Letteratura

Octavio Paz, il tutto è uno

Il nuovo Meridiano Mondadori restituisce la voce totale di Paz: un autore che ha trasformato viaggio, poesia e pensiero in un’unica, inesauribile ricerca di unità

  • Oggi, 17:00
Octavio Paz
  • Imago / Sommer
Di: Alphaville/Ilaria Iarrobino 

È stato un viaggiatore, Octavio Paz (1914-1998), nel tempo, nello spazio e nel pensiero. Esponente di rilievo della letteratura ispanoamericana e Premio Nobel per la Letteratura nel 1990, la sua opera è profondamente immersa negli eventi storici del Novecento di cui è stato testimone: dalla Rivoluzione messicana alla guerra civile spagnola, dai movimenti studenteschi del ‘68 alla rivolta zapatista del 1994. Paz ha attraversato e interpretato il suo tempo, lasciando un’eredità che oggi rivive nel Meridiano Mondadori a lui dedicato, Poesie e prose scelte

Ospite di Mattia Pelli ad Alphaville, Ilide Carmignani, tra i traduttori del Meridiano dedicato a Paz da Mondadori, definisce la scrittura dell’autore messicano «elastica, intensa, dotata di un movimento senza sosta». Di conseguenza tradurre i testi di Paz richiede a sua volta un esercizio di elasticità, poiché la sua è una lingua «ricchissima, complessa, precisa e al tempo stesso inafferrabile». Paz ha saputo spaziare dal surrealismo alle filosofie orientali, come dimostra la sua opera La scimmia grammatica, un saggio filosofico e libro di viaggio dalla «prosa poetica meravigliosa» e dalla lingua circolare e ripetitiva, quasi fosse un mantra.

Un elemento distintivo della poetica di Paz è l’uso degli ossimori, come in «la fissità è sempre momentanea» o «il presente è perpetuo». Questa predilezione per la non-dualità, in sanscrito Advaita, è un concetto che Paz ha scoperto e approfondito in particolare durante il suo soggiorno in India, dove fu ambasciatore negli anni ‘60. La sua vita ricca di viaggi, che lo ha portato da Los Angeles alla Spagna, dalla Francia al Giappone, gli ha permesso di «riguardare quello che è l’Occidente con occhi nuovi, alla luce del pensiero orientale». Per Paz, l’Occidente tende a separare soggetto e oggetto, uomo e natura, parola e cosa, mentre la tradizione indiana abbraccia l’idea che «tutto è uno».

Questa visione si riflette anche nella sua produzione, che fin dagli esordi è stata «un gioco di riflessi tra poesia e prosa», difficile da incasellare in un’unica categoria. I suoi testi comprendono linguaggi eterogenei, diversi registri, dalla critica letteraria alla storiografia, dalla filosofia alla linguistica, ma non tralasciano nemmeno la «lingua della strada».

Paz, oltre a essere un viaggiatore, è stato un immigrato, avendo vissuto a Los Angeles da bambino e avendo persino rappresentato Emiliano Zapata negli Stati Uniti. Questa combinazione di “alto e basso” nella sua lingua è, secondo Carmignani, espressione del suo «desiderio di unità», e della sua statura di scrittore troppo grande per chiudersi in un’unica espressione linguistica. La lingua “bassa” è anche un modo per analizzare il mondo messicano, come nel suo celebre saggio Il labirinto della solitudine, dove esplora la civiltà messicana partendo dalle sue origini.

Per Paz, il Messico era un ponte, un «terzo polo in grado di dialogare con entrambi i mondi», grazie alle sue radici precolombiane, che avevano più in comune con l’India che con l’Europa moderna, in particolare per concetti come il tempo circolare, il rito e il legame con la natura. Questa attenzione alle “periferie” e ai popoli indigeni lo ha portato a valorizzare linguisticamente la ricchezza delle diverse lingue, poiché «ogni lingua vede il mondo a suo modo». Un esempio significativo è l’analisi del verbo chingar nel Labirinto della solitudine, un termine che, seppur volgare, rivela molto sull’origine del Messico e sulla contrapposizione tra il messicano chiuso e il femminile aperto, evidenziando la «solitudine di chi è sempre chiuso in sé stesso e che ancora patisce la violenza coloniale».

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"Poesie e prose scelte" di Octavio Paz, Mondadori (dettaglio di copertina)

Octavio Paz e l’inventiva rigorosa

Alphaville 13.01.2026, 11:45

  • oscarmondadori.it
  • Mattia Pelli

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