poesia

La poetessa più europea della letteratura italiana

Amelia Rosselli, apolide e poliglotta, aveva vissuto in Svizzera, Inghilterra, Stati Uniti. Si è tolta la vita a Roma trent’anni fa esatti, dopo un’esistenza tormentata e un’attività poetica sfavillante. Renzo Paris la racconta

  • Oggi, 17:00
Renzo Paris, "Miss Rosselli", Neri Pozza (dettaglio copertina)

Renzo Paris, "Miss Rosselli", Neri Pozza (dettaglio copertina)

  • neripozza.it/
Di: Alphaville / MrS 

«Di solito si spiega il bisogno di scrivere con il bisogno di esprimersi. Io non sentivo il bisogno di esprimermi, sentivo un bisogno di perfezione», spiegava più di mezzo secolo or sono Amelia Rosselli a Cesare Garboli, durante una storica intervista alla RSI. Trent’anni fa esatti, l’11 febbraio 1996, la scrittrice si uccideva nel suo appartamento romano.
«La poetessa più originale ed europea che abbiamo mai avuto», dice oggi di lei Renzo Paris, legato da una lunga e profonda amicizia con la Rosselli e autore del romanzo biografico “Miss Rosselli” (Neri Pozza, 2020), che la racconta.

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La forza fragile di Amelia Rosselli

Alphaville 11.02.2026, 11:45

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  • Omar Teoldi e Barbara Camplani

Paris ha conosciuto Amelia Rosselli negli anni ‘60, un periodo di grande fermento culturale a Roma, e oggi ricorda: «Nel ‘68, sotto una libreria di via Ripetta, organizzavamo ogni settimana delle letture di poesia, e si discuteva attorno a queste letture, e alla critica. In quel caso veniva anche la Rosselli. Una volta è venuto anche Pasolini. La Rosselli, le sue erano veramente letture che prendevano, lei era molto brava a tenere desto il pubblico. Quando recitava i suoi versi, sembravano scritti, invece erano proprio parlati: io, conoscendola, sapevo che lei parlava in versi, nel senso che questi versi poi li ritrovavo scritti. Quindi i suoi versi venivano dal linguaggio parlato, mescolato a tutta la cultura che aveva: cultura italiana, inglese, francese, due o tre culture che si innestavano».

Il cosmopolitismo e la padronanza di più lingue di Amelia Rosselli affondavano le radici nella sua biografia tormentata. Nata a Parigi da un padre italiano in esilio e un’attivista inglese, aveva vissuto in Svizzera, nel Regno Unito e negli Stati Uniti prima di tornare in Italia.
Una vita segnata da vicende politiche e familiari drammatiche, oltre che da una precoce malattia psichica. La poesia, una vera e propria salvezza: «Se non avesse avuto la poesia, ma anche la musica, sarebbe sprofondata nel nero del suo inconscio […] Lei mi raccontava che la sera, anzi la notte, quando i droni della CIA non la disturbavano più – sì, era convinta che la CIA la seguisse anche al bar, e di dover sfuggire a questi cacciatori – a quel punto si metteva a scrivere, e venivano fuori tutte le ombre dei più grandi poeti del tempo».

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Bisogno di perfezione - 23.12.1969

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La radice del suo tormento risaliva a un evento traumatico vissuto da ragazzina: la notizia della morte atroce del padre e dello zio, uccisi in Francia dalle milizie fasciste francesi. Questa notizia, ricevuta in giovane età e senza piena comprensione, le causò un trauma terribile, che Paris stesso identifica come la causa della schizofrenia e di altre malattie che la afflissero: «il padre e lo zio furono uccisi a coltellate e pistolettate in Francia, dove erano rifugiati politici, dai Nar, che erano una setta di nazisti, tra i più spietati possibili».

La poesia di Amelia Rosselli era “plurilinguistica”: anche quando scriveva in italiano, si percepivano echi dell’inglese e del francese, rendendola, appunto, una poetessa “europea”. «Anche quando scrive in italiano, si sente sia l’inglese che il francese. Non ce ne sono altre, di poetesse simili. Si accosta qualche volta ad Alda Merini, ma la Merini è un’altra storia: la Rosselli è originalissima, e anche quando usa termini che sono italiani, si sente quasi il rumore di un’altra lingua».

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