Letteratura

Fleur Jaeggy e gli spazi del silenzio

Nella sua opera più recente, “Gli ultimi giorni di Ingeborg”, la scrittrice svizzera naturalizzata italiana ripercorre il suo rapporto con la poetessa austriaca Ingeborg Bachmann attraverso parole e silenzi

  • 2 ore fa
Fleur Jaeggy in un ritratto del 1995

Fleur Jaeggy in un ritratto del 1995

  • IMAGO / opale.photo
Di: Alessio von Flüe 

Per chi scrive tutto inizia con un foglio bianco, il vuoto fertile che precede la creazione. Bianco è il silenzio sulla pagina, lo spazio dell’assenza, la dimensione del potenziale. Con le prime lettere, tutto si trasforma: gravida di parole, la pagina ha una storia; il bianco ne traccia i confini, diventa non-detto. L’assenza è vuoto carico di senso. Al lettore il compito di riempirlo con l’immaginazione e l’interpretazione.

In coreano i bianchi sono due, ci spiega la premio Nobel Han Kang: «Nella mia lingua materna esistono due aggettivi per dire “bianco”: hayan e huin. A differenza di hayan, che indica semplicemente il bianco puro e intatto dello zucchero filato, huin evoca un desolato intreccio di vita e morte. Quello che volevo scrivere io era un libro huin».

Da questo desiderio nasce Il libro bianco, un’opera che setaccia il confine sabbioso tra assenza e presenza, tra silenzio e parola. La perdita di una sorella mai conosciuta, morta poche ore dopo il parto, segna uno spazio di confine. Se fosse sopravvissuta, non ne percepiremmo il lutto; ma tutto sarebbe andato diversamente e forse non saremmo mai nati. Non stupisce che il bianco sia presente nell’opera tanto nel testo quanto nella sua mancanza: una pagina bianca per ogni pagina scritta.

26:26
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L’eleganza raffinata nel raccontare le anime ferite

Laser 10.12.2024, 09:00

  • Imago Images
  • Moira Bubola

Leggendo Gli ultimi giorni di Ingeborg di Fleur Jaeggy, opera edita da Adelphi lo scorso 21 maggio, ritorna la lezione di Han Kang. Nel centenario della nascita di Ingeborg Bachmann, la scrittura di Jaeggy è la camera oscura dove vengono sviluppate quattro istantanee dell’amicizia che la legava alla poetessa austriaca morta nel 1973 a Roma.

La scrittrice svizzera naturalizzata italiana, omaggiata con il Gran Premio svizzero di letteratura nel 2025, inizia la sua breve opera con un luogo di presenza: il ricordo. È il 1971, Jaeggy e Bachmann viaggiano insieme su un’Alfa Romeo 2600 da Roma a Poveromo. Una fuga da telefonate, lettere e pensieri di tutti i giorni. Sono le pagine più spensierate, composte da amicizia e complicità. Persino il silenzio, che fa la sua comparsa con uno scherzo delle due a Italo Calvino, sembra leggero, inconsistente.

09:15
Fleur Jaeggy, “Gli ultimi giorni di Ingeborg”, Adelphi

“Gli ultimi giorni di Ingeborg” - Fleur Jaeggy

Konsigli 28.05.2026, 18:00

  • https://www.adelphi.it/libro/9788845938665
  • Sandy Altermatt

Più le istantanee si avvicinano agli ultimi giorni di Ingeborg, più la prosa si rarefà; le pagine diventano più bianche, l’imminente lutto assume le sembianze del silenzio. Jaeggy non cede mai al patetismo, sceglie le parole con cura, per quello che dicono e per quello che non dicono. A essere dipinta con colori tenui è un’amicizia unica, che si basa su rispetto e distanza. Attraverso essa intravediamo il ritratto di un’artista, Ingeborg Bachmann, che agli occhi dell’amica possedeva una «misteriosità naturale».

La scrittura è essenziale e possiede una ritmica propria, di uno scalpello che imprime le parole nel ghiaccio. Fredda e musicale. Non stupisce: l’autrice ha sempre evocato il legame intimo che per lei unisce i tasti del pianoforte a quelli della macchina da scrivere; entrambi strumenti che rendono il pensiero materico, entrambi capaci di nutrirsi di pause e silenzi. Rispetto ad altre opere, la lingua precisa dell’autrice è ancora più contenuta, come se gli spazi bianchi tentassero di divorare il testo. Il silenzio da luogo di mistero diventa dolore e rabbia. Nelle pagine finali di Gli ultimi giorni di Ingeborg assume il duplice ruolo di possibile causa e certa conseguenza della morte:

Esiste una teoria del silenzio? Del silenzio accanito. Perché mai le due donne e una terza decisero di tacere? Di non far sapere in modo assoluto che Ingeborg era in pericolo di vita. Il mondo non deve sapere. Le varie nazioni tedesca, italiana, svizzera. È un silenzio criminale

Fleur Jaeggy

Anche per Jaeggy lo spazio bianco diventa huin, un desolato intreccio di vita e morte. Ciò che resta è il ricordo, l’ultima ombra di presenza in cui rifugiarsi dal sole bianco del lutto.

12:57
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  • Keystone
  • Marco Pagani

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