Sophie Taeuber-Arp, Strasburgo 1926-27
Sophie Taeuber-Arp, Strasburgo 1926-27 (Fondazione Marguerite Arp, Locarno)

Sophie Taeuber-Arp

Eclettica, anticonformista, modernissima

C’è una foto del 1917 scattata in occasione dell’inaugurazione della Galerie Dada a Zurigo. È una delle rare immagini di quell’evento giunte fino a noi. Mostra una persona che indossa un bizzarro costume e una grande maschera rettangolare con tanto di corona. Intenta a danzare con le braccia sollevate, un po’ robot e un po’ marionetta, la figura ritratta ha qualcosa di arcaico e al contempo futuristico. Sotto il travestimento si cela la ventottenne Sophie Taeuber-Arp (19 gennaio 1889 – 13 gennaio 1943), che con grazia e agilità  traduce in danza le poesie sonore dello scrittore e regista teatrale Hugo Ball. La poliedrica artista svizzera è qui agli esordi della sua multiforme carriera; partecipa al Dadaismo condividendone la carica radicale, anarchica, antibellica e anticonformista; frequenta l’innovativa scuola di danza di Rudolf von Laban e insegna design tessile alla Kunstgewerbeschule di Zurigo. È una giovane donna dalla creatività dirompente, pronta ad affermarsi, nonostante le innegabili difficoltà di spiccare in un mondo ‒ quello dell’arte ‒ fatto di tanti, troppi uomini, e in un periodo ‒ quello tra le due guerre mondiali ‒ infausto e inquieto.

“Only when we go into ourselves and attempt to be entirely true to ourselves will we succeed in making things of value, living things, and in this way help to develop a new style that is fitting for us.” Così scriveva Sophie Taeuber-Arp esattamente un secolo fa, nel 1922, e sono incredibili la consapevolezza, la determinazione e l’entusiasmo insiti in queste parole. Fino a quel momento, Taeuber-Arp aveva operato soprattutto nell’ambito delle arti applicate, realizzando manufatti tessili dai colori vivaci e dalle splendide fantasie geometriche, borse e collane, tappeti e arazzi, cuscini e stoffe ricamate, ma il suo estro ben presto avrebbe raggiunto anche l’ambito delle belle arti, e poi il design, l’architettura e l’interior design, senza soluzione di continuità e senza porre limiti alla propria inventiva, perché per lei non esisteva alcuna gerarchia tra le diverse arti e discipline.

Sophie Henriette Gertrude Taeuber nasce a Davos, tra le Alpi svizzere, nel 1889, in una famiglia della media borghesia. Suo padre, Emil Taeuber, farmacista, muore quando lei ha appena due anni. Rimasta sola, la madre, Sophie Taeuber-Krusi, per sostenere la famiglia gestisce una pensione a Trogen, nel Cantone Appenzello. Fin da bambina, Sophie è incoraggiata a sviluppare la sua creatività. Tra il 1908 e il 1910 frequenta la Scuola di arti applicate a San Gallo, dove studia la produzione e lavorazione dei tessuti, dopodiché prosegue la sua formazione artistico-artigianale a Monaco e ad Amburgo, presso due istituti progressisti ispirati agli ideali del movimento inglese Arts and Crafts. Completati gli studi, con lo scoppio della Prima guerra mondiale Sophie Taeuber ritorna in Svizzera e si stabilisce a Zurigo, dove abita sua sorella Erika.

La città elvetica è in questo periodo un centro d’avanguardia e punto d’approdo per molti artisti e intellettuali provenienti da tutta Europa. Nel 1915, durante una visita alla Galerie Tanner, Sophie incontra l’artista alsaziano Jean/Hans Arp, che sposerà qualche anno più tardi. È l’inizio di un bellissimo e fecondo sodalizio artistico e affettivo. Entrambi stringono amicizia con una eterogenea cerchia di artisti, tra cui Hugo Ball, Emmy Hennings, Tristan Tzara e Marcel Janco, con cui danno vita al gruppo Dada.

In questi anni, Sophie Taeuber-Arp realizza i suoi primi acquerelli e disegni, sviluppando un linguaggio personale innovativo e libero, che si discosta dall’arte tradizionale, fatto di rettangoli e quadrati, griglie e scacchiere, animato da colori accesi e arricchito da motivi stilizzati. Sono composizioni di grande equilibrio, sobrietà e bellezza. Grazie alla sua sconfinata fantasia e versatilità, nel 1918 l’artista crea persino la scenografia e le marionette per la fiaba teatrale Il re cervo di Carlo Gozzi, che va in scena presso il neonato Swiss Marionette Theater di Zurigo.

Negli anni Venti, Sophie Taeuber-Arp visita più volte l’Italia insieme al marito, spostandosi tra Firenze, Roma, Napoli e Pompei, e si reca spesso a Strasburgo, dove si occupa soprattutto di architettura di interni. Uno dei principali lavori a cui si dedica in questo periodo è la ristrutturazione del palazzo dell’Aubette, un grande spazio ricreativo che l’artista rinnova con la collaborazione di Jean Arp e dell’artista olandese Theo van Doesburg, fondatore del movimento De Stijl. Il risultato è uno straordinario Gesamtkunstwerk pervaso da colori vibranti e forme geometriche, tanto che in molti definiscono il progetto “la Cappella Sistina dell’arte moderna”.

Grazie ai guadagni ottenuti da questo lavoro, Sophie e Jean Arp acquistano un terreno a Clamart, nei pressi di Parigi, dove costruiscono un’abitazione-studio per la quale lei si occupa di ogni dettaglio, coniugando in maniera eccellente funzionalità e armonia.

Nella capitale francese, Taeuber-Arp entra in contatto con il gruppo di astrattisti Cercle et Carré, e poi con il successivo movimento Abstraction-Création, partecipando alle mostre da loro organizzate. Nel corso degli anni Trenta, il vocabolario visivo dell’artista sposa appieno l’astrazione. Le sue opere vengono esposte in numerose mostre, la più importante delle quali è la collettiva “Konstruktivisten”, allestita alla Kunsthalle di Basilea nel 1937. Vi partecipa con ben ventiquattro lavori. E, per non farsi mancare niente, nello stesso periodo Sophie Taeuber-Arp fonda insieme ad alcuni colleghi la rivista d’arte internazionale «Plastique», di cui cura grafica e contenuti.

Purtroppo, ogni ulteriore progetto viene fermato nel 1940 a causa dell’arrivo delle truppe tedesche a Parigi. I coniugi Arp sono tra i due milioni di abitanti della capitale e dell’Ile-de-France costretti a fuggire verso il sud del Paese. Dopo qualche giorno di sosta a casa della collezionista Peggy Guggenheim, a Veyrier, giungono infine a Grasse, presso i loro amici Alberto e Susi Magnelli. Poco più tardi, si unirà a loro anche Sonia Delaunay. Sono tempi durissimi: il cibo, i soldi e il materiale per dipingere scarseggiano, ma Sophie Taeuber-Arp non si abbatte e continua a esprimere la propria vena creativa ricorrendo ai pastelli su carta. Le tonalità, però, si fanno meno vivide e le linee più aggrovigliate, lasciando trasparire un senso di inquietudine e sconforto.

In breve tempo, l’occupazione nazista arriva anche al sud. Grazie a un visto temporaneo per la Svizzera, Sophie e Jean Arp riescono a lasciare la Francia e a trovare rifugio a Zurigo. Ma proprio in questa città la vita dell’artista verrà prematuramente spezzata. Durante una gelida notte del gennaio 1943, mentre si trova ospite a casa dell’amico artista Max Bill,  Sophie Taeuber-Arp muore nel sonno avvelenata dal monossido di carbonio esalato da una stufa difettosa.

Dopo la scomparsa della moglie, Jean Arp si impegnerà per tutelare e promuovere il suo grande lascito. Dei loro primi anni insieme scriverà: “We humbly tried to approach the pure radiance of reality. […] We wanted to simplify and transmute the world and make it beautiful”. Non c’è dubbio che vi siano riusciti.

Sophie Taeuber-Arp vedeva l’arte come “una fonte di conforto” e “uno spazio di improvvisazione”. Per tutta la sua vita non smise mai di sperimentare e cercare nuove fonti  di ispirazione: “In a flower, in a beetle, every line, every form, every colour has arisen from a deep necessity” scrisse. In virtù del suo percorso multidisciplinare e pionieristico, Taeuber-Arp è considerata oggi a pieno titolo una delle figure di spicco dell’arte della prima metà del XX secolo. I suoi lavori, permeati di ritmo e armonia, continuano a danzare per lei.

Il MoMA di New York rende omaggio all’artista con la grande retrospettiva “Sophie Taeuber-Arp. Living Abstraction”, aperta fino al 12 marzo 2022 e realizzata in collaborazione con il Kunstmuseum di Basilea e la Tate Modern di Londra, che hanno ospitato la mostra nel corso del 2021.

Si segnala inoltre l'uscita del volume Lettere di Sophie Taeuber-Arp a Annie e Oskar Müller-Widmann (Edizioni Casagrande), a cura della Fondazione Marguerite Arp di Locarno.

Condividi

Correlati