L'arte di JR

Tra immaginazione e azione

Passando davanti al fiorentino Palazzo Strozzi in questo periodo non si può fare a meno di fermarsi ad ammirare l'enorme fenditura che si apre sulla facciata lasciando intravedere gli ambienti interni. Niente paura, l'edificio rinascimentale non ha subito alcun danno: si tratta di una suggestiva installazione artistica costituita da un grande collage fotografico in bianco e nero che sfrutta abilmente l'effetto ottico dell'anamorfosi. Così, nonostante l'istituzione museale sia al momento chiusa al pubblico a causa delle restrizioni anti-Covid, è possibile accedervi almeno con lo sguardo, che è libero di muoversi tra il cortile porticato, un’immaginaria sala espositiva e una biblioteca. Per fortuna, all'immaginazione non si possono mettere restrizioni.

Ideatore di questo emblematico intervento intitolato La Ferita è l'artista francese JR, classe 1983, noto per le sue gigantografie open air sparse per il mondo. Con il suo forte impatto visivo, questo squarcio aperto nel cuore di una città d'arte mira a stimolare una riflessione profonda sulla inaccessibilità ai luoghi della cultura in tempo di pandemia.

Occhiali da sole e cappello immancabili, fare affabile e grande senso dell'umorismo, JR sa che l'arte da sola non può cambiare il mondo, ma è fermamente convinto delle innumerevoli potenzialità della cultura e della partecipazione per generare consapevolezza e promuovere il cambiamento sociale (Can Art Change the World?, non per nulla, è il nome dell'organizzazione non profit da lui creata, e anche il titolo del bel volume monografico edito da Phaidon).

Quella di JR non è  banalmente street art, né semplicemente arte pubblica o arte relazionale. È tutte queste cose messe insieme, ma si pone anche oltre queste facili etichette. È un'arte che si attiva e sviluppa a stretto contatto con i luoghi, le persone, i contesti sociali e storici sempre diversi con cui l'artista si confronta e interagisce, che siano la banlieue parigina, dove il suo percorso è iniziato, oppure le favelas di Rio de Janeiro, o ancora il carcere di massima sicurezza di Tehachapi in California.

“Ho la più grande galleria d’arte immaginabile: i muri del mondo intero” afferma spesso JR ricorrendo a un'iperbole. In realtà, a pensarci bene è proprio così. Anzi, potremmo aggiungere che JR può vantare anche il più numeroso team di collaboratori che si possa immaginare, visto che con la sua decennale iniziativa Inside Out Project, tutt'ora in corso, ha coinvolto ad oggi oltre 360 mila persone da 142 Paesi diversi. Lanciata nel 2011 in occasione del ricevimento del TED Prize, Inside Out è una piattaforma internazionale che permette a gruppi di persone di tutto il mondo di ricevere i poster formato extra large con il proprio ritratto e di utilizzarli per comunicare, condividere e diffondere un'idea o un progetto. Ecco, l'arte non può cambiare il mondo, ma forse può tentare in qualche modo di capovolgerlo, o meglio di capovolgere il nostro sguardo, le nostre abitudini, la nostra percezione.

Inside Out non è altro che un'estensione, su scala globale e in modalità partecipativa, di quella pratica artistica con cui JR si è negli anni affermato, ovvero l'affissione di monumentali collage fotografici in bianco e nero nei più svariati luoghi pubblici, dai palazzi alle piazze, ma anche su navi portacontainer e treni merci. Immagini di corpi, di volti, a volte soltanto di occhi, appartenenti a uomini e donne comuni che racchiudono mondi. Sì, perché “ogni viso è una storia”, come diceva la grande cineasta Agnès Varda, con cui JR nel 2017 ha realizzato uno splendido documentario in giro per la Francia, Visages Villages.

Oggi JR ha un grande studio a New York, collabora con musei, istituzioni, associazioni e personalità (nel suo cortometraggio Ellis compare nientemeno che Robert De Niro) e si avvale di una simpatica cabina fotografica mobile sotto forma di furgoncino che viaggia per il mondo offrendo la possibilità a chiunque di partecipare ai suoi progetti mettendoci letteralmente “la faccia”. Eppure tutto ha inizio quasi per caso con il ritrovamento di una vecchia macchina fotografica in una stazione metropolitana della periferia parigina.

A diciassette anni, infatti, JR entra in possesso di una fotocamera smarrita e comincia a ritrarre i suoi amici writers all'opera tra i tunnel e i tetti di Parigi. In breve tempo, decide di esporre le fotocopie di queste foto incollandole abusivamente sui muri della città. Ma è tra il 2004 e il 2006 che JR realizza il suo primo vero intervento artistico: Portrait of a Generation. Lo fa coinvolgendo i giovani abitanti di Les Bosquets, “ghetto” di Montfermeil, nell'hinterland parigino, salito all'attenzione pubblica e mediatica per le violente rivolte scoppiate nel 2005 in seguito alla morte di due ragazzi immigrati. Scattati con un'ottica grandangolare, i provocatori ritratti di questi giovani, dagli sguardi fintamente minacciosi, finiscono per tappezzare la capitale, dalla periferia fino ai quartieri alti: è la prima grande mostra diffusa di JR.

Da questo momento in poi, l'artista allarga il suo sguardo e il suo raggio di azione, spinto dalla volontà di misurarsi con contesti e comunità differenti, di recarsi là dove l'arte spesso non arriva, di fare luce su situazioni di conflittualità sociale, emarginazione, povertà e ingiustizia.

Negli anni seguiranno numerosi progetti in giro per il mondo, tra cui, solo per citarne alcuni: Face 2 Face, realizzato al confine tra Israele e Palestina; Women Are Heroes, iniziato con il coinvolgimento delle donne di Morro da Providência, la più antica favela di Rio de Janeiro, e poi con le donne dell'India, della Cambogia, del Kenya, della Liberia e della Sierra Leone; The Wrinkles of the City, con cui JR omaggia gli anziani, mostrando le loro profonde rughe sulle facciate di case e palazzi ‒“I never tire of creating walls that ask passers-by questions. For example, what does this man think of when he closes his eyes? What are the first images that come to mind amongst the millions that have marked his life? What will my own wrinkles, which are in the process of forming, say about my life?”. Interventi artistici accessibili a tutti, coinvolgenti e suggestivi, che JR crea traendo ispirazione di volta in volta dalla memoria dei luoghi, dall'architettura in evoluzione delle città, dalla storia e dalle vicende, spesso problematiche, di gruppi e comunità.

Nell'arco della sua carriera, JR ha fatto “sparire” la Piramide del Louvre; ha celebrato un simbolico funerale per la morte del paesaggio agrario (si veda il cortometraggio Omelia contadina, coprodotto con la regista Alice Rohrwacher sull'Altopiano dell'Alfina); ha fatto rivivere un ospedale abbandonato a Ellis Island, porta dei migranti verso gli Stati Uniti per oltre mezzo secolo; ha annullato confini, seppure temporaneamente, come è avvenuto nella località di Tecate, tra Messico e Stati Uniti… Ha dimostrato, insomma, che non c'è immaginazione senza azione, e viceversa.

Francesca Cogoni
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