Letteratura

Michel Houllebecq

Sottomissione e guerra civile in Europa

  • 17.05.2023, 00:00
  • 14.09.2023, 09:01
FOTO COPERTINA Houllebecq
Di: Marco Alloni 

Ora che la guerra in Ucraina ha posto in chiaro quali siano i probabili destini dell’Europa, leggere o rileggere Sottomissione di Michel Houllebecq ha qualcosa di commovente, di teneramente straniante. Se la tesi-provocazione di quel romanzo è che presto saremo confrontati a una guerra civile – in cui ai tradizionali valori europei si contrapporranno, con probabile violenza, le pretese dell’ascesa politica della Fratellanza musulmana – la prima considerazione che viene alla mente è infatti che Houllebecq abbia scelto un asse che non è quello portante del futuro europeo. O quanto meno che abbia stigmatizzato una priorità che forse prioritaria non è affatto.

Questo non toglie che in prospettiva, verosimilmente, Houllebecq abbia colto un aspetto cruciale: comunque vadano le cose in Ucraina, il futuro dell’Europa può scordarsi di presentarsi come la replica del suo passato. E a qualunque destino la guerra ci esporrà – sia o non sia di natura nucleare – immaginare che l’Europa possa preservarsi altrimenti che rinnovandosi alla radice (forse persino rinnegandosi) è con ogni probabilità del tutto inevitabile.

Nel romanzo Sottomissione lo scenario di una metamorfosi dell’Europa procede dall’ascesa – inevitabile, a suo dire – delle formazioni partitiche ispirate all’Islam politico. E la contesa che si presenterà in Francia vedrà come protagonisti il partito di destra della Le Pen, il movimento della Fratellanza musulmana di un fantomatico Ben Abbes e il Partito socialista (che per più di una ragione dovrà trovare un margine di intesa e convergenza con la Fratellanza). Non si tratta solamente di fantapolitica, bensì di una lettura razionale di quello a cui l’Europa è sempre più esposta con la progressiva espansione dell’influenza islamica nei suoi destini: una ormai fatale necessità di scendere a patti con le logiche del neorevanchismo religioso. Ma certo è un azzardo profetico – oltreché narrativo – che legittima almeno una grande perplessità: quale linearismo dovrebbe trasformare il discorso sociale islamista in una vera e propria presa di potere politico?

La situazione in cui versa attualmente l’Europa, nella fattispecie la Francia, parrebbe indicare che presto o tardi, con l’inesorabilità della Storia post-coloniale, un mondo tradizionale europeo sia destinato a scomparire. E in sua vece, secondo mille possibili intrecci e altrettante alchimie culturali, quel che resta del sostrato cattolico-cristiano della vecchia identità europea debba fare i conti, più o meno cruentemente, con la cultura islamica e le priorità culturali e politiche che porta con sé. Ma allo stesso tempo il discorso di Houellebecq è forse deficitario sul piano delle dinamiche di tale contaminazione: paventando la prospettiva di una sorta di esodo di massa per sfuggire all’influenza del dettato islamista, decreta di fatto il vero e solo detonatore della mutazione identitaria dell’Europa a venire nel cosiddetto islamismo.

E questo è uno dei grandi (deliberati?) limiti del racconto: aver dichiarato una profezia che la complessità dei tempi rischia di presentare come anodina o persino ingenua.

Certo, ha ragione Houllebecq: la sfida islamica incombe e non bisogna sottovalutarla. Ha ragione anche quando, mettendo emblematicamente in rapporto la passione dell’accademico François per lo scrittore Huysman al tracollo di tutti i valori tradizionali che la Francia sembra prossima ad abbandonare, ci ricorda come un prossimo dominio della Fratellanza potrebbe scompaginare alla radice secoli di identitarismo e orgoglio occidentale, ripristinando lo spirito della cristianità medievale e magari persino le ambizioni dell’Impero romano. Ma da qui a ritenere che questa sia la sola minaccia che incombe sull’Europa, il solo scenario che potrebbe sconvolgerne gli equilibri, ne passa quanta è l’acqua che corre sotto i ponti di Parigi.

D’altra parte, Sottomissione non vuole essere soltanto un appello politico, un richiamo ai rischi che si annidano nell’agone politico contemporaneo. E l’insistenza con cui si richiamano le opere di Huysman ne è la dimostrazione: qui si tratta di interrogarci anche sui fondamenti della nostra decadenza, della nostra progressiva perdita di coordinate fondamentali (a partire da quelle della famiglia), di graduale declino delle nostre tradizioni. Insomma, di capire se il fenomeno esogeno dell’avvento dei musulmani in Europa non si accompagni anche e soprattutto un fenomeno endogeno: quella che potremmo chiamare la nostra involontaria complicità nella dissoluzione delle fondamenta identitarie europee.

E questa non è una critica che Houellebecq rivolge linearmente alla politica, alla logica del compromesso che ha di fatto snaturalizzato le sinistre non meno delle destre, al fatale allineamento della politica sul decadimento culturale borghese (a partire da quello della classe media), ma anche e in primo luogo al lassismo morale e intellettuale con cui ci siamo lasciati scappare di mano la possibilità di un’Europa davvero coesa nei suoi capisaldi. Una critica che gioca sul crinale di ambiguità del termine sottomissione, che certamente, e in primo luogo, è la corretta espressione del significato della parola Islam, ma sottotraccia è anche quella che potremmo chiamare sottomissione europea al decadimento, che se da un lato è effetto dell’avanzata islamica in Occidente, dall’altra è indubbiamente una nostra assoluta responsabilità.

Almeno se non vogliamo dimenticare che a preparare il terreno al nostro declino siamo stati prima di tutto noi stessi. E che alla cosiddetta modernità liquida abbiamo dato agio di presentarsi nelle forme di una modernità che ormai potremmo, con responsabile mea culpa, definire liquefatta.

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