera cinematografica. Il debutto sul grande schermo è con Luci del varietà, firmato nel 1950 da Alberto Lattuada e Federico Fellini. Vittorio De Sica, Alberto Sordi, - è con lui ne Il vedovo di Dino Risi, quello dell’indimenticabile “cretinetti” e fra i due attori nasce una profonda amicizia –, Steno, che la dirige in Totò a colori nel 1952 (il personaggio di Giulia Sofia ispirerà in tempi recenti anche Maurizio Crozza), Monicelli (Un eroe dei nostri tempi), Eduardo De Filippo (Questi fantasmi): sono tanti i grandi nomi che in una cinquantina di film incrocia nel suo percorso cinematografico. Ma Franca Valeri non solo recita, riuscendo a far risaltare la sua cifra comica anche a fianco di mostri sacri della risata italiana. Talvolta scrive, dando il suo apporto anche a sceneggiature come quelle de Il segno di Venere – sempre di Risi – o di diversi film del marito Vittorio Caprioli, da Leoni al sole a Parigi o cara.

Insieme agli impegni cinematografici ci sono quelli televisivi con una lunga serie di apparizioni dagli anni Cinquanta agli anni Ottanta in programmi come Studio Uno e tanti altri, fino a più recenti serie tv come Linda e il Brigadiere. Proprio il debutto televisivo a metà degli anni Cinquanta è un momento importante nella carriera di Franca Valeri, perché amplifica il successo della Signorina snob e vede nascere un altro fortunatissimo personaggio, la Sora Cecioni. Popolana, romana, è per molti versi l’antitesi della milanesissima signorina. A unirle un oggetto feticcio, inseparabile compagno per entrambe: il telefono. La prima lo usa per esternare un inorridito distacco dalle maniere grossolane di chi la circonda e da un mondo che le risulta sempre più incomprensibile; la seconda vi affida interminabili chiacchierate con “mammà”. Sono personaggi che riscuotono un enorme successo, facendo della Valeri un modello per la comicità femminile a venire. Da Anna Marchesini a Virginia Raffaele in molte le saranno debitrici.

Il suo nome presso il grande pubblico rimane legato principalmente a queste figure comiche. Le hanno dato fama anche se inevitabilmente hanno messo in ombra l’enorme lavoro svolto su altri fronti. C’è la Franca Valeri regista di opere liriche, ben una dozzina. E c’è l’attrice teatrale, naturalmente, che a partire dalla fine degli anni Quaranta si confronta con autori come Testori, Genet, Pirandello, Goldoni, Cocteau. Lei stessa scrive diverse pièces (Le Catacombe o La vedova Socrate, per citarne alcune) oltre a vari libri, dal Diario della signorina Snob del 1951 ai più recenti Bugiarda no, reticente sì del 2010 o ancora Il secolo della noia, uscito nel 2019.

Ci sono grandi amori nella vita di Franca Valeri. Vittorio Caprioli, con cui sarà sposata quattordici anni prima del divorzio nel 1974 e più in là il direttore d’orchestra Maurizio Rinaldi. Ma forse – così ha detto lei – il più grande dei suoi grandi amori è proprio il teatro. In scena c’è stata fino alla vigilia dei 94 anni, con Il cambio dei cavalli, un altro lavoro di cui è autrice. Le hanno impedito di continuare sino alla fine dei suoi giorni solo inevitabili acciacchi dell’età, un tremito congenito (si parlò di Parkinson ma lei smentì), una caduta le cui conseguenze la costrinsero su una sedia a rotelle.

Fabrizio Coli
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