Tutti i quattro episodi di Il signore delle mosche sono disponibili su PlayRSI fino al 21 giugno 2026.
Nessuno pensa ai bambini?
In realtà, Jack Thorne ci pensa tantissimo. Ai bambini e ai ragazzi, che sono al centro della storia che gli ha dato la notorietà: se oggi è lo sceneggiatore più hype della tv britannica, dipende da una serie che si intitola proprio adolescenza. Che ha fatto discutere, che ha portato a casa Emmy, Golden Globe e Bafta, che è stata considerata epitome della contemporaneità: perché Adolescence parlava, per ridurre all’osso, di “mascolinità tossica”, tema estremamente di moda grazie alla presenza di diverse personalità dei social, che la incarnano con tale perfezione da averla schiaffata davanti agli occhi del mondo occidentale tutto.
Il signore delle mosche
RSI Programmi 12.05.2026, 17:58
Ma il signor Thorne, arrivato a essere il creativo più desiderato d’Inghilterra, ha deciso che la sua prossima storia avrebbe ricordato a tutti (noi che viviamo nell’epoca con maggiore abbondanza di memoria meccanica, eppure sembriamo essere completamente privi di quella che dovrebbe risiedere nella nostra cortezza cerebrale e sociale) che la mascolinità poteva essere tossica ben prima che fosse chiamata così dagli attivisti dell’ultimo decennio, ben prima di internet. Allo stesso tempo, però, non è detto che quelle due parole debbano necessariamente andare insieme.
Per farlo, ha preso quello che per noi è solo un bel libro che spesso si legge da giovani, mentre nelle scuole d’oltremanica è un testo fondamentale: la storia di un gruppo di ragazzini – dai sei ai dodici anni – che si ritrova bloccato su un’isola tropicale senza la supervisione di alcun adulto. Pur tentando inizialmente di ricreare una cultura e un ordine di convivenza, presto il gruppo si divide, e i suoi membri si abbandonano alla violenza e alla sopraffazione.

Il signore delle mosche è stato letto da generazioni di ragazzi, usato come base per riflessioni sul desiderio e la necessità di un ordine sociale; sulla ricerca del divino; soprattutto, sulla naturale inclinazione verso il male e la violenza dell’essere umano (anche qui, meglio se maschio), teoria che non poteva non essere sposata da chi scriveva subito dopo la fine della Seconda guerra mondiale. Come scriveva l’autore William Golding, i crimini orribili di quel conflitto erano stati compiuti «non dai cacciatori di teste della Nuova Guinea, né da qualche tribù primitiva dell’Amazzonia. Sono stati compiuti, con abilità e freddezza, da uomini istruiti, medici, avvocati, da uomini con una tradizione di civiltà alle spalle, contro esseri della loro stessa specie».
Thorne ha fatto, di quella storia, una lettura fondamentalmente fedele, attenuando il significato storico e amplificando l’analisi dei personaggi. Quello che rende perfetta per il 2026 questa nuova versione del Signore delle mosche è, però, soprattutto il trattamento delle immagini, nelle mani del regista Marc Munden, che usa obbiettivi grandangolari (gli stessi usati per decine di video rap nell’ultimo quarto di secolo, e per questo molto familiari alle ultime tre generazioni) per deformare il mondo naturale intorno ai ragazzi, facendolo sembrare allo stesso tempo più vasto e più inquietante; gioca con il fuori fuoco, imitando le riprese dal vero delle dirette streaming (pure qui, molto familiari ai giovanissimi), in cui spesso vediamo le telecamere digitali che aggiustano la messa a fuoco in tempo reale; soprattutto, si sofferma a lungo, con primissimi piani e dettagli, sui volti e i corpi dei giovani attori che costituiscono il vero pezzo di bravura di tutta l’operazione – merito, evidentemente, della direttrice del casting Nina Gold, già storica responsabile di quasi ogni pellicola di Mike Leigh, nonché del Trono di Spade.

Questa vicinanza spesso sembra scavare in un sottotesto poco esplorato di paura e desiderio: il secondo è quello di avvicinarsi gli uni agli altri, la prima di essere tacciati per questo di omosessualità. Forse non è un caso se il principale antagonista della storia è l’incarnazione di uno stereotipo di bellezza angelica, se il regista insiste molto sulle scene in cui alcuni ragazzi indossano abiti femminili ritrovati nella giungla, e se le loro pitture di guerra hanno, nelle stesse sequenze, colori che non sarebbero stati fuori posto sul viso di Boy George negli anni Ottanta. Un ulteriore elemento di contemporaneità (è noto che le questioni di genere sono la passione della Gen Z), che mostra come il talento di Mr. Thorne sia quello di riuscire a leggere lo spirito dei tempi, quattro episodi alla volta. Anche con una storia vecchia di 70 anni.
Piggy
Il signore delle Mosche 21.05.2026, 23:25





