Letteratura

Paul Morand, cavalcare come codice morale

Giuseppe Scaraffia racconta il capolavoro dello scrittore francese, tutto dedicato alla passione divorante per i cavalli e l’equitazione

  • 2 ore fa
Paul Morand in un'illustrazione di Adrien Barrere, 1927

Paul Morand in un'illustrazione di Adrien Barrere, 1927

  • IMAGO / KHARBINE-TAPABOR
Di: Alice / Natascha Fioretti / MrS 

Milady di Paul Morand in una nuova edizione preziosa: Edizioni Sette Colori lo pubblica con una tiratura speciale di soli 1.000 esemplari numerati. Un’opera che lo stesso autore considerava il suo capolavoro, affermando: «A parte Milady, ho scritto solo cose mediocri».

Ma non è proprio così, come spiega il saggista e critico letterario Giuseppe Scaraffia: «Anche Proust, che era diventato amico di Paul Morand, si era accorto della sua grandezza e aveva addirittura scritto l’introduzione a uno dei suoi libri». Scaraffia sottolinea come Morand fosse «l’antitesi del tempo ritrovato di Proust», cercando invece di «cogliere la rapidità che si salvava nel tempo nuovo, la velocità, i viaggi, gli spostamenti, la superficialità dei legami, anche dei dolori».

Paul Morand con Jean Cocteau, 1963

Paul Morand con Jean Cocteau, 1963

  • IMAGO / Bridgeman Images

Milady rappresenta però una svolta nella carriera di Morand, e rivela una grande passione dell’autore: l’equitazione. «Era molto sportivo, era un nuotatore, un viaggiatore. Si alzava alle sei di mattina e saltava sulle sue macchine velocissime», racconta Scaraffia. «Però il cavallo era la sua vera, grande passione». Una passione nata da bambino e durata tutta la vita, tanto che Morand diceva: «Io i cavalli li monto per ora soltanto al galoppo, e li porto tutti sudati».

Il protagonista del libro, il comandante Gardefort, è ispirato all’istruttore di equitazione di Morand. L’ambientazione è la grande scuola equestre di Saumur, dove si sono formati tutti i cavalieri e gli addestratori della Francia. Il romanzo si svolge alla fine degli anni ‘30, in un’epoca in cui la cavalleria combatte le sue ultime battaglie contro i carri armati. Il comandante viene descritto come «una persona molto tranquilla, un piccolo borghese che ha una moglie che lo tradisce perché stanca di essere rimproverata sul suo modo di andare a cavallo. Il libro offre anche dettagliate descrizioni dell’ambiente equestre, come quella degli stivali del protagonista, che «indossa quasi anche per andare a dormire», come nota Scaraffia.

11:28
"Milady" di Paul Morand

“Milady”

Alice 17.01.2026, 14:40

  • Settecolori
  • Natascha Fioretti

Per Morand, l’equitazione rappresenta «una specie di codice morale: rimanere dritti, far fronte agli ostacoli, mantenere il sangue freddo. E soprattutto, fare tutto questo con eleganza».

La vera protagonista del romanzo è Milady, la cavalla di cui il comandante si innamora. Gardefort «traspone quello che avrebbe voluto essere il suo rapporto con la moglie. Lui dice: ‘Io non l’ho sedotta, prima le ho insegnato come muoversi, come cavalcare e soltanto dopo l’ho sedotta’». Scaraffia commenta: «È uno di quegli uomini un po’ rigidi, un po’ soli, legati al passato, che tutti abbiamo incrociato. Uomini che hanno regole che gli altri non possono capire».

Milady è «una specie di istantanea che ritrae una delle ultime élite prima del trionfo della società di massa». Nonostante il tema equestre, Scaraffia assicura che il libro può essere apprezzato anche da chi non ha mai montato a cavallo: «Io ne sono la prova vivente, perché ho tentato invano più volte di cavalcare, e quindi l’avevo letto con una certa diffidenza… invece è un libro talmente perfetto, ha il ritmo di una scultura neoclassica».

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