Anniversari

Di Ginsberg rimane l’Urlo

Nel centenario della nascita del poeta, un’edizione speciale della sua opera più conosciuta rivela l’uomo dietro il mito

  • Oggi, 08:00
Allen Ginsberg, New York 1966.
  • IMAGO / UIG
Di: Alessio von Flüe 

Siamo al 1010 di Montgomery Street. Un uomo, in un appartamento ammobiliato. Da qualche settimana ha lasciato il suo lavoro da addetto alle ricerche di mercato, vive dell’assegno di disoccupazione. È solo. Sulla scrivania una macchina da scrivere usata e una manciata di fogli per appunti da due soldi. Batte sui tasti:

Ho visto le migliori menti della mia generazione distrutte da pazzia, morir di fame isteriche nude, strascicarsi per strade negre all’alba in cerca di una pera di furia

Allen Ginsberg

Questi i primi versi di Urlo, il poema che garantirà ad Allen Ginsberg un posto tra i giganti della poesia americana del Novecento. E un processo per oscenità.

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Allen Ginsberg, "Urlo"

RSI Cultura 24.09.2018, 19:46

È naturale – ma anche strano – immaginare il giovane poeta seduto alla scrivania di un appartamento ammobiliato. Il suo nome, insieme a quello degli amici Jack Kerouac, William Burroughs e Lucien Carr, viene automaticamente associato alla Beat Generation. E quindi a droghe, sesso, viaggi on the road, la vita da artisti maledetti. Questo è il mito. La realtà è spesso meno rumorosa, ma più interessante.

Ad aiutare a fare luce sulla realtà del capolavoro di Allen Ginsberg, nel centenario della nascita dell’autore, ci pensa una recente edizione speciale di Urlo, edita per il Saggiatore. Si tratta di una collazione di testi: bozze annotate delle diverse stesure del poema, lettere che l’autore si scambiava con amici e colleghi durante la redazione, resoconto delle letture pubbliche e del processo per oscenità del 1957. La genesi di un’opera che ha cambiato per sempre la poesia statunitense. 

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A emergere è proprio l’uomo dietro il poeta. Ginsberg scrive il suo Urlo senza immaginarne l’impatto. Lo dedica a Carl Solomon, un uomo incontrato durante un soggiorno in una clinica psichiatrica. Si pentirà della decisione:

Arrivai a rimpiangere quell’ingenuo ricorso al suo nome; Solomon stesso ne recava il peso con disagio, e più tardi risultò dolorosamente provato dalla situazione.

Allen Ginsberg

Un peso che si porta dietro per anni, cercando a più riprese di spiegarlo e spiegarselo. «È questa immagine, la Mente, i giornalisti, gli intervistatori, la fama, l’immagine – era la nostra identità che cercavamo non è così, la nostra identità?» scrive in «O Carl!» Un sogno nel 1963. Ginsberg ammetterà che il nome dell’amico era solo una maschera dei suoi sentimenti per la madre, affetta da gravi disturbi psichici. Un rapporto emotivamente ambiguo, visto che è stato proprio il poeta a firmare i documenti per la sua lobotomia. 

Attraverso le lettere scopriamo i dubbi dell’autore riguardo alla sua opera, le sue incertezze. «Mi ci vorrebbero anni di isolamento per raggiungere il tuo livello di libertà e la tua conoscenza per la forma» scrive a Kerouac dopo avergli mandato il testo per una sua opinione. Il padre, anche lui poeta, scrive ad Allen Ginsberg che Urlo è un lavoro esplosivo e vulcanico, poi aggiunge: «Ancora insisto comunque che non c’è bisogno di parole sporche, brutte, che ti invischierebbero in guai inutili. Prova a tagliarle…» Aveva ragione, l’opera sarà accusata di oscenità proprio per il linguaggio utilizzato. La sentenza, con la quale Ginsberg sarà assolto, è riportata nell’edizione speciale. 

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E poi c’è il poema, nudo e crudo, in tutte le sue versioni, modifiche, limature, annotazioni. Entriamo nella bottega del poeta e lo vediamo all’opera con i suoi strumenti per affinare la lingua e fare emergere il messaggio in tutta la sua potenza. La disumanizzazione dell’uomo da parte della società capitalista, che prende le terribili sembianze della divinità Moloch; la compassione per l’individuo, anche e soprattutto se imperfetto; la droga, l’omosessualità, la salute mentale: niente della forza di questa poesia di protesta è stato scalfito dal tempo. Continua a scuotere coscienze. Ad abbattere conformismi.

Per alcuni vedere il lavoro dietro le quinte di un artista toglie magia all’opera. Fa cadere il mito. Potrebbe però anche essere un’occasione. L’occasione per riscoprire un poeta che per fare sentire la sua voce non ha avuto paura di distorcerla. Di trasformarla in Urlo.

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