Come dimenticare Hercule Poirot, come dimenticare Jane Marple? Agatha Christie, nel consegnarci questi personaggi immortali, ha conferito al giallo la statura della grande letteratura.
Con un’ottantina di romanzi in oltre mezzo secolo di scrittura – che l’hanno resa seconda per traduzioni, in tutto il mondo, solo a William Shakespeare – l’autrice di Dieci piccoli indiani / E poi non rimase nessuno ha compiuto nel suo lavoro di narratrice, non meno prolifico che ammaliante, il raro miracolo di conciliare quello che qualcuno spregiativamente chiama «semplice intrattenimento» con una qualità letteraria di indiscussa grandezza.
E questo è il segno – ne sia un’altra prova la serie dei Maigret di Georges Simenon – che né il genere letterario né il linguaggio “popolare” decidono a priori la statura di un’opera. Esistono gialli scadenti (la maggior parte) come gialli di assoluto spessore narrativo; esistono thriller di bassissimo tenore (la maggior parte) come esistono thriller di altissima levatura; esistono autori come Andrea Camilleri e Manuel Vázquez Montalbán come esistono le collane di sub-letteratura che durano il tempo di un’estate. A rigore, dunque, se il tempo consacra un’autrice o un autore, è perché in una forma o nell’altra ha incontrato il marchio inconfondibile della Letteratura.
L’intramontabile Agatha Christie
Alphaville 09.01.2026, 12:05
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Ripercorrendo i capolavori di Agatha Christie, si nota che nessuno di essi presenta cedimenti di sorta. La costruzione è esatta, quasi matematica; gli equilibri non incontrano cadute; gli intrecci e la suspense sono delineati con precisione chirurgica, le storie cesellate nel marmo. E la caratura dei personaggi è garantita da una prosa non meno essenziale che gioiosa.
Fortemente influenzata dal romanzo poliziesco del primo Novecento, in particolare da Arthur Conan Doyle, Aghata Christie non fu immediatamente accolta dagli editori, ma una volta avviata la propria carriera non smise più di ribadire il proprio stile. Nacquero così, dopo le prime prove di discreto successo (e insieme a vicende familiari travagliate e interminabili viaggi ai quattro angoli del mondo con il primo e il secondo marito), i suoi intramontabili Poirot, che l’accompagnarono fino alle morte nel 1976 (ben 33 romanzi della Christie hanno per protagonista il famoso detective che diede il titolo al suo primo romanzo del 1920, Poirot a Styles Court).

Assassinio sull'Orient Express, 1974
Romanzi facili? Certamente. Ma la cui tessitura mostrava una cifra narrativa unica nel suo genere, che non a caso trovò un facile adattamento nel cinema. Alcuni dei suoi libri più famosi divennero film altrettanto celebri dei romanzi: Assassinio sull’Orient Express, Assassinio sul Nilo, Assassinio allo specchio, Testimone d’accusa, La tela del ragno… Segno che nella sua prosa era già incisa la natura di «immagine» che caratterizzava i suoi romanzi: una natura che in qualche misura li rendeva predisposti alla pellicola senza dover passare da particolari adattamenti di sceneggiatura.
Il culto di Agatha Christie ha continuato a protrarsi e a proliferare, tanto che dal 1976 a oggi non si contano i testi e i reportage a lei dedicati, le imitazioni spurie che si sono succedute. Soprattutto, ha continuato a proliferare il suo insegnamento, potremmo dire la sua ipertrofia creativa. Il giallo è diventato, con la Christie, seriale; la figura del detective una sorta di paradigma del genere; il ricorso a una manciata di personaggi sempre identici a sé stessi, o mutevoli solo nel mutare delle circostanze, una sorta di imperativo categorico. Fino a quello sconfinamento nella macchietta che è diventato, in anni recenti, una sorta di protocollare “stampino” narrativo, a cui anche maestri del giallo come Camilleri non sono sfuggiti.
Agatha Christie
Altri Programmi 13.11.2024, 17:30
Già: il poliziesco si è gradualmente fatto meno intelligente e più ovvio, non di rado macchiettistico, improntato a un sensazionalismo di facciata che invece di sorprenderci per l’acume analitico di questo o quel detective, ci sospinge in gineprai narrativi dove lo scenario non è altro che un fondale pretestuoso per offrirci scene cruente e delitti di improbabile efferatezza.
Potremmo chiamarlo il declino del giallo, che, se da una parte è l’ovvia conseguenza di una difficile eredità come quella lasciata dalla sottilissima arte inquisitoria di Agatha Christie, dall’altra è un desolante segno dei tempi: laddove tutto dev’essere facile e ad effetto, finisce per risultare banale, e senza altro esito che épater gli animi più ingenui.

David Niven, Peter Ustinov e Bette Davis sul set di Assassinio sul Nilo, 1976






