Scienza e segreti

Cos’è la coscienza? Dal thriller di Dan Brown alla scienza reale

Nel thriller di Dan Brown, la scienza e la pseudoscienza si scontrano attorno al mistero della coscienza: tra neuroscienze, noetica e ipotesi quantistiche, un’indagine avvincente esplora l’ultimo segreto dell’essere umano

  • Un'ora fa
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Di: Clara Caverzasio 

Ne L’ultimo segreto di Dan Brown, al di là dell’intrigo poliziesco che si snoda in modo avvincente per quasi ottocento pagine, il vero cuore è un tema che affascina e divide scienziati e filosofi da secoli: la coscienza umana, definita nel romanzo come “l’ultimo segreto”, appunto. Un enigma che, non a caso, è ancora considerato il Santo Graal della ricerca contemporanea.

Nel libro trovano spazio discipline e ricerche che la scienza mainstream guarda con sospetto, come la noetica, lo studio della coscienza e dei suoi possibili aspetti non locali. Brown fa esplicito riferimento all’Institute of Noetic Sciences (IONS), fondato nel 1973 dall’astronauta Edgar Mitchell, e precisa fin dal frontespizio che “tutti gli esperimenti, le tecnologie e i risultati scientifici sono fedeli alla realtà”. Una dichiarazione che prepara il terreno allo scontro tra due visioni opposte.

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Da un lato vi sono i “materialisti, (o gli scienziati mainstream), convinti che ogni aspetto dell’esperienza umana, incluse estasi religiose e fobie, sia spiegabile attraverso la chimica del cervello e la fisica, e che la stessa coscienza sia un fenomeno emergente dal lavoro di neuroni e reti neurali complesse. Dall’altro lato si collocano i noetici, secondo i quali la coscienza non è prodotta dal cervello, ma rappresenta una proprietà fondamentale dell’universo, non localizzata nello spazio e nel corpo.

A incarnare questa visione è Katherine Solomon, co-protagonista e compagna di Robert Langdon (che nel racconto ha il compito di fare da controcanto alle teorie della Solomon), neuroscienziata di formazione ed esperta di noetica, la quale sostiene che il cervello funzioni come un ricevitore: non genera la coscienza, ma la filtra. “La mente è un ricevitore incredibilmente complesso”, spiega la Solomon, “che accede a dati immagazzinati altrove, a livello non locale”. Un’ipotesi che essa rafforza evocando la “inconcepibile capacità di archiviazione del cervello umano”, paragonata a un’impossibilità fisica: “come cercare di infilare tutti i brani musicali del mondo nel tuo smartphone”. E suggerendo una natura quantistica della coscienza, che non sarebbe un organo del tuo corpo fatto di carne e sangue, ma esisterebbe nel mondo controintuitivo e un po’ folle dei quanti, “letteralmente il linguaggio dell’imprevedibilità: onde di probabilità, fluttuazioni quantistiche, principio di indeterminazione, tunneling probabilistico, caos, interferenza quantistica, decoerenza, sovrapposizione, dualità. Come a dire: esiste nel mondo quantistico, e quindi è complicato studiarla secondo i criteri di prevedibilità o ripetibilità.

A sostegno di questa tesi vengono citati casi reali: la Sindrome del Savant acquisita, come quella di Derek Amato, diventato improvvisamente un virtuoso del pianoforte dopo un trauma cranico; alcune forme di epilessia associate a stati di coscienza alterata, con conseguenti capacità cognitive o percettive “amplificate”; l’attività onirica e le esperienze mistiche descritte nelle antiche scritture. Tutti fenomeni che sembrerebbero indicare, sempre secondo la co-protagonista del romanzo, che, in determinate condizioni, nel cervello emergano contenuti di coscienza più ampi.

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L’elemento più intrigante del romanzo è però il ruolo del GABA, l’acido gamma-amminobutirrico, principale neurotrasmettitore inibitorio del sistema nervoso centrale, ben studiato da tempo e che effettivamente riduce la trasmissione degli impulsi nervosi e previene un’eccessiva stimolazione del cervello, come ricorda anche la co-protagonista del romanzo, la quale però si spinge oltre le attuali evidenze scientifiche, affermando che esso agirebbe come un filtro che impedisce al cervello di essere sommerso da troppi stimoli e informazioni. In sostanza, per la Solomon, funzionerebbe come il sintonizzatore di una radio, limitando la ricezione a una sola frequenza, e bloccandone infinite altre.

Un’ipotesi affascinante anche se non convalidata da studi neuroscientifici tradizionali; così come non vi sono evidenze scientifiche certe su alcuni dei casi illustrati dalla ‘esperta di noetica’, in cui effettivamente i livelli di GABA variano a seconda delle diverse condizioni: secondo lei aumenterebbero per esempio nei monaci tibetani durante la meditazione profonda; mentre diminuirebbero durante il sogno: una serie incredibile e spesso incomprensibile di immagini e situazioni che spariscono all’istante nel momento in cui apriamo gli occhi e i livelli di GABA, scrive la Solomon, non a caso risalgono di colpo. Anche in prossimità della morte, i livelli di GABA crollerebbero, aprendo — sempre secondo il personaggio di Dan Brown  — l’intero spettro della coscienza, spiegando così le esperienze di premorte:  È per questo che chi vive un’esperienza di premorte descrive una sensazione di connessione totale di beata onniscienza.

È qui che il romanzo compie il salto più audace: se il GABA è un filtro, allora la coscienza sarebbe un segnale che fluisce nel cervello da altrove. Secondo questa teoria, tutti gli esseri umani sarebbero dotati degli strumenti necessari per percepire la vera natura dell’universo, ma una protezione biochimica impedirebbe loro di usarli, almeno fino al momento della morte.
Le neuroscienze mainstream, tuttavia, interpretano gli stessi dati in modo opposto: il GABA non filtra una coscienza universale, ma modula stati di coscienza prodotti dal cervello stesso. Le esperienze straordinarie non dimostrerebbero una coscienza non locale, bensì la complessità di un sistema neurale ancora in gran parte da comprendere.

L’ultimo segreto resta un romanzo di finzione, ma riesce a intrecciare simbologia, storia, suspense, e scienza -compresa quella che da alcuni viene considerata pseudoscienza, come la noetica-, in modo efficace, spingendo il lettore a interrogarsi su uno dei misteri più profondi dell’esistenza. Come direbbe Einstein, “la mente è come un paracadute: funziona solo se si apre”. La narrativa può aprirla alla curiosità; la scienza, con pazienza e rigore, prova a capire cosa c’è davvero dentro.

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La vita oltre la vita

RSI Archivi 05.11.1982, 11:13

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